Full text: Simeoni, Gabriele: ILLVSTRATIONE DE GLI EPITAFFI ET MEDAGLIE ANTICHE

227.

torto à loro, à voi, & à me) che io non sia per mezzo della medesima virtù cosi nobile come loro & come voi? Circa che ci possiamo horamai risoluere che pochi, anzi rari siano quelli, che si possino nobili & gẽtilhuomini domãdare interamente, ricoprendo la maggiore parte di loro la loro vita plebea con la falsa opinione d'essere nobili per i passati meriti de loro auoli & padri. Et benche egli auenga che la corrozione del nostro secolo sia tale, che le richezze & gli honori vadino in mano bene spesso à quelli, che manco l'hanno meritato, non per questo debbono cosi fatti plebei insuperbire, vdendo quello che à Pisone sopradetto scrisse M. Tullio.
   

Tu sei peruenuto (disse egli) con falsità in qualche grado, non per i tuoi meriti, ma per ignoranza & errore de gli huomini, che si sono ingannati ponendo mente alla passata nobiltà de tuoi maggiori, i quali tu non somigli in altro che nel viso.
   

Et Ouidio nel XIII. libro del Metamorfoseo, facendo disputare Aiace & Vlysse per l'arme d'Achille, non dice egli che la nobiltà & gli honori non sono altrimenti questi meritati, & quella è vn nome falso & vna vana gloria, se questi & quella non dipendono da i proprij costumi & fatti virtuosi? nel modo che habbiamo visto per gli Epitaffi, & medaglie antiche in questo libro, & come dinanzi al Consiglio de Greci dichiara qui di sotto Vlysse:
Sed neque materno quod sum generosior ortu,

Margin note:

Ouidio

Nec mihi quod pater est fraterni sanguinis insons,
Proposita arma peto: meritis expendite causam.
Dummodo quod fratres Telamon Peleusq́; fuerunt,
Aiacis meritum non sit, nec sanguinis ordo,
Sed virtutis honor spolijs quaeratur in istis.


x 2 Io

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