Volltext: Angeloni, Francesco: L' HISTORIA AVGVSTA DA GIVLIO CESARE A COSTANTINO IL MAGNO. Illustrata con la verità dell'Antiche Medaglie DA FRANCESCO ANGELONI

248.

di quello, che gli accadde nell'Anfiteatro combattendo co'Gladiatori, si propose di abbandonare il Palagio Imperiale, e dimorare nella Scuola di cotal gente, nè si curò tanto di essere detto Ercole: quanto ambì, che gli fosse attribuito il nome di vn Gladiatore, poco anzi morto, e che era molto famoso. Pensò di vscire in certa festa dalla sudetta scuola, non con ornamenti Imperiali, ò accompagnato dall'vsata guardia, mà in habito di Gladiatore, e con gran turba di simil gente intorno; di che hauendolo lieuemente ripreso Martia sua Concubina, secondo fecero Leto Prefetto de gli Eserciti, & Eletto suo Cameriere, ritiratosi egli cruccioso in camera, e prese alcune sottili tauolette acconcie in libricciuolo ad vso di scriuerui, notò iui coloro, che si era disposto di far morire la seguente notte, ponendoui per la prima Martia, e seguitamente Leto, & Eletto, e con molti di quelli, che erano maggiori di autorità nel Senato, con fine di potere dapoi, senza il testimonio loro eseguire più francamente ogni sua voglia, e souraggiunto dal sonno, datosi in preda ad esso, capitò in quel tanto colà entro vn fanciullo, che liberamente in ogni luogo dell'habitatione del Principe soleua pratticare, e veduto questi il libricciuolo, per ischerzo lo prese, & auuenutosi in Martia, essa fattogli vezzi, glie lo tolse per tema, che no'l guastasse, & apertolo, e vedutasi notata frà coloro, che in breue doueuano morire, il tutto palesò à Leto, & ad Eletto, & apprestato ad vn tratto il veleno, essa che era vsata di mescere à Commodo, non molto dopo glie lo diede in certa beuãda;ma prouocatogli grandissimo vomito, e mossa perciò dal timore, che si restasse scarico, per tal via, dal veleno, e dal male; introdotto vn certo Narcisso giouane forte, e robusto, fecelo da colui, nel proprio letto, strangolare. Cotal fine hebbe Commodo, il quale non hauendo riceuuti nell'animo gl'incitamenti del Padre Marco per diuentare virtuoso, datosi troppo in preda a'piaceri, alle dishonestà, & a'maggiori vituperij, che nè à persona nata nella feccia dell'infima plebe sarebbono conuenuti, gli cagionarono vn perpetuo obbrobrio, & vn fine infelicissimo nell'età sua d'anni trentuno, e quattro mesi, hauendone dodici, e noue mesi, e quattordici giorni impiegati imperando.

249.
CRISPINA AVGVSTA.


   HEbbe Crispina per Padre Burro, ouero Prutio Presente, che fù Consolo, e diedela Marco Aurelio per moglie al figliuoloCommodo; il quale per cagione di adulterio la relegò à Caprea, e la fece sinalmente vccidere. Trouansi nondimeno di costei varie medaglie, & vna
   42. ve ne hà, che contenendone l'effigie con lettere: CRISPINA AVGVSTA; dimostra nel rouescio vna Donna sedente, che con la destra tiene vna Patera, e con la sinistra il Cornucopia, e vi
   43. si legge: CONCORDIA. S. C. La quale altro non è, che l'vnione de'voleri, e la vniformità de'cuori, e delle volontà.
   Si vede in altra medaglia dell'istessa Crispina vna Donna in piedi, che tenendo con la destra mano vn pomo, si pone la sinistra sopra il capo, con lettere: VENVS. S. C. mà simile si è veduta in Faustina.
   Rappresentasi, in diuerso rouescio vna Donna in piedi giouinetta, col capo inghirlandato di fiori, mentre vna simil ghirlanda tiene nella destra mano, appoggiando l'altra ad vn timone
   44. di Naue; il quale sopra di vn globo stà posto, e vi si legge: LAETITIA. S. C. Tal figura rappresenta la Letitia, la quale è fanciulla, e coronata di fiori; perciòche stanno i fanciulli sempre allegri, e soleuano nelle publiche feste andare di tal guisa coronati, secondo le porte delle Case, e de'Tempij, e gli animali stessi similmente ne ornauano. Tiene la ghirlanda nell'vna mano, e nell'altra il timone sopra il globo: volendosi con ciò dare à vedere l'vniuersale allegrezza, per cagione di simili Imperadori, quali erano Commodo, e Crispina: mà tutto però rappresentauasi dal Senato per sola adulatione: già che tale non poteua essere la verità, rispetto a'mali portamenti, & a'vitij di amendue.
   In altro rouescio della medesima Crispina si vede vna Donna in piedi, che tiene nella destra la Patera, & appoggia la sinistra ad vn'hasta, e vi stà scritto: IVNO LVCINA. s. c. e questa si è veduta in Lucilla. Fù così detta simil Dea, ò per la luce, che apporta à nascenti fanciulli, ouero perche con quella gioua etiandio alla Terra, essendo pur chiamata in aiuto delle Donne partorienti.
   Mà in diuersa medaglia è vna Donna in piedi, con lunga palma nella sinistra, e'l Cornucopia nella destra mano, e lettere, che esprimono: HILARITAS. S. C. Intorno alla quale si è fauellato in Adriano, essendosene rappresentato colà il simulacro.
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