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passando per le officine, con un bel ritrovato commodissimo -
per un edificio si grande. Dapprincipio
in questa maestosa fabbrica non vi fu un Teatro, giacchè -
il Re medesimo Carlo III. non ve lo volle; ma
essendo stato desiderato dalla sua Real Consorte
Maria Amalia, ve ne architettò uno il Vanvitelli -
a più logge, tutto abbellito di marmi, colonne
di verde antico, e di freggi dorati, che non può
desiderarsi più vago; e sta situato nel cortile sinistro, -
allorche si viene da Napoli, dalla banda che
riguarda il mezzogiorno. Nel Palazzo vi sono
altre colonne, tra le quali alcune di alabastro, che
viene da Gesualdo trenta miglia distante da Napoli -
verso la Puglia; i capitelli, le basi delle Colonne, -
e tutti i freggi, e cornici, sono di marmo
bianco fatto venir da Carrara. Tutto in somma
sorprendente, ammirabile, maestoso, e degno
della Real Grandezza di Carlo III.; e di Ferdinando -
IV. suo Figlio nostro grazioso Monarca, il quale -
paſsò ad abitarvi nel 1779.
Circa poi le dipinture, che ammiransi in detto
Real Palazzo, sono state fatte dai seguenti rinomati
Professori. Il primo Salone, che corrisponde al vetibulo -
superiore della scala grande, fu dipinto da
Domenico Mondo Napoletano, il quale vi esprese -
le Armi Borboniche con varj Genj, e Virtu
he le ſoſtengono, e sotto vedesi il Vizio oppres-. -
Il secondo Salone fu dipinto da Girolamo
tarace, che vi delineò la Gloria dei Principi, cole -
dodici Provincie del Regno. Il terzo fu dipino -
a fresco da Mariano Rossi Siciliano, e rappreenta -
il matrimonio di Alessandro-Magno con
tossane, siccome vien descritto da Quinto Curzio.
La
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