Full text: Angeloni, Francesco: L' HISTORIA AVGVSTA DA GIVLIO CESARE A COSTANTINO IL MAGNO. Illustrata con la verità dell'Antiche Medaglie DA FRANCESCO ANGELONI

33.

furtiuamente a lui di notte, & egli inuaghitosene, mandò nell'aurora per Tolomeo; acciòche si riconciliassero insieme. Adirossene il giouine, nè fù piccolo il pericolo passato iui da Cesare con la sua gente; benche in fine gli accordasse, concedendo loro, per egual parte, il Regno: ma non perciò la seditione incominciata fra li ministri Egittij lasciò di metterlo tuttauia in grandissime necessità, fin che sopragiuntogli Tiberio Claudio Nerone con soccorsi della Siria, soggiogò l'Egitto, e lo donò a Cleopatra; della quale si tenne, che generasse vn figliuolo. Impadronitosi in quel tanto Farnace dell'Armenia, e di alcuna Città nella Bitinia, si prouocò contra Cesare, che per reprimerlo mandò Gneo Domitio Caluino; il quale vinto in vna battaglia da Farnace, strinse Cesare stesso ad incontrarlo, e combatterlo nell'Armenia, doue lo superò e gloriossi d'hauere in vn sol giorno, & in vn'hora istessa, giunto, veduto, e vinto l'inimico. Lasciato iui Domitio ad assettar meglio le cose, tornò in Italia; doue vditi nuoui tumulti suscitati nella Spagna da Pompco figliuolo del Magno, si trasferì colà con buone forze, e vi sostenne delle difficoltà, e de'pericoli, essendoglisi animosamente opposti Scipione, Iuba, e Catone, con molti Romani, che vi si trouarono; benche con la virtù, e con la fortuna di Cesare il tutto restasse in prò di lui superato. Di là nauigò in Sardegna, e mandò Gaio Didio in Ispagna contra Pompeo, e giunto egli in Roma, vi trionfò in quattro giorni de'Galli, de gli Alessandrini, di Ponto, e dell'Africa; & eletto per dieci anni Dittatore, hebbe altri honori: onde celebrò splendidamente spettacoli, giuochi, feste, e conuiti. E perche si afferma, che con apparati vari fù condotto da Cesare ciascuno de'suddetti trionfi, e ch'egli magnificò, sopra tutti, quello dell'Africa, per l'vtile, che al Popolo Romano seguì di simile vittoria; e forse vi comparue sopra di vn Carro tirato da animali di quel paese; de'quali molti si videro in tal pompa, con de'lumi accesi sopra; quindi
   3. è, che rappresentandosene la memoria entro la medaglia, che contiene dall'vn lato la testa di Cesare laureata, col lituo stromento dell'Augurato, e lettere DIVOS IVLIVS, e dall'altro
   4. egli stesso in piedi su'l carro di due ruote tirato da quattro Elefanti, in atto di trionfante, con le sole lettere S. C. hò però stimato di farne quì mentione: lasciando a'saggi il giudicare, se in vita, ò dopo morte di Cesare, ella fosse stampata in honore di lui; quantunque il vedersi l'Imperadore su'l carro, pare, che approui, che in vita, hauendo soggiogato l'Africa, conseguisse l'honore.
   Postosi Cesare a disporre le faccende della Città, vi diede molti ordini vtili, & impose premio a chi si studiaua di generar figliuoli. Corresse l'anno, & altre cose instituì appartenenti al buon gouerno. Rinforzò Q. Fabio Massimo, e Q. Pedio di gente, per reprimere nella Spagna Pompeo, e Sesto, che tuttauia accresciuti di forze, e di credito vi rumoreggiauano: nè stimatele poi sufficienti a tal effetto, lasciato Lepido con otto Prefetti al gouerno della Italia, vi si trasferì di persona, e di quei nimici ottenne notabile vittoria, della quale, benche non senza suo biasimo volle trionfare in Roma; doue inclinati i Cittadini alla fortuna di lui; poiche hauendo già riceuuto il freno, teneuano, che'l Principato di vn solo, douesse in alcun modo, recar solleuamento a'trauagli ciuili, il fecero perpetuo Dittatore, gli dedicarono, per la sua mansuetudine, il Tempio della Clemenza; e per certa grandezza più, che humana, gli aggiunsero nuoui honori, e titoli, concorrendo nel ciò fare gli stessi suoi Nimici; che quantunque lo conoscessero di tutto meriteuole, vi hebbero nondimeno per fine il recargli carico, e'l renderlo a i più modesti odioso. Accettati da lui gli attribuiti honori, e specialmente il titolo più sourano d'Imperadore, che fù con l'altro di Cesare, comune a'suoi descendenti, poteua ben con ragione pregiarsi, che dopo hauer fondato la nascente sua grandezza sù le cose auuerse, e saputo ben regolarsi nella prosperità, e nel vincer l'inuidia, con la gloria, fra'tentatiui di molti, alla sola virtù di lui incontrasse il dare lo incominciamento al maggior Imperio del mondo: ma come che egli fosse fin'allhora stato huomo prestante per grandezza d'animo, e per pratica di guerra, non seppe nondimeno frenar tanto dapoi la sua voglia, che questa non lo trasportasse a trattare dital guisa i suoi Cittadini, come se Principe loro antico, e legittimo fosse stato; e perciò, non permettendo la Fortuna la perpetuità nelle cose, conuenne, che'l preso inganno cadesse finalmente sopra il capo di lui; conciosiacosache dimorando egli in Roma ad ordinar tuttauia il gouerno di quella, e dell'Imperio, & ad apprestar i mezi opportuni, per vendicar contra Parti la morte di Crasso, essendo stato di già vincitore in cinquantadue battaglie, si proposero Marco Bruto, e Cassio, 

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