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SESTA
epoca sola i lavori del tempio intiero, per procacciargli -
almeno unità ed armonia? S’ io dò uno
sguardo ai dipinti, sia della grande ed unica
nave, sia delle cappelle, sia del coro e del santuario, -
debbo persuadermi (sebben l’occhio non
resti pago) che a quest’ opere, salvo pochissime -
che lasceremo al silenzio, s’ invitò l’artista
di più rinomo, e cercossi quel meglio che poteva -
dare l’età sinistra. Nè però van tutti confusi -
in quest amara sentenza; v'han cappelle
v’ han medaglie degnissime di lode, e per dirla
in breve, più che la mediocrità de’ lavori nuoce
al lustro del tempio la vicinanza de’ mediocri a
pregevoli. A cagion d’esempio Giuseppe Paga
nelli dipinse con buon garbo e con quanto studio -
era in lui il mistero della Visitazione nel
gran vólto della navata ; Angelo Persico glielo
bruttò in giro con pessimi ornati, e con putti
che fanno uguale oltraggio al disegno e al colorito. -
Non lieve discapito ne ha lo sfondo, ma
forse ne ha vantaggio il figurista; mentre quel
nonsochè di grazioso che pur giunse ad esprimere -
nella sua medaglia, si raddoppia dalle
sconcezze del vicino. E piace l’ affresco, il quale
fra le opere del Paganelli ha pochi rivali, e
forse niuno, se guardiamo alla semplicità del
concetto, dote non comune in lui, nè in Genova -
a suoi tempi, vaganti nell incertezza e