Metadaten : Vitruvius: I Dieci Libri dell' Architettvra di M. Vitrvvio

DECIMO.
E  gestolig  e  ancho  sele  perchePaeoniose  n  rochelg  eomedienonoi  elgade  serola  pera  e  acorda  ebera  intornogdldete
perelos  uagen  hor  in  n  lugo  hor  in  ahro  perono  poen  r  aeit  n  an  otira  nane  anto  l  naehnastereierdhenigtan -
  oereseroterarleindetr  oahlasete  an  eone  gela  o  er  a  oh  delini  a  kei
Leone  al  sesto  del  sest
CAP.  VII.  COME  TROVATO  SHABBIA  LA  PETRAIA,  DELLA
QALE  FV  FATTO  IL  TEMPIO  DI  DIANA  EFESIA.
O  usciro  alquanto  di  proposito,  e  dirè  come  trouate  furono  queste  petraie,  Pissodoro  fu  pastore,  à
praticaua  in  questi  luoghi.  Pensando  gli  Efesi  difar  un  tempio  à  Diana,  &  deliberando  di  seruirsi
del  marmo  d  Paro,  Precomesso,  Heracea  e  di  Thaso  anuenne,  che  in  quel  tempo  Pisodoro  cacia¬  io
te  à  pascoli  le  pecore  in  que  luoghi,  &  ui  concorrendo  due  montoni  per  urtarsi  Fun  Faltro  senza  incotro
  si  trappassorono,  &  co  empito  luno  percosse  il  sasso  conle  corna,  dalquale  scagio  upa  pieta
di  bianchis  simo  colore,  Dalche  si  dice,  che  Pissodoro  lasciasse  le
ne  i  monti,  &  portasse  quella
llhora  quando  di  cio  consultauano,  cosi  deliberaron  di  honorari
crosta  in  Efeso  a
lo  grandemente,  &  gli  mutarono  il
nome,  che  inu
ce  di  Pislodoro  fusse  euangelo  (cioe  buon  nuncio)  nominato,  &  fir  al  di  d'hoggi  ogni  tanti  mesi  ilmagistrato -
  di  Efeso  si  conduce  in  quel  luogo,  &  gli  fa  sacrificio,  &  caso  che  cio  fusse  da  quello  pretermesso,  è  tenuto  alla -
  pena.
La  uanagloria  ingannò  Paconio,  larte  aiutò  Ctesifonte,  è  Metagene,  il  caso  fece  fauore  à  Pissodoro.  Et  Vitr.  ci  ha  recreati  con  questa  dioreßione
uedendoci  hauere  stanca,  &  intricata  la  fanta  sia  con  ruote,corde,  tunpani,  argan,  è  girelle.  Hora  egli  passa  dopo  la  fabrica  ai  discorio,  &  fa
so  pra  le  detteco  se  una  bellißimama  consideratione  dicendo.
CAP.  VIII.  DEL  MOVIMENTO  DRITTO,  ECIRCOLARE
CHE  SI  RICHIEDE  A  LEVARI  PESI.
ELLE  ragioni,  con  lequali  si  tirano  i  pesi  breuemente  io  ho  esposto  quelle  cose,  che  io  ho  giudicate -
  necessarie.
Vitr.  nel  primo  cap.  di  questo  libro  ha  detto,  che  machina  era  una  continua  colligatione  di  legname,  che  hauea  uirtu  grande
à  mouere  i  pesi.  Questo  fin  hora  egli  ci  ha  dimostrato.  Ha  detto  ancho,  che  la  machina  si  moue  con  artificio  di  molti
giri,  questa  parte  hora  egli  ci  espone,  alche  douemo  por  mente,  per  esser  il  fondamento  di  tutti  gli  artificij,  oltra  che  ci  farà -
  intender  molte  belle  cose  delle  Mecaniche  di  Aristotile.  Dice  adunque.
Delle  ragioni  da  tirar  i  pesi,  quelle  cose  io  ho  breuemente -
  esposto,  che  io  ho  giudicate  necessarie,  i  mouinenti,  &  le  uir
tu  dellequali  due  cose  diuerse,  è  tra  se  dissimili  come  conuengono,  cosi  sono  principij  à  due  operationi,  uno  di  qu
principij,  è  il  mouimento  dritto,  Euthia  da  Greci  nominato,  l'altro  è  il  mouimento  circolare  chiamato  Cyclotis,  ma
inuero  ne  il  dritto  senza  il  circolare,  ne  il  circolare  senza  il  dritto  puo  sare  che  i  pesi  si  leui
La  propositione  di  Vitr.  è  questa,  che  il  mouimento  dritto,  &  il  circolare,  benche  siano  due  cose  diuerse,  &  che  simiglianza  tra  se  non  habbiano
pure  concorreno  à  fare  i  merauigliosi  effetti,  che  tutto  di  uedemo  nell  alzar  i  pesi,  ne  uno  può  star  senza  l'altro,  ma  come  cio  adiuegna  Vitr.  da
se  stesso  l'espone  dicendo.
Ma  come  quello,  che  io  ho  detto,  s'intenda,  esponerò.  Entrano  i  pernuzzi  ne  i  raggi  come  centri,  &  nelle  taglie  si  pon
gono,  per  questi  raggi  la  fune  si  uolge  con  dritti  tiri,  &  posta  nel  molinello  per  lo.  riuolgimento  delle  staughe  fa,  che  i
pesi  si  leuino  in  alto,  &  i  cardini  del  molinello  come  centri  del  dritto  ne  i  gatelli  collocati,  &  ne  i  suoi  bucchi  poste  le
stanghe  uoltandosi  in  giro  le  teste  à  ragione  di  torno  alzano  i  pesi.
Per  indottione  proua  Vitr.  che  il  dritto,  &  il  circolare  entrano  à  i  mouimenti  delle  cose,  &  prima  ne  gli  strumenti  delle  taglie,  stanghe,  è  molinel
li,  perche  igiri,  i  rag
gi  gli  auolgimenti  rispondono  al  circolare,  le  funi,  le  stanghe  i  perni  rispondono  al  dritto  nelle  sopraposte  machine,  dapoi  ne
gli  altri  strumenti,  ci
ome  qui  sotto  dinostra  dici
Similmente  come  la  stanga,  ò  leua  di  ferro  quando  è  apposta  al  peso,  quello,  che  non  puo  da  molte  mani  esser  leuato,  sot
toposto  à  guisa  di  centro  per  dritto,  quello  sopra,  che  si  serma  la  manouella,  che  hypomochlion  da  Greci  è  detta,  quasi -
  sottostanga,  &  posta  sotto  il  peso  la  manouella,  ò  lenguella  della,  stanga,  &  calcato  il  capo  di  quella  dalle  forze
d'un  huomo  solo,  quel  peso  si  leua.
Molte  questioni  pertinenti  alle  Mecaniche  di  Arist.  in  poche
ole  poste,  &  rissolte  sono  da  Vitr.  in  questo  luogo.  Però  considerar  bisogna  le  re
gole  generali,  &  i  principij  di  tutte.  In  ogni  artificioso
imento  sono  quattro  co  se  il  peso,  la  forza,  che  lo  moue,  lostrumento,  con  che  si
noue,  detto  Vectis  Latinamente,  Mochlion  in  Greco,  Leua  in  Volgare,  &  quello  sopra  che  si  ferma  la  Leua  Hypomochlion  in  Greco,  Pressi
in  Latino,  e  Sottoleua  direi  in  Volgare,  tutte  queste  cose  dalla  stadera  alla  bilancia,  &  dalla  bilancia  alla  ragione  del  circolo  si  uanno  riducen
„osseruasi  adunque,  che  le  parti  piu  lontane  dal  centro  fanno  maggiore,  piu  pre
piu  euidente  effetto,  che  le  uicine,  perche  sono  piu
ntane  dallo  immobile,  &  meno  partecipano  della  natura  del  centro,  &  pero  in  o
mento  considerar  si  deue,  ò  il  centro,  ò  quello,  che  co
me  centro  si  piglia.  Nella  bilancia  adunque,  &  nella  stadera  il  centro,  è,  quel  punto  del  pirone,  che  trappassa  l'orecchia,  che  ansa,  &  la  lenguella, -
  che  Essame  è  nominata.  Questo  luogo  del  centro,  e  come  la  sottoleua
dancia  le  brace -
  sopra  quello  si  ferma  la  leua,  &  nella  bi
adunque  quecia, -
  ò  raggi,  che  Scapi  da  Latini  si  dicono,  ra
ippresentano  la  leua,  che  sono
nee,  che  si  partono  dal  centro.  Quando
sti  raggi  sono  eguali  di  grandezza,  &  di  peso  le  teste  loro  es
sendo  la  bilancia  sospesa  non  piegano  una  piu  dell'altra,  ma  sono  egualmente  distan
ti  dal  piano,  ma  quando  se  le  da  peso  da  uno  de  capi,  forza  e,  che  trabocche  la  bilancia,  &  piu  presto  trabocchera,  &  con  minor  peso  quaniggio -
  seràa  maggiore,  &  il  peso  piu  lontano  dal  centro  per  la  sopradetta  ragione,  però  dicesi  nelle  Mecaniche,  che  le  bilancie,  che  hanno,
maggiori  sono  piu  certe,  cioe  piu  presto,  &  con  minor  peso  bilanciano,  &  piu  certo  dimostrano  il  peso,  percioche  per  ogni  lieue  atiunta -
  si  mouono,  &  in  egual,  ò,  minore  spatio  di  tempo,  fanno  maggiore  spacio  di  luogo.  Ma  bisogna  intendere,  che  tutte  le  cose  sian  pari,
che  la  materia  sia  uniforme,  &  eguale  per  tutto  di  peso,  &  di  lunghezza.  Prendesi  la  lunghezza  de  i  raggi  dal  punto  di  mezzo,  che  per  cetro, -
  ò  sottoleua  si  pone,  stenderai  due  raggi  eguali  mouendosi  i  capi  di  quelli  uno  all'ingiu,  &  l'altro  all'insu  comincieranno  à  dissegnare  un  cir
colo  ad  uno  istesso  tempo,  &  ciascuno  parimente  finira  la  sua  metà  del  circolo  quando  seranno  peruenuti  l'uno  al  luogo  dell'altro,  ma  se  irgi -
  della  bilancia  non  seranno  di  pari  longhezza  mouendosi  al  sopradetto  modo  segneranno  circoli  diseguali,  siche  il  raggio  maggiore  farebt
circonferenza  maggiore,  quando  gli  lasciasse  un  segno,  &  pero  mouendosi  l'uno,  &  l'altro  capo  ad  un  isteßo  tempo  piu  ueloce  mouimento  farebbe -
  il  capo  maggiore.  Questo  s'intende  della  bilancia,  ò  sia  ella  sospesa  dal  disopra,  come  si  usa  per  la  piu  parte,  ò  sia  sostenuto  con  un  pie  di
sotto  come  la  figura  lo  dimostra.  Euui  un'altra  maniera  di  bilancia,  che  piu  presto  mezza  bilancia  si  può  chiamare,  &  è  detta  stadera,  Questa  ha
agi  suoi  diseguali,  et  doue  è  il  minore  iui  si  attacano,  i  pesi,  in  questa,  è  il  centro  ò  la  sottoleua,  come  nella  bilancia,  doue  e  la  lenguella.  l'altro  rae -
  maggiore
i  segna  con  diuersi  punti,  sopra  iquali  ua  giocando  un  peso  mobile  detto  il  marco,  ma  da  latini  equipondio,  et  da  Greci  sferoma  70
affine,  che  hora  p
uicino,  hora  piu  lontano  al  punto  di  mezzo,  leui  i  maggiori,  &  i  minor  pesi,  questi  risponde  alla  forza,  che  moue,  che  come -
  forte  mano  calca  il  raggio  maggiore  nella  stadera,  il  simile  fa  il  secondo  peso  dal  braccio  minore,  &  se  egli  si  mutasse  l'orecchie  &  la  len¬& -
  per  molte  bilancie  si  puo  usare  uariandosi  i  luoghi  delle  orecchie,  &  delle  lenguella -
  alla  stadera,  si  puo  dire,  che  ella  fusse  piu  bilancie,
guelle  per  lo  leuare  de  diuersi  pesi.  Quanto  adunque  è  piu
uicina  la  orecchia,  &  la  lenguella  alla  lance,  che  e  quella  catena,  doue  si  attacca  il  pe
so,  tanto  piu  si  leua  il  peso,  che  è  in  essa  lance,  percioche  la  linea,  che  è  dall'orecchia  al  marco  è  maggiore.  Ecco  adunque  come  la  stadera,  &
lla  bilancia  la
bilancia  si  riducono  alla  ragione  del  circolo.  similmente  la  leua  si  riduce  alla  istessa  ragione,  perche  la  leua  è  come  il  ras -
  iiiisiserma
            
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