Full text: Erizzo, Sebastiano: DISCORSO DI M. SEBASTIANO ERIZZO. Sopra le Medaglie de gli Antichi.

853.

lauoro, e di Samnio, deliberò e con questi, e con le sue legioni di andare sopra Roma. Era in quel tempo morto Mario il vecchio, e fattosi sepelire presso à l'Aniene; accostandosi dunque Silia per la strada Salaria alla porta Collina, fece gittare il sepolcro di Mario à terra; e disipare le sue ossa, e buttarle nell'Aniene, e percio temẽdo egli, che non ne fosse à se doppo la sua morte, fatto altretanto, fù il primo della famiglia de'Cornelij, che lascio, che fosse il suo corpo morto abbruciato. Ma percio che innanzi in Roma, per comandamento di Mario, hauendo Bruto Pretore della citta conuocato il senato, egli tagliò à pezzi tutta la nobiltà ch'era nella città. infra i quali fù P. Antistio. C. Papirio Carbone fratello del Consolo. L. Domitio, e Q. Mucio Sceuola Pontefice Massimo, ferono poi fatto d'arme i Consoli con Silla presse alla città e ui morirono (come alcuni scrittori vogliono) ottanta mila persone. restando Silla vincitore entrò in Roma, e fece tagliare à pezzi tre mila cittadini, che s'erano senz'arme, per saluarsi, ridotti insieme nella Villa Publica, che era un gran palazzo sopra Campo Martio, benche Q. Catulo, che era un de Capitani di Silla, gridasse ouunque vedeua farsi queste crudeltà, e ui si opponesse dicendo, che la vittoria di Silla sarebbe nulla, poi che, e quei c'hauean tolte le arme, e quei che non le hauean tolte, si faceuan morire; onde non resterebbe nella città persona, a chi comandare. Oltre di cio egli publicò i beni de'suoi nimici, che per paura erano fuggiti della città; e fece la tauola della proscrittione. e chiamato il popolo à parlamento, gli diede speranza, di douer in breue assettare le cose della Reupub. Ora hauuta Mario il giouine questa rotta, entrò in Roma, e spogliò l Erario di quanto tesoro vi haueua, percioche ne cauò quindecimila libre d'oro, e trecento mila d'argento, e con tutto questo se ne ando in Preneste, doue fù dalle genti di Silla assediato; e parendoli di non vi si poter tenere, cercò piu vie per fuggire, all vltimo veggendosi ogni strada preclusa, in una certa caua sotterra, onde hauea tentato di potere vscir fuora: impedito e circondato dall'essercito, diliberò di torsi la uita. Percioche in eßa caua, sentendo di non poter fuggire, s'affrontò con Pontio Telesino compagno della fuga, enudato la spada quello vccise, & egli stesse poi tutto insanguinato si fece da un suo seruo ammazzare. Carbone suo collega preso in Sicilia da Pompeio. mentre che, à guisa di femina, piangeua, fù vcciso. Ma Silla disperatosi di poter'hauere in mano Preneste à forza, volto à gli inganni, assicurò sopra la fede sua que'cittadini, che arrendendosi, non farebbe lor nulla di male, à i quali poi nondimeno resisi, usò gran crudeltà, perche ne fece cinque mila tagliare à pezzi, e smembrare, e gittare per quei campi; ne proscrisse quattrocento settanta, & vccise la maggior parte delle donne loro; e diè finalmente à sangue, & à sacco, & in rouina la misera città di Preneste à soldati suoi. Tra questo mezo Gn. Pompeio, che fù poi cognominato Magno, essendo della parte di Silla, che per tutto era vittoriosa, passò in Africa, e vinti i Capitani della parte contraria, perche quella Prouincia era dispositissima à darsi in mano del vincitore, la reco nella deuotione di Silla in nome della Republica, non haueudo egli allora piu che ventiquattro anni; e non essendo nè Consolo, nè Proconsolo, nè Pretore, e non essendo anco di legitima età, trionfò. Durorono due guerre la sociale, e la ciuile che furonò infelicissime alla Republica Romana, da sedeci anni, nelle quali guerre
moriro

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