Full text: Angeloni, Francesco: L' HISTORIA AVGVSTA DA GIVLIO CESARE A COSTANTINO IL MAGNO. Illustrata con la verità dell'Antiche Medaglie DA FRANCESCO ANGELONI

277.

e compreso il bisogno, che teneu a di raffrenarla, desideroso anche di sottrarre i figliuoli dalle delitie Romane, s'incaminò con poderoso esercito a quella volta, quantunque molestato dalle gotte: ma nondimeno con la virtù l'incommodo della natura, e le difficoltà de'viaggi, francamente superò; e riceuuti nel viaggio Ambasciadori di cotal Natione, che chiedeuano perdono, e pace, non volle conceder loro alcuna cosa: laonde posto il figliuolo Geta al gouerno di quella parte dell'Isola, che tuttauia restaua nell'obedienza de'Romani, spintosi egli con Antonino a combattere gl'inimici, diede loro molte rotte: intanto, che io stimo, che per
   20. memoria di ciò stampasse il Senato la medaglia con testa laureata, e lettere: SEVERVS PIVS AVGVSTVS, e con la Vittoria in piedi, gestendo ad ambe le mani il Labaro, vedendolesi sedere a'pie di due prigioni, e vi stà scritto: VICT. BRIT. P. M. TR. P. XIX. COS. III. P. P. S. C.
   Mentre così fatta impresa era coraggiosamente proseguita da Seuero, egli infermò in modo, che gli conuenne di ritirarsene, e di raccomandarla al figliuolo Bassiano; il quale impatiente nell'attender, che il Padre chiudesse gli occhi, persuase a'medici, & ad altri ministri, che in alcuna guisa togliessero il vecchio hoggimai dal mondo. Così Seuero più oppresso dal dolore, e dalla noiosa pena, che'l cuore affannato sentiua, che dal male, hauendo ben'egli compreso l'animo maluagio del figliuolo, dopo gouernato l'Imperio diciotto anni morì, e nel vero, che niuno Imperadore, di guerre Ciuili contra i suoi nimici, ò delle Esterne contra Barbari, già mai tante vittorie ottenne, quante n'hebbe il valoroso, ma crudo Seuero.

278.
GIVLIA AVGVSTA.


   VVole Elio Spartiano, che prima del giunger di Seuero all'Imperio, egli hauesse per moglie Martia, della quale si tenne, che nascelse il maggior figliuolo Bassiano, che fù chiamato Caracalla: ma non altra mentione di Martia si troua, se non che giunto Seuero all'Imperio, le alzò vna Statua. Essendo egli legato in Lione nella Gallia, e volendoui prender moglie, chiedeua a quelle, che gli erano proposte, le geniture loro, e mostrauale à Matematici. Questi stimarono, che vna tal Donna di Siria douesse esser congiunta ad vn Rè: ond'esso, col mezo d'amici l'ottenne, e fù Giulia; della quale tosto hebbe figliuoli. Giunto Seuero all'Imperio, fù la moglie nomata Donna, quasi Domina, ò Signora, & insieme Augusta, secondo si raccoglie in amendue i modi in più sue medaglie: leggesi però intorno l'effigie di
   21. lei, posta nell'vna di esse: IVLIA DOMNA AVG. e si vede nel rouescio il simulacro di Giunone in piedi, che tiene nella sinistra vn hasta, & hà nella destra la Patera, ò tazza, standole accanto il Pauone con lettere: IVNONEM. S.C. del qual simulacro si è detto à bastanza in Faustina.
   Con simil testa, & inscrittione stà in altro rouescio Venere ignuda in piedi, adombrate
   22. però le parti dalla cintura al ginocchio, da vn velo, che di ragione dee essere di colore ceruleo, e quale è il mare, in cui ella nacque. Volge il tergo, e stà nel resto, come per fianco, appoggiata col sinistro braccio sopra di vna Colonna; dal cui lato le si vede vna palma, e porge con la destra mano vn pomo, leggendouisi: VENERI VICTR. S. C. In cotal atto, & ignuda stà per auuentura, volendo mostrare, per simil via, maggiormente la perfetta bellezza, con cui hauendo superate Giunone, e Pallade, n'hebbe in dono da Paride il pomo, che le si vede in mano, e n'ottenne etiandio la palma. Potè esser Giulia anche tanto bella, che così fatti attributi non le douettero affatto sconuenire; quantunque vi apparisca il segnale della solita adulatione.
   In altre medaglie si nomina Giulia Augusta solamente, dimostrandolo quella con testa in
   23. età giouanile, e lettere: IVLIA AVGVSTA: hà nel rouescio la Dea Cibele sedente, col capo turrito, cioè coronato di torri, e posando il sinistro braccio sopra di vn Timpano, ò Cembalo, porge con la destra mano vn ramoscello di Pino, & hà a'piedi della sedia due Leoni, leggendouisi: MATER DEVM.S.C. La Dea Cibele fù da gli antichi chiamata MAGNA MATER, secondo si è altroue accennato: hauendola essi stimata la Madre, e la Produttrice di tutte le cose: le attribuirono il Timpano, disegnando con questo la rotondità della terra, come col capo turrito si rappresentano le Città, e le Castella, che sono in essa: le aggiunsero i Leoni, in vista mansueti, per dinotare, che niuna sorte di terra è così remota, e tanto aspra, ò fiera, che non le conuenga lo stare ad alcuno soggetta. Non era però piccola l'adulatione, che vsò il 

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