Full text: Angeloni, Francesco: L' HISTORIA AVGVSTA DA GIVLIO CESARE A COSTANTINO IL MAGNO. Illustrata con la verità dell'Antiche Medaglie DA FRANCESCO ANGELONI

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SETTIMIO GETA


   SOGNO'Seuero, che Antonino gli doueua succedere nell'Imperio; perloche ad amendue li figliuoli Caracalla, e Geta, pose il nome di Antonino, & operò, che il Senato glie lo confermasse. Di Giulia hebbe in Milano Geta, così chiamato dal nome del Zio, ò dell'Auo paterno, e nel porgli, che fece Seuero,l'altro nome di Antonino, accanto il rispetto accennato, si crede hauesse in cuore, che cotal nome fosse, vsato per lo innanzi da'Principi in vece di quello di Augusto;e ciò in riguardo dell'affettione, che egli passò con Marco Aurelio Antonino. Fù Geta nella sua fanciullezza, & anche, nella giouentù di bell'aspetto, e piaceuole, Intantoche più era egli desiderato successore del
   1. Padre nell'Imperio, che l'altro fratello Bassiano. La sua effigie si vede in assai tenera età entro la medaglia, senza corona, e lettere: P. SEPTIMIVS GETA CAES. e con le Insegne Sacerdotali; cioè il Lituo, la Secespite, l'Orceolo, il Simpolo, e l'Aspergillo descritte in Aurelio, & in Caracalla; leggendouisi: SEVER1 P11 AVG. F. S. C. la qual medaglia stampò forse il Senato, mentre essendo egli ascritto in alcun Sacerdotio, fù anche chiamato Cesare.
   Ma nella giouanile età fù Geta dichiarato dal Padre, non solamente Principe della giouentù, ma Cesare, e Pontefice, secondo lo ci rappresenta la medaglia con testa senza laurea,
   2. e lettere: GETA CAES. POTIFEX, e trè giouinetti, che forse rappresentando il giuoco di Troia, gareggiano su'Caualli; e l'vno, che correndo precede li due, che lo seguitano, dee facilmente esser Geta, leggendouisi: PRINC. IVVENT. S. C. COS. Intorno a'quali giuochi si toccò alcuna cosa, trattandosi in Germanico di Nerone, e Druso Cesari.
   Hebbe Geta in tutte le sue attioni gran segnali di beneuolenza da'Soldati; i quali conoscendo la sua affabilità, e ch'era amabile per gentilezza di costumi; e raccolto in più guise la peruersa natura del fratello; vollero in fine, che illPadre gli participasse l'Imperio egualmente con Caracalla. Il quale amore, e prontezza de gli eserciti verso Geta, tengo, che si raccolga dalla medaglia con testa senza Corona, e lettere: P. SEPTIMIVS GETA CAES. & vna
   3. Donna nel mezo di sei Insegne militari, con inscrittione: CONCORDIA MILITVM. S. C. E'cotal Donna il simulacro dell'istessa Concordia, che mantiene l'amore de'Soldati viuo, e verde verso il giouinetto Geta.
   Quando Seuero diede per moglie Plautilla a Caracalla, fece prendere à Geta la Toga virile; & indi a non molto li dichiarò amendue Consoli: e nel vero, che col crescer di Geta ananzandosi in lui l'amoreuolezza, l'affabilità, e l'humanità, si aumentaua anche sempre più verso di esso l'amore del Senato, del Popolo, e de'Soldati. Nè sarebbe forse disdiceuole il dire, che la salute del fanciullo fosse raccommandata da'Popoli alla Dea Pallade, che è l'istessa con Minerua dimostrando pur'esso tale attitudine nell'apprender le scienze, e nell'applicarsi all'armi, che poteua sperarsene buona riuscita; e che però si decretasse la medaglia con
   4. testa senza Corona, e lettere descritte, con la Dea Pallade sedente armata di celata, e d'hasta, che stringe vna tazza nella destra mano, con cui porge alcuna cosa ad vn Serpente auuiticchiato ad vn'arbore, e vi si legge: PONT. TR. P. COS. II. S. C. Il Serpente, stimo, che sia il simulacro di Esculapio, a cui si dimostri, che Pallade sacrifichi per la salute di Geta. Ma vn altro concetto mi souuiene, che si potesse hauere dal Senato all'hora, che decretò simile medaglia, fondato per auuentura sù l'opinione tenuta dal Padre di lui Seuero, che non douesse Geta viuere lungamente, nè giunger all'Imperio, e che il Senato per la buona speranza, che ne haueua già presa, facesse voti, ò sacrificasse per la sua salute, co'l publicarne il suddetto segnale.
   Che fosse Ceta dedicato a Pallade, o Minerua, più chiaro si raccoglie dalla medaglia
   5. con testa, e lettere accennate, e con detta Dea sedente abbigliata di vestir donnesco, ma col capo coperto di celata, e che appoggiato il sinistro braccio sopra di vn grande scudo, sostiene sù la destra mano la Ciuetta, animale a lei dedicato, e vi è notato: PONTIF. COS. 11. S. C.
   Continua la proua, che Geta fosse raccomandato a Pallade, e che fors'anche il fratello nell'età giouanile fosse di lei diuoto, vedendosi nel Consolato secondo di Geta, la medaglia 

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