Full text: Erizzo, Sebastiano: DISCORSO DI M. SEBASTIANO ERIZZO. Sopra le Medaglie de gli Antichi.

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ne della moneta in rame ordinaria de' Romani, che Asse si chiamaua, non sia fuori di proposito, oltre à quel tanto, che di sopra nel nostro discorso s'è ragionato, quì piu diligentemente trattare dell' Asse, e delle sue parti. Dico adunque, che il Senato & popolo Romano, per onorare i suoi valorosi huomini, à i quali era conueneuole dare gli onori della gloria, per li degni fatti loro, & di quelli lasciare eterna memoria à i posteri, in diuersi tempi, & in diuersi modi, accioche peruenissero à notitia della posterità, scolpirono le cose loro nelle monete, come in tanti scudi; il che operò il Senato & popolo Romano, per non eßere ingrato verso i suoi cittadini. Et si come furono varie le occorrenze, cosi variarono le memorie. Onde nelle vittorie, ne i varij magistrati, nei chiari trofei, & ne i gloriosi trionfi, concederono loro le dignità, & le memorie scolpite in eße monete. Et questo onore di mandare à memoria della posterità le cose fatte, noi vgualmente vediamo nelle monete battute ne' tempi della Republica Romana, & sotto i Consoli, & poi in processo di tempo piu perfettamente nelle medaglie di oro, d'argento, e di metallo, battute solo per gloria de i Prencipi Romani; si che quanto alla cognitione della istoria, noi poßiamo riceuere il medesimo frutto, cosi dal riguardare le antiche monete Consulari, come dal contemplare le medaglie de' Cesari. Ora noi in cotal materia delle monete si fonderemo sopra l'autorità di Plinio, ilquale al libro trentesimoterzo, cap. iij. dice, che il popolo Romano non hauendo ancora battuto l'oro, nè l'argento, hebbe innanzi che'l Rè Pirro foße vinto, l'uso del battere in rame la moneta, ma prima il rame rozzo, poi segnato; battendo l' Asse Librale, onde ancora fù detta, Libella, & il Dipondio; & cosi la pecunia si daua à peso, & non à conto. Da che ancora ne i conti, & nelle ragioni furono dette, EXPENSAE . cioè Pesate. Et quegli etiandio, iquali anticamente pesauano i pagamenti à i soldati, furono chiamati Libripendi in lingua Romana, che noi diciamo nella nostra, Pesatori. percioche nelle vendite, & in cotali pagamenti v'interueniua la Statera, Et il primo, che coniò il rame, come di sopra s'è detto, fù Seruio Rè, & la prima imagine, che fosse signata, fù la pecora; onde fù appellata, Pecunia. Cominciosi poi à coniare l'argento nell' anno cinquecento ottantacinque, doppo la città edificata, nel Consolato di Q. Fabio Massimo, che fù cinque anni innanzi alla guerra Punica, & piacque che il Danaio d'argento valesse diece Assi, il Quinario pur moneta d'argento, da noi di sopra mostrata, ch'era la metà del Danaio, cinque Assi, & il Sestertio, ch'ea la quarta parte di esso Danaio, valesse due Assi & meza. Ma poi nella prima guerra Punica, non potendo la Republica reggere alla graue spesa, diminuì il peso dell' Asse di rame. Sopra che non fa hora mestiero, che noi discorriamo si minutamente. La prima Asse era signata con la effigie di Iano bifronte, & hauea dal rouescio vn rostro di prua di naue. ma nelle minutie di eße Assi, cioè nel Triente e Quadrante di rame, si conteneua la quarta parte della Libra. & prima si chiamaua Triunce, & Teruncio, per essere del peso di tre oncie. Dapoi nella guerra Punica, essendo
Fabio

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