Full text: Erizzo, Sebastiano: DISCORSO DI M. SEBASTIANO ERIZZO. Sopra le Medaglie de gli Antichi.

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stella, terre, & uille, & huomini per tutto il mondo, portauano à i capi delle città questo Denario d'argento in segno di censo, cosi i presidenti delle prouincie, riceuendolo, col numero di quelli descritto, lo mandauano poi à Roma à Cesare Augusto. Vediamo appresso, come il primo che fece questa descrittione fu uno Romano Presidente della Siria, chiamato Cirino. Et che fu ordinato, che cotale descrittione fosse prima fatta in Giudea. Del qual censo, ouer tributo, leggonsi ancora i testimoni nel Vangelo. Là onde à me pare, che assai chiaramente possiamo conoscere, le medaglie in argento con le teste de i Cesari, esser solite portarsi à Roma dalle molte città tributarie del popolo Romano ogni anno, del ualore di x. assi di rame per ciascuna. Donde è, che di tali medaglie in argento, battute à questo fine per pagare il tributo à Cesare, è peruenuto à i posteri cosi gran numero, & di si varij maestri, & con tanti & si differenti rouesci, portando seco quelle ciascuno di tutti gli huomini soggeti al Romano Imperio, per loro censo, i quali dobbiamo credere, che fossero vna moltitudine infinita. Nè per ciò negherei, che in Roma parimente battessero medaglie di argento di ogni grandezza con le dette effigie de i Principi à veneratione, onore, & memoria di quegli, trouandosene etiandio di puro oro a tal fine in Roma coniate, & di bei rouesci illustrate. Le quali medaglie di argento non dobbiamo per ciò negare, che si potessero ancora spendere, per il peso loro, ma non gia dire, che fossero in Roma battute à questo fine, nè per monete, come habbiamo detto di sopra. Conciosia, che ancora à tempi nostri si trouino molte medaglie, in argento, & in oro, di pesi estraordinarij coniate, & segnate delle effigie de i moderni Principi, per onore & memoria loro, & con belle imprese, le quali non sono state battute, per monete ordinarie, nondime no si possono tutta uia spendere, secondo il peso di quelle. Ora noi habbiamo meglio à considerare, con qual uoce, nome, ò vocabolo gli antichi Latini chiamassero le medaglie, concedendo questi, che pur sieno medaglie quelle di metallo grandi, che eccedono la commune grandezza, & quelle che hanno li cerchi, & che sono chiamate medaglioni, & che queste fossero del Principe donatiui à gli amici, ouero ad altri. Adunque noi le chiamiamo Medaglie, corrotto il uocabolo, ouer mutata la lettera T. in D. per piu dolce suono, quasi Metaglie, ouero deriuando in nostra lingua questo uocabolo dal verbo greco μὲδω, che significa imperare, quasi imperatorie, perche la più parte di quelle, che medaglie chiamare si debbono, sono segnate con le teste & imagini de gli Imperadori, & in lingua Greca μέδα??, significa Re, & Imperadore, come alcun'altro, bene, per quanto a me pare, ha scritto. Et se noi ancora uorremo seguire la opiniene del S. Girolimo Ruscelli, huomo di molta dottrina, & di perfetto giudicio, diremo, che questa uoce Medaglia nella corrottione delle lingue, doppo la inclinatione della Latina in Italia, si facesse dal uerbo Greco μεταλλ{οσ}??ω, ouer μετταλλάω (onde ancor uogliono, che sien detti i metalli) il qual verbo significa propriamente, cauare di sotto terra, & cercare. Conciosia cosa, che tutte le medaglie antiche si trouino ò per se sole, ò in uasi di sotto terra, si come non questa sola uoce, ma ancora molte delle altre la lingua nostra ritiene così alterate dalla Greca. Ma i Latini non credo, che di tai cosa hauessero nome particolare aßegnato loro, ma giudico, che per la somi
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