Full text: Angeloni, Francesco: L' HISTORIA AVGVSTA DA GIVLIO CESARE A COSTANTINO IL MAGNO. Illustrata con la verità dell'Antiche Medaglie DA FRANCESCO ANGELONI

162.

con l'armata nel Mare, con fine di passare nell'India, questo gli fù da molte, e grandi difficoltà impedito: intantoche hebbe cagione d'inuidiare Alessandro, che tal viaggio felicemente proseguì. Di colà Traiano mandò a Roma Ambasciadori con molte ricchezze per serbare nell'Erario, e co'nomi delle Prouincie, dell'Isole, delle Nationi, e de'Popoli da lui vinti. La quale fù di grande allegrezza in Roma, & all'Imperadore cagione di lodi, d'vn Arco eretto nel foro, e d'altre eterne memorie del suo singolare valore: secondo seguì della medaglia, che oltre la testa con solite lettere, hà nel rouescio il simulacro
   40. dell'Arabia, con vestimenta lunghe, coronata di spiche, ò d'alcuna delle cose odorifere, che colà produce abbondantemente la Natura: hà nella destra vn ramoscello, che forse dell'istesse herbe può credersi, che sia; e con la sinistra sostiene cosa più simile ad vna piramide, che ad vn parazonio, vedendosi a'suoi piedi, vn Dromedario, ò Camelo; de'quali il paese abbonda, e vi si legge: S. P. Q. R. OPTIMO PRINCIPI, e di sotto: ARAB. ADQ. cioè: Arabia adquisita. S. C.
   E perche l'Armenia, e la Mesopotamia erano comprese nella nota inuiata da Traiano al Senato de'Regni da lui vinti, anche per cotal memoria, vi è la medaglia con testa, e lettere
   41. descritte, che hà nel rouescio Traiano istesso armato; il quale appoggiando la destra ad vna hasta, sostiene con la sinistra il Parazonio; dal cui lato ricade il Paludamento. A'piedi di lui stanno sedenti trè figure; l'vna, che è nel destro lato, si tiene abbracciata l'vrna, onde si versa l'acqua, e stimasi il fiume Tigre: l'altra, che si vede più in fuori dal sinistro, può essere l'Eufrate. Il primo hà suo nascimento da'Monti de gli Vssij, nè alcun altro fiume nelle parti d'Oriente corre di quello più veloce, tirando egli con sè l'acqua furiosa, e sassi di molti altri fiumicelli: onde, dalla sua velocità, ne vien detto Tigre, che in lingua Persiana significa Saetta, e per lo spatio di dieci Stadij, ciascun de'quali, è l'ottaua parte d'vn miglio, corre frà le ripe sassose di molte selue impetuosamente: ma entrato poscia ne'campi, diuisi dalle sue acque, più facile si rende alla nauigatione; e passato per seicento stadij, ne'terreni de gli Armeni, de gli Arabi, de gli Orci, e de gli Adiabeni, girato li Monti Gordiani, verso la Seleucia Babilonia, conduce l'acque sue nel Mare di Persia. Il secondo nasce da Nifate Monte d'Armenia, e fatto grande, e profondo, passa per Babilonia, e chiudendo la Mesopotamia dall'Occidente, come il Tigre, la circonda dall'Oriente, am endue poscia si congiungono, & al Mare Rosso portano l'acque loro. Ma perche più presso là doue, l'Imperadore posa co'piedi, stà altra persona sedente con postergate braccia, & in atto mesto; questa giudico, che possa essere la Prouincia Partica da lui soggiogata; massimamente, che d'intorno la testa di Traiano si legge il titolo di PARTICO, & in simile rouescio stà scritto l'encomio: ARMENIA, ET MESOPOTAMIA IN POTESTATEM P. R. REDACtae. S. C.
   Soggiogate da Traiano tutte l'Isole, e le Città, che si trouauano dall'vn lato all'altro del Mare Eritreo, e fatto suddito de'Romani il Rè Athambilo, co'suoi Popoli detti Spasini, entrò con l'armata nel Mare, per passare di là nell'Indie: ma riceuutiui di notabili impedimenti, e intese, sopratutto le riuolutioni di molti Popoli, che pensando non douere egli campare da'flutti di que'Mari, si ribellarono: quantunque prouedesse, co'suoi Legati, a così fatti disordini; nondimeno, vedendosi contrario il fato, e che non poteua superare la gloria del Magno Alessando, col farsi tributarie l'Indie, colmo di malinconia tornò, d'onde partì; e trouato morto Pacoro da lui coronato Rè de'Parti, ne inuestì, col consenso de'Popoli, Partenaspate valoroso,e prode huomo, e della Patria nationale. Ma continuando in Traiano la presa tristezza, per non essersi potuto trasferire nell'Indie, essendo stato nel resto molto sano di sua vita, sbattuto in fine da lunghi, e perigliosi viaggi, e da'patimenti sostenuti nelle guerre; ma molto più dall'animo suo afflitto, non senza sospetto di veleno, benche il suo fine al male di morici fosse attribuito, si morì in Seleucia d'età di settantatre anni: hauendone regnati ventuno, sei mesi, e quindici giorni. Io tengo, che alcuna delle Città, a lui diuote, volesse, dopo morto, serbare la memoria della cagione del suo fine, che fù il riceuere impedimenti nel proseguire il destinato viaggio nell'Indie; percioche si vede il medaglione, con
   52. testa laureata, e lettere: DIVO NERVAE TRAIANO, che contiene nel rouescio l'opporsi, che suol fare il fiero mostro di Scilla a'nauiganti, che di colà vicino si conducono a viaggiare; peroche egli con sembiante, dal mezo in sù, di giouane Donna, hà la inferiore parte del corpo composta di dodici piedi, & con sei colli, & altrettanti capi di Lupi, e di Cani, con le
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