Full text: Erizzo, Sebastiano: DISCORSO DI M. SEBASTIANO ERIZZO. Sopra le Medaglie de gli Antichi.

601.

item ex Cappadocia, & quaecunq; Cilices afferunt, & quaecunq; Assyrii. &c. Dalle quali parole conosciamo la religione & la santità di questo Tẽpio. Pone ancora Luciano. vn'altro sacro sermóe di q́sta Dea, ilquale fu inteso da un certo huomo saggio, cioè che questa Dea Siria sia Rea, & il suo Tempio opera di un certo Atte di lignaggio Lido, ilquale dicesi essere stato il primo che instituì il costume di questi sacrificii à Rea: Cóciosia che i sacrificii che usano i Frigii, & i Lidi, & i Samotraci, tutti quelli da Atte riceuerono. Ma come questo Atte fosse castrato da Rea, & qual uita poi egli si eleggesse, & come in Siria trasportasse i sacrificii di questa Dea, & ne edificasse il Tempio, scriue esso Lucia. con tali parole. Postquam enim ipsum castrauit Rhea, vitam quidem uirilem agere desiit, formam autem foemineam assumpsit, vestemq; mu liebrem induit. Atq; ita per omnem terram obambulans, & sacra peragebat passim, & quae passus esser, narrabat, Rheamq; celebrabat. Inter quae & in Syriam venit. Caeterum cùm illi qui trans Euphratem incolunt homines, neq; ipsum, neque sacra eius reciperent hoc in loco Templum constituit. Ac multa signa adsunt deae, quae ipsam Rheam videri faciunt. Nam & leones ipsam ferunt, & tympanum habet, & coronam in capite turritam gestat, qualem & Lydi Rheam effigiant. &c.
   Ma trouandosi uarie opinioni del Tempio di questa Dea, & in che modo fosse edificato, & chi fosse quello che lo edificasse, dicono alcuni infra gli altri, che quel Tempio, che già fu da principio, nó è quello che si troua al presente; ma che quell'altro antico andò in ruina in processo de i tépi; & il Tempio, che si trouò dapoi, è opera di Stratonice già moglie del Re de gli Assirii; cioè di quella Stratonice, che fu amata dal suo figliastro; il cui amore l'industria di quel medico scoperse. Onde per quale occasione, & per comandamento di cui, & in che modo questa Stratonice, hauuta prima una uisione in sogno di Giunone, tal Tempio nella Sacra città edificasse à quella, Luciano scriue dissesamente, dal quale Luciano ciascuno potrà tutta questa narratione riconoscere. Conciosia che quiui si legge che un certo Assirio nominato Combabo, diede perfettione & compimenro à questo Tempio, essendo da prima stato lasciato imperfetto, il qual Combabo finì in detto Tempio il rimanente della sua uita, hauendosi molto innanzi con le sue proprie mani castrato. Onde il Re de gli Assirii, hauendo in lui ritrouata una gran uirtù, statuì, che in esso Tempio hauesse una statua di rame. Et cosi per cagione di premio & di onore staua la statua in rame di Combabo in quel Tempio, opera di Ermocle Rodiano simile di forma ad una donna, ma che hauea il uestimento uirile. Et perche questo Combabo, per un certo suo pensiero, da prima si hauea castrato, dicesi, che molti suoi amici, & quelli che gli erano piu benuoglienti, per sua cósolatione, uolontariamente in tale effetto se gli elessero compagni. Percioche costoro castrarono se stessi, & uiuendo insieme con esso lui, gli tennero compagnia. Et cosi quel costume poi che incominciò, durò sempre nel tempo auuenire, castrandosi ogni anno molti in detto Tempio per gratificarsi alla Dea Giunone. Quelli ueramente si castrauano,
non

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