Full text: Erizzo, Sebastiano: DISCORSO DI M. SEBASTIANO ERIZZO. Sopra le Medaglie de gli Antichi.

804.

cose della guerra haueuano il sommo inperio. che nõ erano obligati obedire ad alcuno, ma che il voler del popolo era loro vna suprema legge. che non poteua alcuno esser di nuouo õsolo insino in capo di diece anni; egli dice in somma in vn'altro loco, che come era sommo il consiglio del Senato, cosi era l'auttorità e l'imperio de'Consoli sommo, e che il supremo di tutti gli onori del popolo era il Consolato. Erano da i Littori portati innanzi i Consoli i fasci legati insieme con le secure. Ma, come doppo che furono cacciati di Roma i Re, cominciarono i Consoli primicramente à mostrare al popolo vn cosi regio magistrato, cosi Valerio, che fù, per la sua piaceuolezza che vsò col popolo cognominato Publicola, essendo Consolo, & hauendo col suo collega e l'auttorita, e le insegne regie, per vna sua gran modestia, e bonta tolse via le secure dalli fasci, & ne diminui la meta, e fè vna legge di potersi dai Consoli appellare al popolo, mediante la quale appellatione non poteua vn cittadino Romano essere nè battuto nè morto. Ora benche habbia M. Tullio di sopra detto, che non erano i Consoli obligati di obedire ad alcuno, egli pure si vede, che obedirono al Dittatore, come si legge in Liuio, quando dice, che fu à Consoli comandato dal Dittatore, che deponessero auanti il tempo il lor magistrato, accioche si fossero potuti piu tosto creare i nuoui Consoli, per la guerra cosi imminente e graue, che si vedeua lor venire sopra, & che cosi furono creati consoli, Valerio Coruino, & Attilio Regolo. Et benche fosse da principio, e per buon tempo poi anco, solito di crearsi i Consoli de'nobili, ottenne poi pure col tempo la plebe, ma con gran contese, che si creassero anco di loro; con questa conditione però, che sossero di chiara famiglia quelli, c'hauessero dimandato il Consolato; e benche non fosse ciò cun legge alcuna prouisto & ordinato, v'erano nondimeno queste altre difficultà, che non poteua alcuno chiedere di essere fatto consolo, se non fosse prima stato Questore, & Edile, & haueße fatti in gratia del popolo, giuochi & feste di grandi spese. Et M. Tullio fu il primo, come esso dice in vna sua oratione, che aperse la porta (come era stato anco appresso gli antichi fatto) che si mirasse non meno la virtù, che la nobilita nel conferire il Consolato. Onde esso si gloria altroue di essere stato solo colui, che dimandò il Consolato tosto, che potette dimandarlo; e che l´ottenne tosto che'l dimandò. Habbiamo detto di sopra. che i Consoli si creauano, perche consultassero col Senato quello, c' hauessero douuto fare, onde quando il Senato comandaua loro, che uedessero bene, che la Republica non riceuesse alcun danno, era la lor auttorità sola & somma, come dimostra Plutarco assai chiaro nella uita di Paolo Emilio. E questo non si soleua loro dal Senato commettere, se non in qualche estremo bisogno, & urgente necessita, & pericolo della Republica, di che si vede appresso M. Tullio, & Liuio farsi spessa mentione. Ma de i ministri Littori, & de gli fasci delle vrghe con le securi, che essi portauano dinanzi i Consoli, & altri magi strati, & onde fossaro detti; & perche non fossero chiamati Litori, ma Viatori, Onufrio Panuino ne'suoi commentari della Republica Romana scriue in questo modo. Lictores ministri erant regum primo, deinde Consulum, proconsulum, praetorum, & proprętorum, & Dictatorum; sed Dictatoris & Consulis
duo-

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