Volltext : Galanti, Giuseppe Maria: Napoli e contorni

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sotto  di  cui  fu  anche  introdotta  la  stampa  (1).  Verso
l’anno  1484  si  fecé  una  grande  ampliazione  delle  mura
di  Napoli  verso  oriente.  Dalla  chiesa  del  Carmine  fino
a  S.  Giovanni  a  Carbonara  furono  costrutte  le  nuove
mura,  che  oggi  si  veggono  ancora.  Vi  fu  inclusa  la  strada -
  che  dicesi  Lavinaro  ,  perchè  vi  scorrevano  le  lave  (2)
della  città,  e  che  era  prima  fosso  delle  sue  mura,  e  fu
costrutta  la  gran  piazza  del  Mercato  ,  il  quale  si  teneva -
  prima  presso  S.  Lorenzo  maggiore.  Le  mura  furono
fortificate,  secondo  il  metodo  di  que’tempi,  con  cortine,
torri  di  piperno  ,  fosso  e  controscarpa.  L’architetto  ne
fu  Majano  Fiorentino.  Si  fece  allora  la  porta  di  S.  Gennaro, -
  la  Capuana  fu  trasferita  al  suo  sito  attuale,  la  porta
Forcella  divenne  la  presente  porta  Nolana  ,  e  la  porta
del  Carmine  fu  piantata  dove  è  al  presente.  Sopra  ciascuna
di  tali  porte  fu  posta  la  statua  equestre  del  Re  con  queste -
  parole:  Ferdinandus  Rex  nobilissima  patriæ.
Sotto  Carlo  V  segui  l’  ultima  più  grande  ampliazione
delle  mura  di  Napoli.  Pietro  di  Toledo  vicerè  di  questo
imperatore  dilatò  le  mura  da  S.  Giovanni  a  Carbonara  fino -
  alla  collina  di  S.  Ermo,  e  da  qui  fino  a  Castelnuovo.
Queste  nuove  mura  da  Carbonara,  dove  si  univano  alle
mura  aragonesi  ,  proseguivano  per  la  piazza  delle  Pigne,
per  le  fosse  del  grano  e  pel  Mercatello,  legandosi  colle  mura -
  angioine  a  S.  Sebastiano.  Torcevano  quindi  per  la  porta -
  dello  Spirito  Santo  e  per  la  porta  Medina  ,  pel  mona¬(1) -
  Le  prime  opere  stampate  a  Napoli  nel  1471  furon  quelle  di
Bartolo  da  Sassaferrato,  e  di  Andrea  d’Isernia  de  Constitutionibus  regni.
(2)  Danno  in  Napoli  questo  nome  a’  torrenti  formati  dalle  acque
piovane.  Per  similitudine  furon  cosi  chiamati  i  torrenti  delle  materie
fuse  cruttate  dal  Vesuvio.  Il  nostro  vocabolo  vernacolo  è  divenulo  te
cnico  nella  storia  naturale.  A  Catania  le  lave  dell’  Etna  si  chiamano
sciare.
            
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