Full text: Erizzo, Sebastiano: DISCORSO DI M. SEBASTIANO ERIZZO. Sopra le Medaglie de gli Antichi.

865.

MAGN. PROCOS . Questa moneta fù battuta in Roma l'anno sudetto della città Dclxxxij. Et fù in tempo, che Cn. Pompeio Magno, come Proconsolo trionfò della. Spagna. percioche, essendo stato ammazzato Sertorio due anni innanzi, Per penna vccisore di quello si haueua vsurpato l'Imperio della Spagna, il quale essendo stato vinto in battaglia il prime anno da Pompeio, preso, & vcciso, in questo anno, che è il decimo di questa guerra, si hebbero le Spagne da i Romani. Della qual cosa cosi scriue Orosio. Ciuitatibus cunctis vltro, ac sine mora in deditionẽre ceptis, duae tantum restiterunt, Auxima, & Calagurum. quarum Auximam Põpeius euertit, Calagurum Afranius iugi obsidione confectam caede incendioque deleuit. Dei quali Calaguritani assediati, cosi scriue Valerio. Calaguritani, quo perse uerantius interempti Sertorij cineribus obsidionem Cn. Pompeij. frustrantes fidẽ praestarent, quia nullum iam aliud in vrbe eorum supererat animal, vxores suas, natosque ad vsum nefariae dapis verterunt, & cadauerum reliquias salierunt. Di questa guerra della Spagna furono due Trionfi, come scriuono Plutarco, Appiano, Velleio, Eutropio, e Floro. De'quali cosi scriue Velleio. Metellus & Pompeius ex Hispanijs triumpharunt, sed Pompeius hoc quoque triumpho adhuc eques Romanus ante diem, quàm consulatum iniret, curru vrbem inuectus est. Eutropio ancora dice cosi. Vno tempore multi simul triumphi fuerunt; Metelli ex Hispania, Pompeij secundus ex Hispania. Di che noi habbiamo etiandio li versi di Lucano al lib. vij.E Plinio parimente in conformità scriue al libro vij. Pompeius Solis occa sum transgressus excitatis in Pyrenaeo trophaeis oppida Decclxxj. ab Alpibus ad fines Hispaniae vlterioris redacta victorię suae adscripsit, & maiore animo Sertorium tacuit: belloque seruili. quod omnia externa conciebat, extincto, iterum triũphales currus eques Rinduait, toties Imperator, antequam miles. &c. Li quali luoghi noi di sopra habbiamo citati. La testa del Rè Numa, cõ la iscrittione NVMA . sopra di quella, sù da Pompeio in questa moneta signata. pereio che la soa famiglia traeua origine da quello. Onde per onorare eßa famiglia, vi pose il simolacro di esso Rè, da cui discendeua. Quel Cn. Pisone dietro ad essa testa di Numa, doueter esser Proquestore di Pompeio. Ma la prua della naue dal riuerso, con la iscrittione, MAGN. PROCOS . dimostra che Pompeio sia stato gran capitano di mare, creato dal popolo Romano in piu imprese con suprema autorità, si come noi vediamo nelle soe medaglie in rame, & in argento, della qual cesa noi al suo luogo habbiamo trattato. Ora quanto al simolacro di Numa Pompilio, noi diremo quello essere stato signato nella presente moneta di quel modo, che fu signato ancora in vn'altra moneta in argento di L. Pomponio, la quale ha da vna parte la testa sbarbata del Dio Apollo, con tale iscrittione intorno. L. POMPON. MOLO . cio è Lucius Pomponius Molo. Ha per riuerso vn'ara da sacrificio, col foco, dinanzi à cui vedesi il simolacro di Numa Pompilio, col lituo inmano, cinto il capo della benda reale, e dirimpetto a lui scorgesi vna figura, che tiene vn'ariete in guisa, che pare c'habbia da seruire per vittima da sacrificarsi, leggendosi cotali lettere di sotto NVMA POMPIL . Donde vediamo essere stata signata questa moneta da L. Pomponio Molone Triumviro monetale, col simolacro del Rè Numa sacrificante per riuerso, per onorarne medesimamente la sua famiglia, che dal detto Numa era di-
scesa,

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