CAPO VI.
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Le proporzioni di queste, alla maniera Dorica, vanno considerate ne'seguenti -
termini: cioé, che la sommità della cornice d’esse porte, la quale
si pone al disopra dell'architrave, stia al livello colla sommità de’ capitelli -
di quelle colonne che saranno nel vestibulo. La luce poi della porta
si trovi in questo modo : cioè, dividendo l’altezza del tempio dal pavimento -
sino ai lacunari () in parti tre e mezo, ed assegnandone due
parti all'altezza della luce della porta. Codesta altezza suddividasi poi in
(1) Gl’ interpreti di Vitruvio non sono concordi
cimasa Dorica, e coll' astragalo Lesbio sia puranco
nella determinazione dell’ altezza de’ lacunari del
eguale all' altezza dell' architrave. Ciò posto, rivestibulo: -
poichè dalla distanza che passa da quemane -
tra il fregio e la sommità de' capitelli del
st' altezza fino al pavimento, divisa in tre parti e
T ordine un’ altezza straordinariamente eccessiva
mezzo, nasce la radice da cui derivano le dimenper -
la cornice che corona la porta. Siffatto strasioni -
della luce della porta e del sopra-ornato ; e
ordinario adornamento non fu mai autorizzato da
siccome la sua massima altezza, cioè del detto
esempi della buona antichità, nè seguito in prasopra-ornato, -
deve ricorrere a livello della somtica -
da'ristoratori dell' arte, né approvato dalla
mità de' capitelli, cosi risulta, al dire del Cesaragione, -
nè da’ precetti stessi del N. A. in tutto il
riano, del Filandro ed altri, una cornice greve e
resto delle sue decorazioni architettoniche. Poiché
deforme (Vedi Tav. XIX. Fig. 2)
egli, sempre coerente ne'suoi precetti, c'istruisce
Il Barbaro prende la divisione delle parti (tre
« che generalmente tutti gli aggetti delle cornici
e mezzo) dal pavimento alla sommità della trabeariescono -
graziosi allorchè questi hanno lo sporto
zione dell’ordine, per iscemare l’altezza della coreguale -
all' altezza (lib. III. cap. 3) ». Che questa
nice della porta. Il Poleni, l' Ortiz ed il Blondel,
legge debbasi applicare anco alla cornice che dedeterminano -
l' altezza de' lacunari al disopra de
cora la trabeazione della porta Dorica, lo dimocapitelli -
de’ triglifi. Il Bertano erroneamente spiega
strano ad evidenza le superstiti opere della più rià -
dal pavimento sino al vertice del frontespizio »
verita antichità greco-romana. Le proporzioni recioë -
altitudo aedis per lacunaria. L'Orsini intende
ciproche tra l’architrave, il fregio e la cornice
« dal pavimento alla sommità della völta a lacudella -
porta, si conseguiscono regolarmente, divinari -
della cella ». Il Perrault ed il Rusconi « da
dendo l'altezza che passa dal pavimento ai lacupavimento -
alla sommità de' triglifi, non compresc
nari in parti tre e mezzo, ed assegnandone due e
il loro capitello ». Codesto è il limite de lacunari
mezzo all' altezza della luce della porta. Nel reà -
cui mi attenni nella dimostrazione delle Fig. 1.
stante si procede colle medesime suddivisioni pre¬3, -
e 5. Tav. XIX., sembrandomi la piü consentascritte -
da Vitruvio, che convengono anco alla lainea -
al vero, ed alla mente dell' Autore. A questo
ghezza degl' intercolunnj di mezzo de' Tempi dellimite -
corrisponde anche il sentimento di Newton
l'ordine Dorico (come vedesi nella Tav. XVII.
il quale osserva doversi i lacunari del vestibulc
Fig. 7, e Tav. XIX. Fig. 1). Riporterò a confermasituare -
a livello della soffitta del gocciolatojo dell
zione del mio sentimento ciò che scrive in propoordine; -
come riscontrasi nei Templi di Teseo in
sito il Neyton, nella nota registrata a fac. 105
Atene, della Sibilla a Tivoli, di Vesta a Roma, ec.
vol. II. part. I. Vitr. Pol. e Strat.
Il Galiani sensatamente osserva che, siccome i la
« Newtonus eam deformitatem, quae ex fi
cunari possono essere, ed in soffitta piana, ed in
guris aliorum interpretum consequitur, considerans
volta (ad circinum delumbata), cosi l'ampiezza
rem hanc omnem sequenti modo illustravit. Bina
della luce della porta, derivando dall' altezza che
adducit exempla antiqua ostiorum, in quibus coronrimane -
dal pavimento ai lacunari, può risultare
hyperilyri aeque librata est cum abacis capitulorum,
diversa in un medesimo vestibulo.
Alterum est in Dorico Templo Corae, alterum in
Ora, stabilito per base della proporzione che
Templo Sibyllae Tiburtino. Verum in utroque al
l'altezza da dividersi in parti tre e mezzo sia dal
utudo divisa est in partes tres semis a lacunari ad
pavimento alla sommità de’ triglifi, resta a vedere
pavimentum, easumque duae semis altitudini osticon -
quali principi si possa deviare alquanto dalla
tributae sunt. Hac recepta mensura ostium prodit
regola registrata nel Testo (forse alterato dagl
in quo membra, juxta Vitruvianas proportiones diamanuensi); -
quella cioè di attribuire due parti alsposita, -
nullam ab excessu deformitatem inferunt, ac
l'altezza della luce della porta Dorica, delle tre
summa corona aequilibrata prodit cum abacis capi
e mezzo sopra indicate, portando il Vitruviand
tulorum in pronao. Hinc in Vitruviano textu errodude, -
a dude S., come in seguito si vedrà. Vitrurem -
irrepsisse probabile est, atque loco duae, scilivio -
stabilisce che la sommità della cornice della
cet partes ex tribus cum dimidia altitudini ostii triporta -
debba essere a livello del disopra de' capi
buendae, legendum est duae S.
telli di quelle colonne che saranno nel vestibulo;
Le figure infatti delle porte delineate dal Ruche -
l'altezza dell' architrave della porta sia esconi -
seguono quest' ultima proporzione.
guale alla fronte dello stipite; che il fregio colla