Full text: Erizzo, Sebastiano: DISCORSO DI M. SEBASTIANO ERIZZO. Sopra le Medaglie de gli Antichi.

681.

grossissimo peso, pur di pietra nera ritondo, senza alcuna nota sopra. Onde mi è stato detto, ritrouarsi un gentil'huomo in Roma, che di tali pesi di pietra maggiori, & minori, hauea raccolto un grandissimo numero, che per certo deue eßere cosa rara, & bellissima da uedere. Nondimeno, quãtunque si ritrouino molti & differenti pesi antichi, uariamente segnati, in rame, & di pietra, dobbiamo giudicare, che assai si sieno per duti, per la ingiuria del tempo, de i quali noi non ne habbiamo alcun conoscimento. Et se uediamo questo esser uero, perche non dobbiamo il medesimo noi credere di quelle monete, d'oro, d'argento, & di rame, che non sono mai a'tempi nostri state uedute? Et non andar dicendo, che quelle memorie, che gli antichi Principi Romani ne'metalli, o nelle medaglie lasciarono uiue à i posteri, con tante iscrittioni, rouesci, imprese, alti significamenti, trionfi, vittorie, & tanti testimonij de gli onori, & grandezze loro, oltre i marauigliosi artificij di scoltura, sieno passate per le mani del la infima plebe, per monete, & non per ueneratione & memoria dei loro Principi? Adunque per quanto io stimo, si ha da tenere & approuare questa opinione per uera, che le medaglie sieno tutte quelle di metallo, d'oro, & d'argento, che si ueggono segnate & figurate con la effigie, & uero ritratto de i Principi Romani, & con tanta uarietà di rouesci coniate, & da diuersi artefici così maestreuolmente lauorate, & queste furono battute solo ad onore, memoria, & grandezza de i Principi. Onde io gíudico, che le medaglie fossero donationi di essi Principi à i Capitani de gli esserciti, à i parenti, à gli amici, à i Senatori, à caualieri Romani, à i soldati, & al popolo. Et che esse medaglie ancora si spargessero per auentura da gli Imperadoriin tempo della loro elettione all'imperio, ouero ne i trionfi, per onore, & grandezza, ouero perche restassero le memorie uiue delle imprese, & delle vittorie. Et etiandio che delle medaglie ne adornassero gli apparati nelle feste, & che si mettessero per memoria ne'sepolcri di essi Imperadori, ouero ne i uasi funerali, come sappiamo à tempi nostri in quelli essersene trouate, & parimente ne'i fondamenti de i Tempij, & de i tanti & così uarij edificij de' Romani, non solo in Roma, ma per tutto il mondo fatti, accioche doppo le rouine, che sogliono con lungo tempo gli umani accidenti uariamente apportare, fossero ritrouate da i posteri, & così le memorie de i Principi si serbassero. Il che pare, che confermi Ateneo scrittor Greco, il quale parlando di vn Capitano Greco finisce in questa forma. Et hauendo fatto spargerele medaglie à perpetua memoria per gli campi delle rouine di Corinto, se ne morì. Ma qui sia luogo di rispondere ad una obiettione, che sogliono fare alcuni, che dicono, che se in tempo della Republica Romana, noi trouiamo tutte queste essere state battute per monete, i bigati, i quadrigati, i uittoriati, & altre sorti di denarij, quinarij, quelle monete con le teste delle Deità, & quelle altre ancora in argento, con le teste di Iano bifronte da una parte, & dall'altra col rostro della naue, delle quali tutte si trouano etiandio in oro; trouandosi queste fatte à tempi della Republica sotto quei Consoli, che haueuano il reggimento di tempo in tempo, ò fatte battere dai Triumuiri monetali; quali monete noi potremmo dire ouer ritrouare, essere poi state battute ne' tempi che succedettero, sotto gli Imperadori? Da che conchiudono altre non essere state allora le monete, che quelle con le effigie de'principi, d'oro, d'argento, & di metallo. A questa obiettione assai facilmente si risponde, che gli Imperadori Romani in quei tempi sempre
eleggeuano

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