PALAZZO VECCHIO
Ferdinando I de Medici fu l'ultimo principe di Toscana
chè ebbe a cuore il Palazzo, divenuto ormai — dopo il
passaggio della corte ducale a’ Pitti — «Palazzo Vecchio ».
Per quasi tre secoli il Palazzo fu guasto e spogliato.
Soltanto per le feste di San Giovanni, quando i « serenissimi -
principi » somministravano ai fedeli sudditi vino e
dolci, la folla tornava ad invaderlo, per ballarvi. Per il
Palazzo come per il Popolo era cominciata ormai quella
lenta umiliazione che divenuta piena e più triste sotto gli
ultimi Medici, non fu sanata ai giorni dei Lorena.
Sulla fine del secolo XVIII si giunse al punto « d’ intonacare -
e dipingere a color di pietra » il ballatoio e la
Torre. Pochi anni dopo si terminò la distruzione della
« ringhiera ». Era il tempo che le bandiere straniere si
avvicendavano sulla Torre ; e giù nel Corpo di guardia
passavano milizie italiane e forestiere, guardie urbane e
dragoni austriaci, volteggiatori francesi e militi fiorentini
del nuovo corpo dei Pompieri.
Con la « tempesta magnifica » del ’48, Palazzo Vecchio -
tornò a rivivere la vita del suo popolo e ad accogliere
tra le sue mura centenarie il pensiero di chi guidava i
nuovi destini della patria.
V’ebbero sede il Parlamento toscano e il Governo rivoluzionario; -
il commissario di Re Vittorio Emanuele II
e il Governatore generale della Toscana. Dal 1865 al 1871
ebbe la gloria e il vanto di accogliere il Parlamento dell'Italia -
ricostituita; e finalmente, nel 1873, divenne residenza -
del Comune fiorentino.
Da allora la sua storia è più modesta: della grandezza
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