Full text: Erizzo, Sebastiano: DISCORSO DI M. SEBASTIANO ERIZZO. Sopra le Medaglie de gli Antichi.

43.

re enigmatice & simbolice, dellequali in quelle antichissime età si seruiuano gli huomini grãdemente, ma piu i sacerdoti Egittij, & i Theologhi. i quali stimando essere cosa profana scoprire & far palesi i misterij della sapientia nelle communi & popolari lettere al uolgo ignorante, si come noi facciamo nelle cose sacre, quegli rappresentauano con figure espresse di animali & di uarie cose, si fattamente, che non erano note a ciascuno le proprietà delle cose, o le particolari nature de gli animali, perche quelle considerando, potessero far congetture de i secreti significamenti & ministerij di quei segni. Però altri che huomo dottissimo & intendentissimo delle scientie non era bastante d'intendere queste sacre lettere; ilquale sopra tutti era in quei tempi onorato, & hauuto in ueneratione. Questa cognitione in gran parte insieme col regno degli Egittij, con la dottrina, & institutioni, quasi si è perduta talmente, che molto poche cose & memorie di quelle sacre lettere & mistice sono alla nostra notitia peruenute. lequali se noi dobbiamo riuerire & stimare esser nobili per l'antichità; diremo, che fu opinione di scrittori, queste sacre lettere vsate da gli Egittij allhora in prima essere state ritrouate, quando quegli antichi huomini innanzi il diluuio, i quali son tenuti essere stati i primi contemplatori, & inuestigatori delle cose celesti, fabricarono due colonne di diuersa materia, l'una di mattoni, l'altra marmorea, nellequali potessero scriuere i mistici secreti dell'uniuerso. Conciosia cosa, che si creda hauer quegli fatto cotale descrittione con figure di animali, & di altre cose. Nellequali gli huomini sapientissimi compresero esser nascosi, graui misterij delle sacre & diuine discipline. La onde si crede, che quei sacerdoti Egittij hauessero piena cognitione di tutti gli oscuri segreti della natura; laqual disciplina come ereditaria di tempo in tempo passaua dall'uno nell'altro. Mosso da questa fama il sapientissimo Pitagora, si propose di passare in Egitto, per imparare da quei sacerdoti tali ammaestramenti delle cose segrete. Onde meritò, che fosse detto di lui che trapassasse con la mente a gli Iddij, scorgendo con gli occhi dell'intelletto quelle cose, che negò la natura all'humana vista. Per laqual cosa uenne in tanta ammiratione, che i popoli Crotoniati & Metapontini, appresso i quali si crede lui essere passato di questa uita, della sua casa fecero un Tempio, & lui adorarono come un Dio. Il medesimo scriuono l'istorie, di Platone, di altri filosofi, & di Mosè. Di queste lettere ieroglifiche, sono varij scrittori che fanno mentione, fra i quali scriue Plotino Platonico nelle sue Enneade, che i sacerdoti Egittij à significare i diuini misterij non usauano i minuti caratteri delle lettere, ma figure intiere di erbe, di arbori, & d'animali, & d'altre cose per questa cagione, cioè, perche Iddio ha la scientia delle cose, non per un certo vario & molteplice discorso, ma come per una ferma & semplice forma della cosa; & questo tal discorso comprẽde l'Egittio sotto vna certa sola & vnica figura, imagine, ouero essempio, che ci rappresenta tutto vn concetto insieme raccolto, si come esso Plotino con tali parole ci mostra. Videntur uero mihi sapientes AEgyptiorum siue consumata quadam sapientia, siue naturali etiam mentis
instin-

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