Full text: Angeloni, Francesco: L' HISTORIA AVGVSTA DA GIVLIO CESARE A COSTANTINO IL MAGNO. Illustrata con la verità dell'Antiche Medaglie DA FRANCESCO ANGELONI

359.

   L'Anno secondo dell'Imperio de'Filippi nel ventesimo primo giorno compì il millesimo anno della edificatione di Roma; perloche stimò sorse l'Imperadore essere opportuno il riporre, in tale congiuntura, nell'antico stato la solennità de'giuochi secolari, solita farsi, secondo molti, ogni cento anni; benche alcuni antecessori di lui, più à voglia loro, che secondo il primo instituto, li celebrassero. Hebbero tali giuochi principio da Valerio Pubicola, fornito, che fù Gouerno de'Rè, per fine, che si pregasse in essi la salute al Popolo Romano, che si placasse l'ira de gli Dei, che non nascessero delle seditioni, non seguissero pestilenze, nè altre infermità, o calamità publiche, e valessero in fine, di vna purgatione della Città dalle passate colpe. Celebrauansi per tre giorni, e tre notti continue in tutti i Cerchi, e Teatri, facendosi sagrificij in ogniTempio, e specialmente con nere Vittime a Plutone, e Proserpina nel luogo del Campo Marzo detto Tarento. Ma rinouauasi tal hora. fuori del costume, se incontraua il bisogno di far cessare la pestilenza, o altro male nella Città, e quattro volte si videro in tempo della Republica, finche il primo Imperadore a celebrarle fù Augusto, e gli altri il seguitarono fino a Constantino che come incaminato al Cristianesimo, non acconsentì a così fatta idolatria: ma ben si vuole, che dapoi fossero da Honorio rappresentati. Trouandosi pertanto i Filippi gran quantità di varie fiere raunate dal gia morto Giordiano per condurle nel Trionfo Persico disegnato da lui per l'istesso giorno Natale di Roma, si disposero alla solennità di essi giuochi quali furono poi, con grandi e sontuosi apparati, condotti a fine, vedendosene in medaglie vari riscontri, & io recherò quelli, che ne hò potuto raccogliere entro il mio Studio; benche stimi di douer prima esporre la qualità, e quantità di dette fiere, nella guisa, che gli antichi lasciarono scritto. Trentadue Elefanti: dieci Alci: dieci Tigri: quaranta Leoni domestici: trenta Leopardi diuenuti mansueti: dieci Hiene: vno Hippopotamo: vn Rinoceronte: dieci Arcoleonti: dieci Cameleopardi: venti Asini saluatichi: quaranta Caualli feroci; mille para di Gladiatori. Dall'vn lato dunque di vna medaglia di Filippo si vede la testa laureata, cõ lettere: IMP.M.IVL.
   4. PHILIPPVS AVG. e nel rouescio vn Leone in atto di caminare, leggẽdouisi: SECVLARES AVGG.S.C.
   In altro rouescio leggesi la medesima inscrittione, e vi è vna Colonna, ouero Ara, con lettere:
   5. COS. III. cioè, che nel Consolato terzo di Filippo, furono celebrati tali Giuochi, e v'è scritto l'istesso titolo. Tengo, che simil Colonna fosse dirizzata all'hor a per gloria di Filippo, della moglie Martia Ottacilia, e dell'altro Filippo lor figliuolo; poiche di tutti trè se ne trouano delle fimili nelle medaglie.
   Vedesi la Lupa co'due fanciullini Romolo, e Remo lattati, co'l titolo medesimo: volendosi
   6. con ciò rappresentare l'origine gloriosa di Roma, e del Secolo, per fare in tal guisa apparire maggiore la felicità di essa, che da vn'ammirabil principio fosse sormontata à grandezza infinita.
   
   7. In altro rouescio si rappresenta l'Alce con duplicate corna: animale simigliante ad vna Capra, con l'inscrittione istessa.
   Vna bellissima Cerua si vede: nè di questa fà mentione l'Autore, che de gli altri animali
   8. lasciò nota, forse per essere animale famigliare nelle parti di Roma, e vi sono notate le sopradette lettere.
   
   9. Contiene, altro rouescio, l'animale detto Gazel, che è alla similitudine d'vn Caprone, con lunghe, e nere corna, e tali note: SAECVLARES AVGG. S.C.
   
   10. Per simbolo dell'eternità de gl'Imperadori Filippi padre, e figliuolo, vedesi parimente l'Elefante, con la sua guida sopra, e lettere: AETERNITAS AVGG.
   Appresso i Giuochi Secolari, terminati con gran magnificenza, fecero gl'Imperadori Filippi celebrare per trè giorni, e trè notti ì Giuochi Scenici nel Teatro di Pompeo; il quale per la innumerabile quantità di lumi, restò arso. Si videro anche i Giuochi Circensi, e con tali trattenimenti notabili recati al Popolo, e per hauer mossa la guerra a'Persi, e ricuperate per accordo le Prouincie, che riteneuano dell'Imperio, fecero assai acquisto dell'amore di quello. Giudico però, che à gloria loro, e di Martia Ottacilia, fosse decretato il bellissimo medaglione, in cui dall'vno de'lati, veggonsi le due teste del Padre, e del figliuolo guardarsi insieme,
   11. e vi si legge: PIETAS AVGVSTORVM, e di sotto: III. & II. COS. il che vuole inferire, tal medaglione essere stato battuto nel terzo Consolato del vecchio, e nel secondo del giouane
   12. Filippo. Contiene dall'auuerso latto l'effigie di Ottacilia, con lettere: MARCIA OTTACIL. SEVERA AVG. 

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