Full text: Angeloni, Francesco: L' HISTORIA AVGVSTA DA GIVLIO CESARE A COSTANTINO IL MAGNO. Illustrata con la verità dell'Antiche Medaglie DA FRANCESCO ANGELONI

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sece condurre d'Africa la Dea Vrania; la quale i Fenici chiamauano Astarte, che l'istessa esser si crede, che la Luna; & ordinò, che per tutta l'Italia, per cotali nozze, si celebrassero feste publiche in più giorni. Fù in ogni sorte di lussuria, e di vitij dissolutissimo, nè più si studiò, che di sodisfare le pessime sue inclinationi. Edisicò non lungi da Roma vn Tempio, doue ogni principio d'anno conduceua il suo Dio, & iui co'l guidar delle Carrette, e co'Giuochi scenici, e co'notturni conuiti, & altri giuochi esercitandosi, andaua per tal via trattenendo il Popolo in continue feste. Vna medaglia si vede in tal proposito, che oltre la testa, e lettere descritte, mostra vna Quadriga all'vso delle Trionfanti; sopra la quale stà Elagabalo, che cō
   4. la destra porge vn ramoscello di lauro, e si vede dinanzi a lui la Stella, che rappresenta il Sole, con inscrittione: I'.M. TR. P. III. COS. III. P.P.S.C. Non si hauendo rincontro di alcun trionfo, ch'egli ottenesse in tal Consolato; poiche nè meno guerreggiò; pare perciò chiaro, che si mil Quadriga dimostri l'vna delle sue leggerezze, gia che bene spesso su'Carri, guidandogli, soleua mostrarsi al Popolo, e tal volta lo faceua saltando, e danzando, e con le guancie a guisa di feminella, coperte di sbellettamenti, non si curando, che i suoi vitij stessero occulti.
   La suddetta forma del dissoluto viuere di Elagabalo mosse il timore nell'Auola Mesa, che non si conducessero i Soldati ad vcciderlo, e di restarsi perciò ella in vita priuata; laonde lo persuase di adottarsi nell'Imperio Alessiano figliuolo di Mammea, e di lui Cugino, con pretesto, che attenderebbe meglio a'suoi sagrificij, mentre altri vi fosse destinato al gouerno. Fù Alessiano poscia detto Alessandro, & il Senato lo chiamò Cesare all'hora, che Macrino fù vcciso co'l figliuolo, & a persuasione di Mesa, Elagabalo lo adottò, & hebbe con esso il Consolato. Attendeua perciò più l'Imperadore a'soliti sagrisicij del suo Dio, & il Senato per adularlo, mostrando di acconsentire alle sciocchezze di lui, decretò la medaglia, che contenendo
   5. l'effigie, e lettere descritte, mostra nel rouescio l'Imperadore in piedi vestito alla lunga, e che distendendo la destra sopra di vn'Ara, fà vista di sacrificare con la Patera, vi è appresso la Stella, la quale significa il Sole, leggendouisi: INVICTVS SACERDOS AVG. S.C.
   Inalzò Elagabalo a'maggiori gradi dell'Imperio, e de gli Eserciti, Saltatori, Comici, Buffoni, e guidatori de'Carri, contra l'vso de'buoni Principi, che d'huomini nobili sogliono ne'maneggi de'Stati valersi, percioche hauendo per lo più questi assai lucido ingegno, miglior educatione, e maggior zelo d'honore, è però come certa l'ottima riuscita loro. Ma egli stesso in tal frenesia montò, che fra l'altre sue molte vanità, dilettòssi tal volta di vestire habiti simiglianti a quelli, co'quali molti de gli Dei si vedono rappresentati; per la qual cagione vado credendo, che per adularlo, stampasse il Senato la medaglia con testa laureata, e lettere già
   6. dette, che hà nel rouescio vna figura ignuda, se non che pur le pende dall'homero sinistro vn panno verso la mano, con la quale stringe vna verga, hauendo distesa la destra, co'l braccio dinanzi a sè, e si stà in atto di velocemente caminare: le cinge il crine vna corona radiata, che la rappresenta il Sole, che è il medesimo di Elagabalo appresso i Siri, e del quale egli era Sacerdote: vedendouisi la solita Stella, con inscrittione: P.M. TR. P.III.COS.III.P.P.S.C.
   Non hauendo Elagabalo potuto tirare ne'suoi vitij il Cugino Alessandro, già da lui adottato, l'odiò talmente, che più fiate fece proua di auuelenarlo, o di vcciderlo, o che il Senato, o gli Eserciti non più lo chiamassero Cesare; e fece vccider molti di coloro, che stauano alla custodia di lui, quasi che dal confarsi a'suoi voleri lo distogliessero. Le quali cose isdegnarono di modo gli Eserciti, maggiormente inclinati ad Alessandro, che a lui, che più, che si vietaua loro il chiamarlo Cesare, & Imperadore, più lo gridauano, e lo voleuano tale. La onde Elagabalo per tentar gli animi di quelli, diuolgò, che Alessandro era morto: ma essi, non pur si restarono di mandare a lui le solite guardie, che commossi da ira, ammutinati ne gli alloggiamenti, di vedere Alessandro fecero tumultuosa instanza. Si sbigottì Elagabalo di tal solleuatione, e postosi il fanciullo accanto nel suo Carro Imperiale, lo condusse a gli Eserciti; i quali con liete voci riceuutolo, mostrando, che più di Alessandro, che dell'Imperadore prendessero cura, ciò molto irritò l'animo di Elagabalo, e fatti prender molti di coloro, che più ardenti, crano stimoli a gli altri di così fatte acclamationi, come persone fattiose, e tumultuarie, pensò fargli morire: ma inuano si affaticò di nuocrre ad Alessandro; perche solleuati li Soldati per difendere i loro Commilitoni, vccisero l'Imperadore con la Madre Soemia, & i suoi fauoriti; all'hora in vece del timore, nacque in ciascuno il piacere, e con mille beffe, & insulti 

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