Full text: Angeloni, Francesco: L' HISTORIA AVGVSTA DA GIVLIO CESARE A COSTANTINO IL MAGNO. Illustrata con la verità dell'Antiche Medaglie DA FRANCESCO ANGELONI

29.

modo simil vincolo, fra amendue, manteneua; massimamente, che diuentato Cesare maggiore di quello, che da prima altri pensò, e credutosi, ch'egli aspirasse al farsi Rè, auanzaronsi i rispetti della diffidenza di Pompeo, che col negligente suo temporeggiare, e con la sola prosuntione dell'assai potere, tardi procurò di spogliar l'emulo de gli eserciti, e di restar egli armato, e con la Prouincia della Spagna cadutagli in sorte. Nè volendosi l'vn l'altro cedere, auuenne, che passato Cesare, co'soldati, il Rubicone, nacque perciò in Roma tal terrore, che tolto la mente à ciascuno, & il consiglio, non sapendosi qual'animo egli portasse, nè quali forze gli si potessero, in ogni caso, opporre, per non hauer Pompeo proueduto in tempo al bisogno. Recando tuttauia la fama auuisi più aspri, non faceua hoggimai mestieri di più venti al mare fremente, e procelloso di quel mal guidato Popolo: che anzi pensandosi da molti al douer mitigare gli affanni con volontaria morte, l'istesso Pompeo impresso di non poter rimediare all'euidente pericolo, il dissimulaua. Ma dalla necessità nato finalmente in lui il consiglio, ordinato a Senatori, che lo seguitassero, e traendone seco i Consoli, col migliore delle genti, si ricouerò à Brundusio; doue seguitato poscia da Cesare, che nondimeno più vie, tentò in vano, d'accordi, e di pace, trouatisi à fronte à Durazzo di Macedonia, venuti, dopo vari successi, à battaglia, ne seguì all'istesso Cesare così fatta rotta; che si restarono trentadue insegne all'Auuersario. Ma non mancando egli pertuttociò al natio valore, essendogli noto, che à gli animosi è fauoreuole la Fortuna, ristorato l'esercito, lo mosse contra Scipione, che trasferendosi nella Macedonia, diede à luì campo di pensare, che Pompeo si condurrebbe in luoghi di suo minor vantaggio per soccorrerlo: ma questi disposto di consumare l'esercito di Cesare, temporeggiando, non voleua più oltre auuenturarsi, se non che stimolato dalle altrui mormorationi, fù costretto seguitarlo ne'Campi Farsalici; doue Cesare, non ostante l'esser per la rotta debilitato di forze, inuitato à battaglia da'Pompeiani, che erano in numero più del doppio, ardì d'accettarla. Onde la Fortuna, che le più volte conduce à duri casi coloro, già da lei co'beneficj arricchiti, non più mostrandosi prospera à Pompeo, conuertita tutta verso Cesare, gli concedette degno frutto della virtù, e della grandezza dell'animo di lui con tal vittoria, che rouinato affatto lo stato dell'auuersario, non potendo questi sostenere col corpo l'affanno, nè con lo spirito la vergogna, con grande amaritudine d'animo, veduto fin, manomessi gli steccati, vestito d'habito miserabile, partì tutto cheto à piedi, con pochi de'suoi più intimi amici. Nè volendo Cesare porsi in maggiore necessità con altri, comandò, che le lettere trouate ne'scrigni di Pompeo, che conteneuano il pieno dell'animo de'suoi auuersari, fossero incontanente arse. Concedette à Bruto, che poi l'vccise, & à molti altri il perdono; essendosi compiacciuto che più si discoprisse per tal via, essere in lui la mansuetudine, che la seuerità. Datosi poi à perseguitar Pompeo, & vdito in Alessandria la infelice morte di lui, pianse della sua sciagura, quando per parte di Tolomeo hebbe, con la testa, l'anello di esso.

30.
POMEO MAGNO.


   FVrono tali i fatti di Pompeo, il quale contese dell'Imperio con Cesare, che ben si richiede il farne vna particolar mentione. Hebbe Pompeo per Padre Strabone huomo bellicoso, e strenuo Capitano de'Romani, da'quali fù, per tema della grandezza da lui acquistata con l'armi, e per la sua ingorda auaritia, odiato in guisa, che vcciso dalla saetta, lo gittarono dalla bara, in cui per seppellirlo era portato, e ferongli altri vituperi: ma non fù in alcuno maggiormente, nè più tosto, ch'in Pompeo allogata la beniuolenza del Popolo, e nella felicità aggrandita, e nelle sciagure di lui continuata: chiaro segnale, che alle doti dell'animo, alla bellezza del corpo, & alla nobiltà de'natali, hebbe i costumi, e l'opere corrispondenti. Ancora giouinetto militò sotto il Padre contra Cinna, per le cui insidie corse rischio di esser à tradimento dal proprio compagno Terentio vcciso. Prese per moglie Antistia, & indi à poco sospettandosi dall'esercito istesso di Cinna, che questi hauesse ammazzato Pompeo, il quale non si trouaua, restò Cinna morto da vno de'Soldati. Nell'età di ventitre anni, non da alcuno creato Capitano, fatte tre legioni nel Piceno, e prouedutele de'necessari bisogni, con quelle si trasferì à Silla. Hebbe incontro Carinna, Celio, e Bruto, che disegnauano disfarlo: ma esso valorosamente combattendo, gli ruppe, come auuenne di 

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