SALA TERZA
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deve il suo artistico perfezionamento anche a quei tempi
primitivi che succedettero alla venuta di Cimabue ?...
Se è lecito pertanto andar fieri dell’alto progresso del
secolo XV, mostruosa sarebbe l’ingratitudine di dimenticarne
l’origine.
E perciò, mentre ci sentiamo in dovere di far parola dei
più insigni preraffaelliti, che tanto contribuirono all’incremento -
dell’Arte, non porremo in dimenticanza, come fecero
alcuni Storici, il nome stesso di Paolo Uccello, dalle cui
regole ebbe un ottimo impulso la prospettiva lineare, che tende,
per mezzo di sole linee, a rappresentare gli oggetti o le persone -
più o meno grandi, secondo che sono vicine o lontane
da chi le guarda.
Le case, le chiese, i portici e i colonnati, che sembravano -
allontanarsi per distanze considerevoli, tutto veniva da
lui disegnato in forza di quei precetti che volle lasciare ai
posteri, e che, se furono di vantaggio ai scenografi o dipintori -
di scene teatrali, non meno giovarono all’architettura e
all’arte pittorica.
Pur nondimeno, tranne questa prerogativa per cui si distinse -
oltremodo da tutti gli altri contemporanei, poco resta
da dire delle sue pitture nelle quali piuttosto sembra che i
difetti stravincano per numero le qualità.
Ne è prova il dipinto di media grandezza di cui un
simile trovasi ora nella Galleria Nazionale di Londra, e che,
secondo il Vasari, faceva parte di uno di quei quattro quadri -
restaurati da Giuliano Bugiardini, i quali stavano anticamente -
in Via Valfonda, sopra un terrazzo, nell’orto dei Bartolini. -
Sembra anzitutto che tal lavoro languisca per la viltà
e pel poco impasto di tinte mentre le figure dei cavalli e dei
combattenti si direbbe che fossero vituperate dalla secchezza
del disegno e dalla mancanza di verità. Pare infine che
la mano del pittore sia stata, più che dalla mente, guidata -
e diretta dal suo pennello, se pure non debba nascondersi -
un movimento insolito, che contribuisce a dar vita a
questa scena di armi.