Volltext: Angeloni, Francesco: L' HISTORIA AVGVSTA DA GIVLIO CESARE A COSTANTINO IL MAGNO. Illustrata con la verità dell'Antiche Medaglie DA FRANCESCO ANGELONI

35.

verso i Proscritti nel riceuerli, e souuenirli, meritando doppiamente il nome di Pio. Laonde nelle guerre ciuili per guadagnarsi la beneuolenza, e dar calore alle sue parti, rinuouando la memoria paterna, adornò se stesso, e'l padre di corona di spiche, somministrando grani à Roma da quell'Isola, ch'egli teneua con poderosissima armata; di cui tengo sia contrasegno la prora di naue espressa in questo rouescio; quando altri non voglia essere la naue oneraria da portare il grano à Roma. Sopra la presente medaglia leggasi vn'eruditissima lettera scritta à Francesco Gottifredi da Pietro Seguino Decano di San Germano, stampata nel fine delle sue Medaglie selette col titolo : De Nummis Pompeianis: l'vno, e l'altro Signore d'insigne nome nella coltura de gli studi biflorici delle Medaglie. L'Angeloni in questa sua esplicatione è trascorso con l'Erizzo, il quale prima ne fù l'Autore.
   
   3. DIVOS IVLIVS Testa di Giulio Cesare col lituo.
   
   4. S. C. La presente medaglia è finta, e non antica. Il rouescio col carro de gli Elesanti, nel quale vien condotto Giulio Cesare trionfante dell'Africa, è cauato da un'altro simile di Traiano, stampato in Egitto con la nota dell'anno: si conserua nel Regio Tesoro della Maestà della Regina Christina. Questo di Cesare fù publicato prima da Enea Vico nel suo libro de'XII. Cesari, & egli stesso dopo nel Commentario delle medaglie del medesimo Giulio Cesare lo riconobbe moderno, e confessò l'errore : Nouimus ex aereo vnciali ferè numismate impresso post Caesaris mortem, quod sanè haud vetus comperi, sed vt mea fert opinio recenter flato.
   
   5. Medaglie di Giulio Cesare di metallo non si trouano stampate in sue vita; la presente fù
   6. fatta dopo la sua morte, dal giouine Cesare suo figliuolo auanti che fosse cognominato Augusto, come siriconosce dal volto, e dall'inscrittione
. CAESAR DIVI F. Nella serie grande delle Medaglie cominciandosi da Giulio Cesare, questa si pone la prima; & ancorche sia più rara di forma mezzana, contuttociò grande ancora è stimabile, quando sia ben conseruata. Nel Tesoro della Maestà dellu Regina Christina se ne accresce il pregio in vn bel medaglione, che come vnico merita di essere commendato.

36.
CESARE AVGVSTO.


   MORTO Caio Giulio Cesare, molte cose furono intentate da Marcantonio, & da Lepido in assenza di Ottauio; il quale per comandamento di esso Giulio dimoraua in Apollonia ad apprenderui le scienze. Fù questi sigliuolo di Accia sorella di Cesare, e di Caio Ottauio, per discendenza da Veletri. Si tenne, che entrata Accia di notte nel Tempio di Apollo, fosse iui ingrauidata da vn Dragone, e che ne nascesse Ottauio; il quale orfano di quattro anni, si nudrì appresso la Madre; e cresciuto in età, si accostò a Giulio suo Zio, che non hauendo figliuoli, posto in lui sue speranze, lo si adottò. Inteso in Apollonia ciò, che conteneua il testamento di Giulio, fù a prender l'heredità in Roma, nè trououui il rincontro dell'amicitia di Marcantonio, che s'era proposta: anzi, che per rendersi più potente, attendeua ad assediare Bruto in Modana. Fattisi però partiali, con la propria liberalità, i soldati veterani, e conseguito, col mezo di Cicerone, il fauore del Senato, che dichiarò Antonio inimico della Patria, egli fù destinato, insieme con Hirtio, e Pansa Consoli a combatterlo; & eseguito in cotal guerra la parte di Capitano, e di soldato, ruppe (benche con la morte de'Consoli) l'inimico. Allontanatosi poscia, con suoi pretesti, da gli Ottimati, si condusse con l'esercito a Roma; doue preso nell'età di venti anni il Consolato, ordinò lo stato della Città, e Bruto, e Cassio fece assenti condannare. Si trasferì in Campo a Lepido, & ad Antonio, e compose, e stabilì con essi amicitia, e lega, fin col repudiare Seruilia, e prender per moglie Claudia figliastra di Antonio. Partironsi in terzo la Republica;e rinouato il detestabile esempio della iniqua proscrittione di Silla, vccisero gl'inimici l'vn dell'altro. Tornati a Roma, e determinato di gouernare insieme, per cinque anni futuri, si chiamarono Triumviri; e lasciato Lepido, per opprimer Bruto, e Cassio, gli altri s'incaminarono nella Grecia; doue appena ne'Campi Farsalici campò Ottauio, che perduto, con la battaglia, 

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