Full text: Angeloni, Francesco: L' HISTORIA AVGVSTA DA GIVLIO CESARE A COSTANTINO IL MAGNO. Illustrata con la verità dell'Antiche Medaglie DA FRANCESCO ANGELONI

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atta a produrre qualunque animale, metalli, gioie, e cose simili: ella produce, e nodrìsce le cose atte al mantenimento de'mortali: serba i frutti: dà l'esca a gli vccelli: i pascoli a i bruti, de'quali pur si nodriscono gli huomini: e fù in fine chiamata Gran Madre; perche come tale nodrisce, con abbondanti modi, le cose mortali; e nel suo grembo raccoglie quelle, che muoiono: Le fecero in mano il Palladio, tenendosi essere eterna la Terra; sì come pur quegli è simbolo della Eternità: Le posero in mano l'hasta, come era costume l'attribuirla a tutte le Deità; poiche prima, che si giungesse a fare le Statue de gli Dei, erano adorate, in vece di quelle, le haste; le quali per serbare l'antica Religione, aggiunsero dapoi sempre alli simulacri.
   Scorgesi nel rouescio d'altra medaglia di Giulia, la Dea Cerere in piedi, che mentre appoggia la sinistra ad vn hasta, porge con la destra alcune spiche, e papaueri, col titolo: CERES AVGVSTA S.C. Fù stimata Cerere la Dea delle biade, volendosi, ch'ella mostrasse specialmente a'Siciliani, & a gli Eleusini Popoli vicini ad Atene, il modo di coltiuare la Terra: di seminarui il grano, di raccoglierlo, e farne pane: e diede etiandio loro le leggi, sotto le
   35. quali douessero viuere: onde per simili cagioni meritò da quella cieca gente l'essere tenuta per Dea, e le sacrificauano il Porco, & ancora del Latte, versando dell'acqua: già, che alcuni tengono, che in tale sacrificio non vsassero vino; e le offeriuano le primitie delle biade, e le verdi herbe, quando di Primauera spuntauano dalla Tetra. Le attribuirono il papauero, per la conformità, che hà con la terra, essendo rotondo, e con delle inequalità, che mostrano i Monti, e le Valli, che rendono parimente ineguale la superficie della terra; e i molti grani, che rinchiude in sè, dinotano non meno la fertilità delle biade, che la moltitudine de gli huomini, e de gli animali, contenuti dalla Terra: le danno l'hasta per le cagioni dette nell'antecedente medaglia. Tutto ciò potè essere applicato a Giulia per fine di adularne Domitiano, del quale ella era Nepote, e le fù poi concubina, e finalmente moglie; poiche le adulationi fatte a lei, rifletteuano nell'Imperadore, che dopo Domitia, ne fù inuaghito, intantoche fieramente s'attristò, e sentì dolore della sua morte.
   Frà gli honori fatti, per sommo effetto d'amore, da Domitiano, a Giulia, l'vno fù il Deificarla, secondo lo dimostra la medaglia col Carpento di due Mule, solito guidarsi nelle pompe funebri delle Imperadrici, o d'altre Donne d'alto affare, con parole: DIVAE IVLIAE AVG. DIVI T.F.S.P.Q.R. e nel rouescio stà scritto; IMP. CAES. DOMIT. AVGV. GERM. COS. XVI. GENS. PERP. P.P.S.C. ma perche simile Carpento, s'è di già veduto in Agrippina, & in Giulia Augusta, non se ne replica il disegno, come nè meno si farà dell'altre medaglie vna volta stampate, per non moltiplicare l'opera senza frutto:
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