Full text: Angeloni, Francesco: L' HISTORIA AVGVSTA DA GIVLIO CESARE A COSTANTINO IL MAGNO. Illustrata con la verità dell'Antiche Medaglie DA FRANCESCO ANGELONI

46.

bassezza, & a viltà d'animo, poiche è proprio de gli huomini di valore, lo ambire cose grandi: così Ercole, e Bacco fra'Greci, Quirino fra noi, furono fra gli Dei annouerati. E che meglio, e più egregiamente fece Augusto, che dirizzò l'animo, e la speranza all'esser adorato per Dio? Efauellandone Plinio: Insomma disse, questo Iddio, il quale non sò se più si acquistò, ò si meritò il Cielo, si morì, lasciando herede il figliuolo del suo nimico.
   E volendosi opporre, conforme l'opinione di Seruio, che la sopradetta medaglia fosse battuta ad Augusto dopo morto, per esserui il titolo di Diuo; il quale secondo lui non ad altri s'attribuiua, che a gli huomini Deificati, vsciti ch'erano di vita; e che ιl nome Deus era il proprio delli Dei eterni: secondo ancora l'arguto, ma empio detto di Caracalla, riferito da Spartiano, verso il fratello Geta: sit Diuus, dum non sit viuus: e che nel vero si Deificassero gl'Imperadori già morti; ciò non toglie nondimeno, che alcuna volta il titolo, gli honori, e'l nome di Diuo non si concedesse ad alcuno Imperadore viuente, come si adempì in Augusto, & in altri dopo lui; percioche la grandezza de'fatti egregi di quello; e l'hauer partorito al mondo la pace, e la felicità, pose dubbio ne'mortali, s'egli fosse huomo, ò alcuno de gli Dei: laonde se a lui viuente furono decretati Tempij, Altari, Sacerdoti, Voti, e Sagrifici, honori soliti concedersi a morti, e già attribuiti al Diuo Giulio; egli è però credibile, che anche gli honori della Diuinità presso i Gentili conseguisse, anzi in esso per maggior pregio s'accoppiassero i nomi Deus, e Diuus; onde ben potesse Virgilio celebrarlo, nel primo della Georgica sopra Cesare, Bacco, Nettuno, e Minerua.
An Deus immensi venias maris, ac tua nautae Numina sola colant.

   Dione nel cinquantesimo primo libro di lui afferma, che: Deeretum, vt in Hymnos iuxta Dijs immortalibus ipse describeretur. E parimente l'erudito Odolfo Occone lasciò scritto; Alij Imperatores post mortem tantum inter Deos relati sunt, Augustus autem Templa viuus meruit. E l'istesso Virgilio nell'Egloghe
O Meliboee, Deus nobis baec ocia fecit. Namq; erit ille mibì semper Deus illius aram Saepe tener nostris ob ouilibus imbuet Agnus.

   il qual verbo erit, non è quì preso nel suo stretto significato, che riguarda solamente il futuro: ma nella sua larga intelligenza, che mira anche il presente: onde v'aggiunse il semper: cioè erit mibì Deus in vita, & post mortem. nè solamente egli il chiamò Dio, ma Diuo.
Nec tam praesentes alibi cognoscere Diuos. e tale nominollo Oratio nel 3. libro, ode 5.
Cēlo tonante credidimus Iouem
Regnare, praesens Diuus babebitur
Augustus, adiectis Britannis
Imperio, grauibusq. Persis.


   Su'l fondamento delle quali ragioni, & autorità pare, che si possa francamente affermare, che in vita di Augusto gli fossero stampate dal Senato delle medaglie col titolo di Diuo, & insieme di Padre, e ciò per confirmatione di quanto egli medesimo decretato haueua: sìche caminando con simil propositione, si può affermare, che vditasi in Roma la notabile vittoria di Augusto nell'Egitto, si pensasse di accrescergli, per qualunque via, la merìtata gloria, con altra medaglia, e testa nella età già descritta,
   20. con la corona parimente radiata, e lettere: DIVVS AVGVSTVS PATER, che dimostra nel rouescio la forma di vn fulmine, con due ale nel mezo, & inscrittione S. C. il qual fulmine fù inteso da gli antichi Egittij, per l'ampiezza della gloria, e per la fama distesa da per tutto il mondo: essendo che niuna cosa vi è, che renda maggior suono, e che più comunemente si oda, di quel che auuìene de'tuoni nell'aere; da'quali esce, accompagnato da eccessiuo, & vniuersale splendore, il fulmine; la cui velocità, nel produrre l'effetto suo, si rappresenta nell'ale sudette: laonde quello, che fù attribuito dal Senato ad Augusto, non altro si può credere, che significasse, se non solo l'ampiezza della gloria di lui palesata, e stimata per tutto il mondo: quando però non si volesse dire, che tal fulmine, egli stesso ordinò, che s'imprimesse nelle medgaglie, per dar a vedere, che haueua pronto, e veloce il castigo verso coloro, che fossero tristi, ò che intentassero delle nouità in Roma, ò per l'Imperio.
   Fù nella congiuntura di simil vittoria chiuso il Tempio di Giano, che due sole volte era per prima stato serrato; e stimo che si vegga di ciò la memoria nella medaglia, con testa
   21. di Augusto ornata di corona radiata, e lettere, secondo le descritte, & vn Tempio nel rouescio 

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