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città di Perintho, la quale ha i Tempij in mano, che hanno relatione à i Necchori sopradetti, curatori de i detti Tempij. La qual Perintho era città della Thracia. Et ho parimente un'altro bellissimo medaglione di Alessandro Seuero, con tutto il petto armato, con una testa di Medusa nel mezo dell'armatura, & co i serpenti, che ne escono fuori, con questa iscrittione d'intorno.
ΛΥΤ. Κ. Μ. ΑΥΡ. CΕΥ. ΑΛΕΞΑΝΔΡΟC. ΑΥΓ
. cioè. Imperator. Caesar. Marcus. Aurelius. Seuerus. Alexander. Augustus. Ha per riuerso una gran figura di vna città, che nella destra tiene vn Tempio, e porta nella sinistra vn corno di douitia, in cima ilquale vedesi vn'altro Tempio; & à i piedi di detta figura sono dui vasi, con lettere
ΑΚΤΙΑ. ΠΥΘΙΑ
. & d'intorno poi queste altre lettere
ΠΕΡΙΝΘΙΩΝ. . . . . . . Β. ΝΕΩΚΟΡΩΝ
. La qual medaglia fù battuta ad Alessandro Seuero da i medesimi Perinthij. Et quella figura è la città istessa, che tiene i due Tempij in mano, significando per quello i Neochori. Et li dui uasi hanno riguardo à uincitori ne i giuochi Apollinari, per le parole Actia. Pythia. si come altroue da noi s'è dichiarato. Et perche in questi riuersi noi vediamo dui, ouer tre Tempii all'incontro l'uno dell'altro, & quei dui uasi di sopra con le palme dentro; & perche quasi in tutte le medaglie Greche noi oltre il nome di quei popoli, che fecero battere dette medaglie, leggiamo sempre questa voce
ΝΕΩΚΟΡΩΝ
, fa mestieri andar considerando il suo significamento, & à che fine la detta voce si poneua ne i riuersi delle medaglie; perche da questo luogo si possa trarre la espositione della sopradetta voce ancora nelle altre. Dice adunque Suida, cosi parlando di questa voce. νεωκόρος, ὁ τὸν νεὼν κοσμῶν κ{αὶ} ἐυ{τρ}επιζων. ἀλ’λ{οὐ}χὁσαρῶν. Et il Lexicon Greco ne dice νςωκόρος. aedituus, qui res sacras tractat, atque custodit, ornatq́ue. Et Varino Fauorino cosi l'espone. νεωκόρος, ό τ{οῦ} να{οῦ} ἐπιμελ{ού}μενος. κορ{εῖ}νγὰρ παρὰ ἀ{τι}ικοῖς τὸ σ{αί}ρ{ει}ν, κ{αὶ} τὸ κοσμ{~ει}ν, κ{αὶ}τὸἐπιμελ{~ει}ς {αι}. Et l'Etimologico poi. νεωκόρος παρὰ τὸ καθ{αί}ρω, κ{αὶ}ἐπιμελ{~ει}ας ἀξιῶ, κ{αὶ} τὸ νεώς ἀ{τι}ικῶς, ὁ τ{οῦ} νεὼἐπιμςλ{ού}μενος. Onde Ambrosio Calepino, dichiarando ancora questa voce dice. Aedituus. νεωκόρος, idẽ quod aeditimus, sacrae aedis rutor, ab aedibus sacris, quas tuetur. Et Giulio Polluce ancora, infra i nomi di quelle persone, che hanno cura & fanno i seruitii à i Tempii, pone i Neochori, cosi dicendo. Ονόματα τῆς θε{οὺ}ς θςραπ{δι}όντων. Οιδὲ τῶν θεῶν θεραπ{δι}τ{αὶ}, ἱερ{~ει}ς, νεωκόροι, ζάκοροι. &c. Di maniera, che noi vediamo chiaro, che questi Neochori nõ seruiuano à i Tempii per vfficio mecanico, come sarebbe di scopare quegli, ò di leuarne le brutture; ma erano capi delle chiese, prepositi, & quelli che haueano la cura di essi Tempii, & come tutori di quelli; che i Latini chiamatono aeditui & aeditimi. Il che noi chiaro vederemo da M. Varrone nel lib. primo de Re Rustica al cap. 2. ilquale scriue cosi. Sementinis feriis in aedem Telluris veneram rogatus ab aeditimo, vt dicere didicimus à patribus nostris; vt corrigimur à recentibus vrbanis, ab aedituo. Offendi ibi. C.Fundanium socerum meum, &c. Agtium equitem R Socraticum, & P.Agrasium publicanum spectantes in pariete pictam Italiam. Quid vos hic, inquam? num feriae sementinae otiosos huc ad-