Full text: Erizzo, Sebastiano: DISCORSO DI M. SEBASTIANO ERIZZO. Sopra le Medaglie de gli Antichi.

692.

do perauentura, che questo Imperadore haueße in statue ò, di marmo, ò di bronzo, ò in medaglie, ouer' in pittura i ritratti di quei Diui Principi soli, che erano stati doppo morte consacrati dal popolo Romano, per la santità della vita, & per esser quegli stati ottimi sopra tutti gli altri. Et dice Lampridio, ch'esso Imperadore alle effigie di questi sacrificaua. Et tali imagini erano in vn'oratorio maggiore. Haueua poi un'altro oratorio secondo, nel quale erano riposte le imagini, & le effigie di Virgilio, Cicerone, Platone, & d'altri, del Magno Aleßandro, & di Achille; le quali effigie, hauendole consacrate teneua in veneratione. Di maniera che non pur i moderni veggiamo hauer hauuto in onore queste tali imagini, ma gli antichi Imperadori Romani ancora. Et se Alessandro adoraua & sacrificaua alle imagini de i Diui Principi, & Imperadori Romani, qual'errore diremo che sia di coloro, che tengono, che quel che si adoraua, discorresse per le vil mani della infima & minuta plebe per moneta? Et se vogliamo di ciò ancora hauer' altri riscontri verissimi, diremo quello, che narra Suetonio nella uita di Tiberio, di quelle cose, che offendeuano la maestà del Principe, & di coloro, che ne erano castigati, con queste parole.
    Statuae quidam Augusti caput depreßerat, vt alterius imponeret. Acta res in senatu. Et quia ambigebatur, per tormenta quęsita est. Damnato reo, paulatim hoc genus calumniae eò processit, vt haec quoque capitalia eßent, circa Augusti simulacrum seruum cecidisse, vestem mutasse, numo, uel annulo effigiem impressam latrinę, aut lupanari intulisse. cioè: Leuò un certo il capo da una statua di Augusto, per poruene vn'altro, venne la cosa in Senato, & perche se ne staua in dubbio. se egli era vero, ò nò fu, con tormenti essaminato, & condennato il reo. A poco à poco questa sorte di calunnie venne à tanto, che ancora queste cose diuentarono capitali, cioè, l'hauer battuto vn seruo uicino alla imagine di Augusto, lo hauersi dinanzi à quella scambiata la ueste, lo hauer portato la sua effigie scolpita in anello, ò in medaglia in luogo di publiche meretrici, ò nelle Latrine. Quella uoce Numo, in questo luogo ancora ci dinota la medaglia del Principe, segnata della sua effigie, la quale, se fosse stata moneta, non sarebbe stato possibile, che gli huomini non l'hauessero seco hauuta sempre in questi luoghi, & altroue. Onde sarebbe stata una troppo gran uanità, che il Senato hauesse comandato questo, come cosa quasi impossibile ad eßequirsi. Ma si uietaua il portar seco à questi luoghi immondi la imagine del Principe in medaglia, in gemma, ò in altro scolpità, sì come ancor'oggi si uede, che la maggior parte de' cortigiani sogliono portare la imagine de i loro Principi attaccata al collo. Onde se con eßa imagine andauano nei detti luoghi immondi, poteuano facilmente eßer ueduti, & accusati, il che delle monete non auerria. Et da questo luogo ancora di Suetonio si trae la riuerentia grande, che à quei tempi si hauea a la imagine del Principe, douunque fosse scolpita. Da che non dobbiamo noi credere, che tale imagine reuerita, & adorata, & rispettata per legge, paßasse per le mani volgari in moneta da spendere. Percioche alla moneta non si hauria potuto à verun modo hauere, ò portar quel rispetto, & quella riuerentia per la effigie del Principe, che ad altra cosa, che non foße stata moneta, segnata con detta effigie. Et ch'egli sia vero, che gli antichi serbassero per eterna memoria le imagini de' Principi, & che le haueßero in ueneratione tanto
più,

Note to user

Dear user,

In response to current developments in the web technology used by the Goobi viewer, the software no longer supports your browser.

Please use one of the following browsers to display this page correctly.

Thank you.

powered by Goobi viewer