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ro. La statua del doge giace sull' urna sottôposta ad un padiglione. -
Il parapetto ed i fianchi dell’ urna sono adorni di sette statue -
rappresentanti le virtà teologali. Se i statue di santi sono collocate -
fuori del padiglione ed una alla sommità del compartimento -
che racchiude le altre sei. Pietro di Nicola di Firenze
e Giovanni di Martino da Fiesole furono gli artefici di questo
mausoleo nel 1424. Appiedi del mausoleo medesimo giace in
un tumulo la spoglia mortale del procuratore Pietro Mocenigo
padre di questo doge.
Ricchissimo di ornamenti con somma eleganza trattati è il monumento -
a Niccolò Marcello (1), che nel suo genere a giusta ragione -
si considera una fra le migliori produzioni del secolo XV.
Leggera si tenne l’urna per dar maggior risalto alla cassa sottoposta. -
Tutti gli ornamenti sono di tale stile e di si precisa esecuzione -
da non poter mai saziarsi nel contemplarli. Le quattro virtù -
cardinali fiancheggiano il sarcofago; nell’attico siede la Vergine -
col Bambino à cui s. Marco presenta il doge, mentre s. Teodoro -
occupa l’altro lato. Mezza figura del Redentore corona in fine il
fastigio del mausoleo, accanto al quale sta l’iscrizione al doge Marino -
Giorgi morto nel 1312 (2).
Viene ora il magnifico altare di ottimo gusto, su cui è collocata
la tavola celebratissima di Tiziano rappresentante s. Pietro ferito
dal sicario nella foresta. Non è qui mestieri dei soliti industriosi combavano -
346 mila staia di frumento nel mentre che il debito pubblico non arrivava -
a quattro milioni e la popolazione di Venezia era di 190,000 persone. -
(1) Nicolò Marcello cominciò nel 1448 a sostenere i pubblici reggimenti
passando da Feltre a Treviso, a Brescia, aVerona e ad Udine.Divenuto poscia
dei X, nel 1473 fu eletto doge di 76 anni. Per la vecchia età fu breve bensi il
suo principato, ma non fu per questo inglorioso. Egli il primo fece pubbliche
comparse con vesti lessute d’oro : prova delle ricchezze che soverchiavano
allora le leggi antiche proibenti il lusso. Al tempo di lui dai correttori emanossi -
una legge che al figliuolo del doge non altro accordava se non l’essere -
del Pregadi e vielava al fratello di »sso di entrare nei X. Si volle altresi
che le monele aver dovessero genuflesso il doge dinanzi san Marco senza
verun ritratto, e che il pallio, che per antico istiluto dava il doge alla chiesa
di s. Marco, non costasse meno di 4o ducali. Al tempo di questo doge, Ferdinando -
re di Napoli applicava l’ animo al regno di Cipro togliendolo alla regina -
vedova Cornaro; ma Pietro Mocenigo, sedati i tumulti, puniti i ribelli uccisori -
dello zio di quella regina apri l’adito alla repubblica di ottenere quel
regno. Sotlo il ducate del Marcello avvenne anche il famoso assedio di Scutari -
(T. II p.177.). Dopo un anno e quattro mesi di governo spirava il doge -
e veniva interrato nella chiesa di s. Marina.
(2) Di somma pietà era Marino Giorgi assunto al dogado nel 1311. A
proprie spese fece edificare la chiesa ed il monastero di s. Domenico di Castello -
dotandoli di buone rendite . Un’ armata sotto di lui andò sollo Zara
per la sesta volta ribellata ; ma duraute quell’assedio, duralo dieci mesi, mori -
il doge nell’età di B1 anno, avendo retta la ducea solo nove m esi.