Full text: Angeloni, Francesco: L' HISTORIA AVGVSTA DA GIVLIO CESARE A COSTANTINO IL MAGNO. Illustrata con la verità dell'Antiche Medaglie DA FRANCESCO ANGELONI

408.

   
   8. ZENOBIA, morto il marito Odenato, con animo virile, tiranneggiaua l'Oriente per se, e per li propri figliuoli Herenniano, e Timolao, ritenendo occupata Palmira, e quasi tutta la Siria, e l'Egitto, senza rispetto alcuno de'Romani, e senza riguardo di Vaballato, altro figliuolo di Odenato di vn primo letto, à cui per successione, apparteneua il Regno. Questi conseruando la fede a'Romani, fù da Claudio confermato nel Regno, come ben congettura il Tristano dalla Medaglia di Aureliano, stampata nel primo anno del suo Imperio. Contiene da vn lato la testa, e titolo dell'Imperadore con la nota dell'anno L. A. anno primo. Dall'altro lato la testa di Vaballato col diadema, e titolo insieme d'Imperadore, con la nota dell'anno quarto del suo Regno L. Δ. che fù nel tempo di Claudio. Il titolo d'Imperadore, e d'Augusto bebbe da Gallieno anche il Padre, o fosse veramente Odenato, o più tosto Herodiano suo maggior figliuolo, secondo il parere del medesimo Tristano, odiato da Zenobia sua madrigna, nouercali animo, come afferma Pollione. Si argomenta però, che Vaballato con le sue forze prestasse aiuto ad Aureliano nella guerra Orientale contro Zenobia, come si vede il suo ritratto con quello dell'Imperadore istesso scolpito nella medaglia, & essersi con altri ingannato il nostro Autore, che Vaballato fosse con Zenobia condoito in trionfo, douendosi intendere de'figliuoli di essa. Vedasi Vopisco, e Pollione.
    Pag. 272. Se fossero mancate le reliquie tutte della Grandezza di Roma, e delle sue fabbriche, l'auanzo solo di questo Tempio sarebbe stato inditio sufficiente della sua Augusta splendidezza, e magnificenza. Sorgeua, à guisa di Torre; nella sommità del Quirinale vn pezzo di fabbrica di marmi quadrati con frontespitio, e cornicione di vari intagli; del cui peso fù scaricato il monte nel Pontisicato di Vrbano VIII. restandone ancora le stupende ruine nel Giardino de'Signori Colonnesi, dou'era situato. Egli è ben vero, che la bellezza, ed eccellenza della scoltura denota non li tempi di Aureliano, ma l'età superiore de'primi Cesari quando l'arte era perfetta: Onde non può adattarsi al Tempio del Sole fatto dal medesimo Imperadore, quando eragià imbarbarito il disegno, e lo scalpello. Per la medesima ragione non può meno attribuirsi al Senaculo, o Senato delle Donne fatto da Elagabalo, poco più di cinquanta anni superiore ad Aureliano, nel cui tempo era mancata ancora la buona maniera della Scoltura. Il Nardιno nella sua Roma è di parere, che questo Tempio fosse quello della Salute ed ficato su'l Quirinale da Giunio Bubulco, dipinto da Fabio Pittore, & arso nel tempo di Claudio, di cui scriuono Liuio, e Plinio, argomentandosi, che dall'istesso Claudio magnificamente fosse restituito.

409.
TACITO.


   MANCATO Aureliano, pensò il Senato di prouedere successore corrispondente al valore di quello: ma intento nondimeno alla sodisfattione dell'Esercito, entrò con esso in amicheuoli contese di chi douesse procedere a cotale elettione; cosa non più accaduta, e tanto si continuò nel mandare, e rimandar de'messi sopra di ciò, che scorsero sei mesi senza venirne alla conclusione. Stimolato pertanto vn giorno l'animo di Valerio Cornificio Gordiano Consolo, insinuò al Senato, che non poteua la Republica reggersi più senza capo; percioche alla solleuatione de'Persi, & d'altri Popoli, l'Imperio richiedeua persona, che gli raffrenasse, e che doueasi però con alcuna vtile risolutione prouederui. Toccato a Marco Claudio Tacito di notificare in Senato il voto suo, mentre fattosi egli vdire, si studiaua con graue, e sententioso ragionamento di confermar per ottimo il motiuo del Consolo, mostrando tuttauia di voler proseguire oltre nel suo discorso, suscitato vn grido vniforme de'Senatori, lui con acclamationi grandissime inalzarono all'Imperio: ma non allontanandosi egli punto dalla natia sua modestia, fece opera di ricusar fimile honore co'l pretesto della cadente sua età, quantunque l'opinione già conceputa, ch'egli douesse riuscire ottimo nel carico, più che studiosamente egli ricusaua, più con pertinacia ve lo confermò: secondo auuenne de'Pretoriani, che vditone co'l mezo di Mesio Gallicano, per parte del Senato le lodi, lietamente lo riceuerono per Imperadore. Parlato che h ebbe Tacito a'Soldati con ragioni vehementi, & accomodate a persuadere, e veduto non esser riceuuta alcuna sua scusa, promesso loro pertanto il donatiuo, e lo stipendio solito, pr ese
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