Full text: Angeloni, Francesco: L' HISTORIA AVGVSTA DA GIVLIO CESARE A COSTANTINO IL MAGNO. Illustrata con la verità dell'Antiche Medaglie DA FRANCESCO ANGELONI

373.

374.
TREBONIANO Gallo


   DA Parenti Patritij trasse sua origine Gallo; il quale fatto da Decio Capitano delle genti destinate per guardare i confini della Misia, fù da quelle, che restarono intatte nella sconfitta, e morte di Decio, eletto Imperadore; & il Senato, con attribuirgli il titolo di Augusto, ve lo confermò. Al tradimento fatto da lui contra. Decio, aggiunse vn vitupero notabile alla Romana Republica; poiche desideroso di tornare à Roma, si compose co'Sciti di pagar loro dugento dramme d'oro l'anno, e stabilì mediante cotal ignominia, con essi la pace: essendo egli stato il primo, che per simil via, soggìogasse
   1. ad altri il Popolo Romano. Si vede l'effigie di lui coronata di alloro nella medaglia
   2. con lettere: IMP. CAES. C. VIBIVS TREBONIANVS GALLVS AVG. e vi hà Apollo ignudo con testa laureata, che porgendo con la destra vn ramo di lauro, posa la sinistra sopra vna cetra con tali parole: APOLL. SALVTARI. S. C. Io non posso condurmi a credere, che simile medaglia. fosse stampata a Gallo se non per fine di sola adulatione, già che egli non operò cosa degna di lode, nè il Senato per le cose fatte da lui, haueua cagione di desiderargli il bene, che in quello gli si annuntia; e forse fù stampata all'hora, che non l'Italia solamente, ma tutto il Mondo fù oppresso per lo spatio di dodici anni da vna generale pestilenza, affinche da quello lo preseruasse.
   Si fece compagno nell'Imperio Volusiano suo figliuolo, dichiarandolo Cesare, eposcia Augusto; la quale attione, come grande in sè, potè per auuentura celebrarsi sontuosamente, e con publici sagrificij; ne'quali le acclamationi, e l'altre ceremonie solite in tali occorrenze, si adempiuano con applauso, e benche non si troui di ciò mentione, hò voluto nondimeno quì riporre il notabile rincontro, che può hauersene entro il medaglione conseruato nello Studio del Signore Alessandro Rondanini, dall'vn lato del quale con la testa di Gallo laureata, e tutto
   3. il petto, stà scritto: IMP. CAES. C. VIBIVS TREBONIANVS GALLVS AVG. e dall'altro si contiene vn Tempio, il cui frontispitio è sostenuto da sei Colonne, e nel mezo nel di dentro vedesi la Statua sedente di vn Idolo, come sù l'atrio dimorano due figure in piedi, vna col capo velato alla guisa de'Sacrificanti appresso l'ara, che può rappresentare Gallo; il quale porge la destra ad altra simile figura solamente togata, e co'l capo scoperto, che forse Volusiano potè essere. Ve ne sono dietro altre due in atto di porger vna Corona per ciascuna, restando l'vltime due Soldati con l'haste. Si scorge al piè dell'Ara la Vittima, e più addentro verso il Tempio stà il Tibicine, che a due tibie dà il fiato, nè vi si legge alcuna lettera.
   Perseguitarono amendue li suddetti Imperadori li Christiani, hauendo vrtato nella medesima pìetra dell'offensione de'buoni; nella quale inciampò Decio. Per tal cagione, quasi vsassero pietà nel proteggere la setta loro, e nel distruggere l'altrui, giudico, che fosse decretata la medaglia con testa laureata, e lettere già dette, & vna Donna in piedi, che apre amendue
   4. le braccia, e le mani, essendoui scritto: PIETAS AVGG. La quale opinione mi viene tuttauia confermata dal raccogliere, che il rimanente delle attioni di Treboniano, furono empie, hauendo egli tradito Decio suo benefattore, e venduto là Publica libertà Romana, con infamia, à gli Sciti. Veste di rosso la Pietà denotando la mente accesa dell'amore verso Dio, e verso il prossimo, e di esercitarsi nell'opere a quello gioueuoli: Tiene in questo luogo le braccia, e mani aperte per dare inditio dell'attender, che fà le opportunità di mandare ad effetto l'opera sua.
   Non guari vi andò, che li vittoriosi Barbari diuentati insolenti per la fortuna da loro prouata prospera, e contra di vna Natione, che sembraua inuincibile, non ostante la pace stabilita con Gallo, vscirono a depredare varie Prouincie soggette all'Imperio: co'l quale esempio, altri Inimici de'Romani, facendo l'istesso cagionarono molte calamità in quelle parti da essi oppresse, & hauendo i Parthi discacciato a forza di Soria il Rè Tiridate, occuparono amendue le Armenie, e fecero prigioni li figliuoli di lui. Si oppose a cotali motiui Emiliano, che all'Esercito della Misia era preposto; e così fatta percossa diede a'Barbari, che con perdita 

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