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Malamocco, fu da ciascuno riconosciuto avere un diritto all’ autorità
ducale (an. 811.). Il nuovo doge per meglio rimuovere le cagioni delle -
discordie , e per assicurarsi dagli assalti stranieri mostrò alla nazione -
la necessita di fissare la sede ducale a Rialto o Rivoalto (an.
813) composta di un gruppo d’isolette fatte unire da lui per mezzo
dei ponti, e ridotte in seguitó in quella città che ricevette il nome
di Venezia. Ma nel tempo medesimo non obbliava di sollevar dalle
rovine portate da Pipino, e Malamocco e Palestrina e Chioggia riedificando -
altresi Eraclea sua patria. Nondimeno una condotta si patriottica -
non andò esente dall’ambizione degli altri suoi predecessori -
di perpetuare nella propria famiglia il potere. Angelo Partecipazio -
avea due figli, Giovanni e Giustiniano . Collegò entrambi al trono
e toccò a quest ultimo di regnare il primo dopo la morte del padre
(an. 827) associandosi pur egli pèr la debole salute l’ altro fratello
Giovanni.
Ben presto Giovanni rimase solo al pubblico reggimento poichè le
infermita di Giustiniano, due anni dopo di oscuro regno, lo condussero -
alla morte. Fu sotto di lui (an. 830) adunque che Obelerio infranto -
il bando dopo venti anní, ed aiutato dai partiti occulti che
tenea in Malamocco, e dalla cooperazione del suo fratello Valentino,
fece uno sbarco in Abondia o Vigilia, isola da gran tempo dimenticata -
e posta in faccia ai lidi esterni di Malamocco e di Palestrina ed
a portata del Padovano pel quale ottenne il passaggio non osando tentarlo -
per la via di mare. Appena il doge n’ebbe sentore, che raccolta
un’ armata corse sotto Vigilia e la strinse d’assedio. Sull’atto però
del combattere, tutti i Malamocchini concittadini di Obelerio, che servivano -
nellà sua armata, tumultuarono, e colto un opportuno momento,
disertarono passando a chiudersi con Obelerio nella piazza combattuta. -
Il doge lasciata porzione delle truppe all’assedio, attraversò
la laguna, assaltò Malamocco, la prese, la saccheggiò e la diede alle
fiamme. Dopo si severa vendetta ritornò a Vigilia, e talmente la strinse,
che cadde bentosto in potere di lui insieme con Obelerio, il quale sul
momento decapitato , fu inalberato il suo teschio sul lido di Malamocco -
dove rimase alcun tempo esposto a terrore degli abitanti, benchè -
quel giorno, come dicono i cronisti, fosse il sabato santo. Tolto
pościa da di là fu trasportato sul margine del continente, a Campalto, -
affine di mostrare ai Francesi il termine infelice del vecchio loro
amico traditore della patria.
Ma i terremoti. frequenti e l’ innalzamento continuo delle acque
che irate e furiose battevano e rodevano questo lido, lo indebolirono
cosi da non poter resistere ad un uragano orribile che tra il 1100
ed il 1102 tutta la Venezia pose in pericolo. Al furore del vento e
del mare univasi anche un forte terremoto causato dall’altissima marca
per cui la città di Malamocco rimase quasi distrutta (an. 1107). In istato
si miscro rimasero ancora qualche tempo su quel lido i cittadini, finchè -
nel 111o Ordclafo Faliero doge, pria che succedesse il totale ec¬