Full text: Erizzo, Sebastiano: DISCORSO DI M. SEBASTIANO ERIZZO. Sopra le Medaglie de gli Antichi.

755.

dati da Cartagine. i quali parlarono molto piu miserabilmente, che gli altri, perche molto piu gli stringeua la mala fortuna. Ma Scipione hauendo considerate molte cose prudentemente, l'altro giorno, richiamati gli ambasciadori, & hauendoli molto ripresi della loro perfidia, & ammonitoli, che ammaestrati hoggimai da tanti mali imparassero a credere gli Iddij essere in cielo, & tener conto della sede, & de giuramenti, si pronuntiarono le conditioni della pace. Le quali furono onoratissime per gli Romani, & all'incontro a ì Cartaginesi vitupereuoli. Ma essendo dapoi andati a Roma gli ambasciadori Cartaginesi. & hauendo parlato nel Senato Romano per impetrar la pace, finalmente il Senato fece il decreto sopra cotal deliberatione; dichiarando, che Publio Scipione, secondo il consiglio di dieci Legati, conchiudesse la pace col popolo Cartaginese, con quei patti, che migliori li paressero. Cosi licentiati gli ambasciatori Cartaginesi da Romani, essendo essi venuti in Africa à Scipione, conchiusero la pace, con le conditioni sopradette. Diedero per tanto a i Romani le galee, gli elefanti, i rebelli, & i fuggitiui, & quattro migliaia di prigioni. Le naui mandatole in alto mare Scipione le fece ardore, dicono alcuni quelle essere state cinquecento d'ogni ragione, di quelle che vanno a remi, l'arsione delle quali veduta subito da Cartaginesi, fù loro cosi dolorosa, come se tutta la città ardesse. Questa guerra hebbe fine il decimosettimo anno, nel Consolato di Gneo Cornelio, & Publio Elio Peto. Scipione poi, chiamato l'essercito a parlamento, donò à Massanissa oltra il regno paterno, la terra di Cirta, & altre città, & territorij, che del reame di Siface, erano venuti in poter del popolo Romano. Et comandò à Gneo Ottauio, che menaße l'armata in Sicilia, & consegnassela à Gneo Cornelio Consolo, & mandò a Roma gli ambasciadori Cartaginesi, accioche le cose da lui fatte, di consentimento di dieci Legati, fossero confermate per autorità del Senato, & deliberatione del popolo. Hauendo egli in tal maniera per terra, & per mare, aquistato la pace, imbarcato tutto l'essercito lo pose in Sicilia, a Lilibeo, & poi hauendo mandato la maggior parte dè soldati con le naui, egli se ne venne per l'Italia, tutta allegra non manco per la pace che per la vittoria, & vscendogli incontro a fargli onore, non solamente i popoli di tutte le città, ma empiendo la turba dè contadini, tutte le strade, giunse a Rema, & entrò nella città col maggiore, & piu chiaro trionfo, che mai fusse stato, & mise nella camera publica cẽto uintitre migliaia di libbre a'argẽto, et della preda donò a soldati quarãta assi per ciascuno. Siface fù tolto per morte, più tosto nel trionfo, al cospetto de gli huomini, che alla gloria del trionfante, essendo morto non molto innanzi in Tibure. benche Polibio istorico afferma, ch'egli fù menato nel trionfo. Il cognome di Africano, non sono io ben certo se nacque per essere frequentato prima è dal fauor dè suoi soldati, ò dalla gratia del popolo, oueramente s'egli hebbe principio dalla adulatione de'suoi famigliari, come auenne ancora nel tempo passato, del sopranome di Silla Felice, & di Pompeo Magno. Basti che Scipione certo fù il primo capitano, che susse nobilitato del nome della natione da lui soggiogata. Per lo cui essempio molti altri poi, ancora che nelle vittorie non gli fosseno eguali, magnificarono parimente i titoli delle loro imagini, & fecero chiari i'sopranomi delle lor fa-
miglie.

Note to user

Dear user,

In response to current developments in the web technology used by the Goobi viewer, the software no longer supports your browser.

Please use one of the following browsers to display this page correctly.

Thank you.

powered by Goobi viewer