Full text: Angeloni, Francesco: L' HISTORIA AVGVSTA DA GIVLIO CESARE A COSTANTINO IL MAGNO. Illustrata con la verità dell'Antiche Medaglie DA FRANCESCO ANGELONI

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vn Fauno, con ritorto bastone nella destra mano, questi si volge a mirarla: ma appresso di lui, & a fronte delle Tigri, stà vn Satiretto, che porge all'vna di esse, non sò se cibo, ò altro, ò pure vi scherzi. Vestirono, tal fiata, gli Antichi il Dio Bacco d'habito feminile, e massimamente quando ad Arianna si trasferiua; e da Ninfe, da Sileni, da Satiri, e da Siluani ministri, e seguaci di lui, v'era accompagnato, chiamandosi quello il Choro, e la Compagnia d'Arianna. E perche quì stà Bacco in atto di riposo, e di quiete, si volle forse annuntiare à Traiano, che dopo le fatiche della guerra, douessero a lui seguire le vittorie, li trionfi, la quiete, e l'humane sodisfattioni, che Bacco, dopo trionfato dell'Indie, conseguì. Ma in altro modo, mentre pur'egli si studiaua d'andare ad Arianna, lo dipinse dentro vna sua tela, il Gran Titiano; la quale, per l'ammirabile maestria vsataui da così fatto Artefice, è celebre, e stà nel ricco studio di Pitture, e di Scolture, che l'Eminentissimo Cardinal Hippolito Aldobrandino tiene nel suo delitioso Palagio su'l Quirinale; perche quantunque il Carro di Bacco vi sia tirato dalle Tigri, & egli v'habbia l'vsata compagnia di Ninfe, di Satiri, di Siluani, e di Sileni, che scotendo tal'vno i verdi Thirsi, portano altri le squarciate membra del Vitello, e cinti si mostrano di ritorti Serpenti; & altri percuotono, con aperte palme, i risonanti timpani, e con strideuoli corni, e con i Crotoli, e con le straniere Tibie fanno rimbombare l'aere: non è però il Carro istesso della forma di quello descritto dianzi, ma nel disopra è piano, e Bacco vi si vede non vestito, ma ignudo: non sedente, ma in piedi: non in atto di riposo, ma di furibondo, e che da quello si precipita, fatto impatiente nell'arriuare, come desidera, la sua Arianna, che inuolta in breui panni, & a piedi, verso il vicino mare stende frettolosa i passi, con isperanza forse, che pentito Teseo dell'hauerla lasciata in quel lido soletta, debba anche tornare a ripigliarla.
   Vditosi da i Rè de'Parti, e de gli Armeni l'animo hostile, col quale Traiano procedeua contra di essi, di ciò forte impauriti, si trasferirono ad incontrarlo con ricchi doni, e gli si diedero. La cui certezza recò tal contento al Senato, che stabilì vari honori per nuoua, e maggiore gloria di Traiano, stimando grandissimo il pregio da lui acquistato, che dal solo suo nome, Rè così potenti, diuentati timidi, gli si rendessero; poiche altre volte, ciascuno da per sè, e li Parti, specialmente, recarono grandissimi danni a'Romani. Vuole Dione, che frà le preminenze attribuite, per tal cagione, a Traiano dal Senato, l'vna fosse lo intitolarlo Ottimo Principe: ma io non sò, come possa in ciò hauere luogo il detto di lui; mentre cotal titolo, e quello etiandio di Padre della Patria, appare stampato nelle medaglie, fin quando Traiano portò la prima guerra nella Dacia. Ben concorro, che all'Imperadore fossero decretati nuoui honori, fra'quali è la medaglia, in cui si vede la testa, con la corona radiata, e
   34. lettere: IMP. CAES. NERVAE TRAIANO OPTIMO AVG. GERM. e col rouescio di vna bellissima corona d'alloro con S. C. nel mezo, & intorno: DAC. PARTHICO P. M. TR. POT. XX. COS. VI. P. P.
   Nè minor segnale di simile gloriosa vittoria hauuta, ad vn tratto, da traiano di due gran Regi, appare nell'altra medaglia, che la testa, con la Corona radiata ci rappresenta:
   35. e lettere: IMP. CAES. NER. TRAIANO OPTIMO AVG. GER. DAC. PARTHICO. P. M. TR. P. COS. VI. P. P. e dall'opposto lato stà l'Imperadore frà due Trofei; de'quali, mentre abbraccia l'vno con la destra, stende all'altro la sinistra mano armata di dardo, & vi si legge: SENATVS, POPVLVSQVE ROMANVS: S. C. volendosi dare a vedere, che in breue tempo, di due vittorie, hauesse l'Imperadore, riportati doppi trofei.
   Sottoposti gli Armeni, e li Parti da Traiano, egli volle, che'l Rè di questi, oltre al farsi tributario de'Romani, riceuesse da lui la Mitra, o Cidara, proprio ornamento de'Regi Parti; perloche inginocchiato dinanzi all'Imperadore, acconsentì al tributo, e riceuè detta Cidara dalle sue mani. La quale attione come grande, e principale, si vede scolpita in medaglia,
   36. doue intorno la testa coronata di alloro, fi legge: IMP. CAES. NER. TRAIANO OPTIMO AVG. DAC. PARTHICO P. M. TR. P. COS. VI. P. P. e nel rouescio stà vn palco, sopra del quale, è l'Imperadore sedente, col parazonio nella sinistra, e con persona, che in piedi gli assiste. & esso con la destra incorona il Rè, che già in terra, dinanzi a lui, in piedi, riceue simile honore; mentre la Prouincia della Partia ginocchione, e supplicheuole, di così fatta, e d'altre gratie, richiede l'Imperadore; e vi stà scritto: REX PARTHIS DATVS. S. C.
   Tolse il Regno a'Partisimiro Rè de gli Armeni, per castigo del suo temerario ardire, 

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