Metadaten : Lib. VI (6)

CAPO  IV.
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Ond'io  perciò  pensai  di  scrivere  le  regole  generali -
  delle  grandezze,  che  si  ricercano  si  per  l'utilità, -
  che  per  la  bellezza.
27.  L'  altezza  del  tablino  fin  alla  trave  si  stabilisca -
  un  ottavo  di  più  della  sua  larghezza:  i  lacunarj -
  s  innalzino  colla  giunta  di  un  terzo  della
larghezza  all'  altezza  (1).  Le  fauci  (2)  negli  atri
minori  sieno  un  terzo  meno  della  larghezza  del
tablino:  una  metà  nei  maggiori.
28.  Le  immagini  (3)  coi  loro  ornamenti  si
(1)  Sembrò  ad  alcuni  interpreti  troppo  eccedente  l'altezza -
  della  trabeazione  qui  stabilita  ad  una  terza  parte  della
larghezza  data  al  tablino.  Perciò  il  Perrault  volle  che  si  dovesse -
  leggere  sesta  anzichè  terza;  il  Galiani  suppose  che  non
si  tratti  di  una  trabeazione  piana,  ma  arcuata;  e  l'Ortiz  ritenne -
  che  quella  terza  parte  della  larghezza  del  tablino  si
riferisca  alla  misura  che  sta  sopra  la  trave  sovrapposta  alle
fauci,  di  maniera  che  se  la  larghezza  del  tablino  fosse  di  sedici -
  piedi,  la  trave  sarebbe  posta  all'  altezza  di  piedi  diciotto, -
  e  la  trabeazione  a  quella  di  ventiquattro.
(2)  Altri  traducono  bocche,  imboccature  :  ma  quando  si
vuol  usare  bocche  invece  di  porte,  perchè  non  adoperare
fauci,  che  ci  esibisce  l'autore  col  latino  fauces?  Con  questo
nome  però  Vitruvio  vuole  indicare  quell'apertura  che  dava
comunicazione  dall'atrio  al  tablino,  la  quale  non  poteva  dirsi
porta,  perchè  restava  sempre  aperta  e  senza  imposte.
(3)  Le  pitture  non  erano  conservate  dagli  antichi  nell'atrio,
ma  bensi  nella  pinacoteca,  ch'era  il  luogo  a  ciò  propriamente
destinato.  Le  immagini  poi,  che  qui  nomina  Vitruvio,  erano  di
cera,  e  venivano  custodite  entro  ad  appositi  armadj,  e  probabilmente -
  di  queste  immagini  si  vedevano  eziandio  nei  portici,  che
cingevano  l'  atrio,  come  asseriscono  molti  scrittori,  benché
non  facciano  perciò  alcun  cenno  del  tablino.  Ma  forse  questi
confondono  le  immagini  di  cera  con  quelle  di  marmo,  di  cui
si  adornavano  gli  atrj  ed  i  vestiboli.  Sembra  però  che  Vitruvio -
  da  una  parte  le  indichi  siccome  collocate  sopra  gli
armadj  dell'archivio,  e  dall'  altra  siccome  disposte  nei  portici -
  intorno  all'  atrio,  e  che  questi  portici  vengano  da  lui
chiamati  ale  a  somiglianza  di  quelle  dei  tempj,  allorquando
dice  che  le  immagini  debbono  essere  situate  tanto  in  alto,  quan¬VITRVVIO, -
  Lib.  VI.
            
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