Full text: Erizzo, Sebastiano: DISCORSO DI M. SEBASTIANO ERIZZO. Sopra le Medaglie de gli Antichi.

883.

pus deligebatur qui ius redderet, ac subitis mederetur. Feruntque à Romulo Dentrem Romulium, post à Tullo Hostilio Numam Marcium, & ab Tarquinio Superbo Sp. Lucretium impositos. Dein Consules mandabant. Duratque simulachrum, quoties ob ferias Làtinas praeficitur qui Consulare munus vsurpet. Dalle quali parole di Tacito egli appare, che quegli antichi Prefetti della città erano soliti à crearsi non dal popolo, ma ò da i Rè, ouero da i Consoli. Conciosia, che partiti che erano dalla città i Consoli, il sommo imperio & gouerno di Roma era appresso il Pretore vrbano, fuor che per cagione delle ferie Latine, ciascun'anno i Consoli vsciuano della città. Onde allora, per mantenere il costume antico, doueuano i Consolari lasciare nella città il Prefetto, appreßo ilquale, & non appreßo il Pretore, staua l'imperio della città, per rispetto di vna certa religione del popolo. Di questo Prefetto della città, per cagione delle ferie Latine, cosi scriue Aulo Gellio al lib.xiiij. cap. vltimo. Praefectum vrbi Latinarum causa relictum Senatum habere posse negat Mutius, quoniam ne Senator quidem sit, neque ius habeat sententiae dicendae, cum ex ea aetate Praefectus fiat, quae non sit Senatoria. Adunque per quel tempo che non erano nella città i Prętori, appresso i quali era il sommo imperio, per l'absentia del sopremo magistrato, per tanto spatio haueuano i Pręfetti della città podestà, non solo di chiamare il Senato, ma ancora di trattare col popolo. Da che si conchiude, che per la partenza de i Consoli della città, per cagione delle ferie Latine, faceua mestieri di lasciare il Prefeto della città; & questo piu tosto per rispetto della religione, che perche faceße gran bisogno in Roma di tal magistrato. La Patera, che nel riuerso di tal moneta si uede, io penso che habbia relatione per le ferie Latine alla religione, nel qual tempo (come s'e di sopra detto) si creaua il Prefetto della città, secondo che noi vediamo essere questo ànno stato eletto Marco Lepido, per quella iscrittione intorno ad essa patera. M. AIMILI.M.F.Q.N.LEPIDVS. PRAEF. VRB .
    LA MONETA in argento, di C. Giulio Cesare, ha da una parte la testa di vna Dea, ch'io stimo essere di Venere, dietro alla quale vedesi vna picciola figura alata del Dio Cupido. Ha per riuerso vn trofeo, carico di armi, & scudi di nemici, à piedi del quale vedesi vna Prouincia giacente, in mesto sembiante, et vno cattiuo, con le mani legate di dietro, cõ tale iscrittione di sotto CAESAR . Questa moneta fù battuta in Roma l'anno della città sopradetto DCCVII . sotto la Dittatura terza di C. Giulio Cesare. in tempo, ch'egli trionfò de i popoli Galli, e Germani. Conciosia, che esso Cesare vinse, & fece tributarij i Galli, che s'erano ribellati. Onde della Prouincia della Gallia da lui ottenuta, cosi scriue Suetonio, nella sua vita. Socero igitur generoque suffragantibus, ex omni prouinciarum copia Gallias potissimum elegit, cuius emolumento & opportunitate idonea sit materia triumphorum. & initio quidem Galliam Cisalpinam, Illyrico adiecto, lege Vatinia accepit: mox per Senatum Comatã quoq;, veritis patribus, ne si ipsi negassent, populus & hanc daret. &c.
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