Full text: Angeloni, Francesco: L' HISTORIA AVGVSTA DA GIVLIO CESARE A COSTANTINO IL MAGNO. Illustrata con la verità dell'Antiche Medaglie DA FRANCESCO ANGELONI

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l'esempio di Augusto: del quale si legge in Tacito lib. I. Annal. Qui se Templis, & effigie Numinum per Flamines, & Sacerdotes coli voluit: e Dei, come si hà in Domitiano, in vita s'appellarono, e portarono le risposte loro nome di voci celesti, e di Oracoli: come altresì Diui (benche eglino viuessero) furon detti; e ciò si potria facilmente prouare con la medaglia, che l'Erizzo pone di Augusto segnata da vn lato con Diua Augusta, in forma di Cerere, e dall'altro con testa, e lettere: DIVVS AVGVSTVS N.C.A.P.R. cioe: Nobis concessum à Populo Romano: Dalla qual voce nobis raccogliesi, che in vita loro auuenne tal concessione di honore, e di titoli. Ma chiaramente la parola Diuus trouasi in altre medaglie pure in vitastampate, come in quelle poste dall'Occone, con le Tribunicie Potestà, e li Consolati, e'l titolo di Diuo in cotal forma: DIVO NERVAE TRAIANO AVG. P.M.T.R.P. COS. III. P.P. PROFECTIO AVG. GERMANIAE S. C. E ve n'è apprsso vn'altra con l'allocutione a'soldati, seguendone parimente vna, ou'egli sacrisica: V'è poi anche quella, che con l'istesso titolo di Diuo, fà l'Allocutione alle Coorti: DIVO NERVAE TRAIANO AVG.P.M. TR. P. COS. III. P.P.S.C. e l'altra egli pone, in cui sacrisica il Toro alla presenza di Vesta: simili titoli di Tribunicie, Potestà, e di Consolati riguardano la distintione de'tempi, ne'quali con diuersi numeri si denotano le cose da loro fatte, e che ne'morti, già fuori di tempo, non si attendono, e cagioneriano confusione: essendo cosa molto lontana dal vero il dire, che Traiano morto ad alcuna Impresa s'incamini, o a'soldati parlamenti, o che faccia Sacrisici: e tutto nacque, senza sallo, dall'adulatione del Senato, che a'suoi Imperadori attribuiua, ad vn'hora, gli honori humani, e li Diuini, come dalla sopracitata medaglia di Tito chiarissimamente si raccoglie, contenendo essa da vn lato gli honori humani, mentre, come s'è detto, v'è scritto: IMPERATORT. CAES. VESP. AVG. P.M.T R.P.P.P. COS. VIII. e dall'altro i Diuini, con la Inscrittione: DIVO AVGVSTO T. DIVI VESPASIANI S.C. e però chi non hà veduto, o lette le medaglie, di Giudice, nè di Perito si vanti.
   Hauendo però Tito dedicato, e consecrato il Coliseo, & edisicatoui vicino delle Terme, vi fece fare, con magnisicenza grandissima, il Giuoco de'Gladiatori, e la Battaglia Nauale; in cui volle, che si rappresentassero in Campo i Gladiatori medesimi; e vide all'hora il popolo in vn solo giorno la comparsa di cinque mila siere di ogni generatione. Fù Tito amore volissimo verso ciascuno, e la gran pietà di lui apparue in molte occorrenze: ma specialmente verso il Padre, per honor del quale fece solenni essequie; lo connumer ò fra'Diui, e volle, che nella pompa, e forse ne'Giuochi Circensi, secondo auuenne di Augusto, fosse condotto il
   12. Carro, con la statua di lui sedente, che appoggiando la destra ad vn'hasta, porge con la sinistra il simulacro di vna Vittoria alata; e simil Carro, in cui si veggono scolpite varie Insegne Sacerdotali, e Trofei Militari, tirato da quattro Elefanti con altrettanti huomini, hà lettere tali: DIVO AVG. VESP. S.P.Q.R. e nel rouescio: IMP. T. CAES. DIVIVESP. F. AVG. P.M. TR. P.P.P. COS. VIII. S.C.
   Volle, che anche in altra medaglia, nell'vn lato della quale si leggono le sudette lettere
   13. fosse scolpita la statua del Padre sedente in habito Trionsale, col capo radiato, e con l'hasta
   14. nella sinistra, & vn ramoscello d'Oliuo nella destra mano, & elogio: DIVVS AVGVSTVS VESPASIAN.
   Non si concedendo nella presente vita la selicità, e li contenti interi, non potè meno così buono Imperadore, qual sù Tito, godere di tanta sua grandezza senza stimolo. Tale gli fù Domitiano suo minore fratello; poiche con la presuntione di se stesso, e col desiderio di dominare, tentò fin di solleuar gli animi de'Soldati contra di lui. Ma Tito, la cui dispositione era ottima, non solamente dall'vdire cotal satto non si mosse ad vcciderlo, ò a confinarlo, ò ad hauerlo in minor grado di prima: che anzi più siate in segreto con preghiere, c con lagrime, gli chiese in gratia di portargli vna volta il medesimo animo, che egli haueua
   15. verso di lui. Vedesi in tal proposito vn rouescio ad vna testa di Tito in medaglia; doue egli tiene lo scettro nella mano sinistra, c porge la destra a Domitiano, che gli è all'incontro, in testimonio di Concordia, e di Pace; e frà amendue si scorge vna Donna, che stà con essi in piedi, e pare, che s'interponga per la fraterna vnione loro, la quale si giudica essere il simulacro della Pietà di Tito medesimo, & altri, che sia Domitilla, da cui principalmente era stimolato
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