Full text: Erizzo, Sebastiano: DISCORSO DI M. SEBASTIANO ERIZZO. Sopra le Medaglie de gli Antichi.

368.

templare, & accommodare theoricamente le proportioni de i numeri, & le consonantie delle uoci, & i pesi delle simfonie co i termini aritmetici, per queste poi pareggiare à gli affetti de gli animi nostri, si come soleua fare il sapientissimo Pitagora. Dalla qual fauola alcuni titano ancora alti & morali sentimenti. Sapendosi adunque, che Orfeo fu gran musico, & Theologo, & filosofo, & parimente eloquentissimo per la figura di quello sonante con la cetera, con quegli animali intorno, noi intenderemo, attribuirsi tutte le uirtù di quello à questo buon Principe, ornato, (come scriuono gli istorici) di religione, di dottrina, di filosofia, & di eloquentia. Le quali tutte lodi erano date dalle città della Grecia à M. Antonino, secondo il costume che i Greci haueuano di adulare medesimamente à gli altri Imperadori. Di che noi uediamo altri essempi in altre medaglie in questo libro. Ma scriue Luciano parlando di Orfeo, che egli fu il primo che mostrò & insegnò à i Greci la scientia dell'Astrologia, non chiaramente, nè per aperta via, ma quella coperse con prestigìj & mistici velami. Conciosia che hauendosi composta vna lira, instituì alcuni sacrisicij, & con quella cantaua certe sacre canzoni. La qual lira hauendo sette chorde, rappresentaua il concẽto delle stelle mobili. Onde questa gran lira di Orfeo fu tirata ad Astrologico sentimento, & cosi il suo canto, & la sua musica, cõ la quale egli moueua i sassi, gli arbori, & gli animali scriuendo Luciano, in questo modo, nel suo Dialogo intitulato de Astrologia. At vero Graeci, nec ab Aethiopibus, nec ab Aegyptijs de Astrologia quicquam audierũt: verum illis Orpheus Oeagro Call iopeq́; prognatus, primus illam monstrauit. Non ille quidem admodum dilucidè, neq; rem clarè docuit, sed praestigijs ac mysticis inuolucris obtexit. Sic enim illi visum est. Nam concinnata Lyra Orgia instituit, sacrasq́; cantiones decantabat. Porrò Lyra cum septem haberet chordas, concentum mobilium stellarum repraesentabat. Haec conquirens atque haec agitans Orpheus, omnia delenibat, omniaq́; uincebat. neq; enim illam hominis lyram spectabãt, neque illi alterius musices studium erat, verum haec magna illa Orphei lyra. Hisce rebus cum Graeci honorem habere vellent, locum illi in ipso caelo designarunt, & complusculae stellae vocãtur Orphei Lyra. Quòd si quãdo Orpheum videris vel saxo expressum, vel coloribus effictum, sedet in medio, canẽti similis, manibus tenẽs lyrã. Circũ hũc animantiũ innumera multitudo, inter quae & Homo, & Taurus, & Leo. Cùmq; horũ singula videris, fac horũ mihi memineris cuiusmodi sit illius cantus, cuiusmodi Lyra, cuiusmodi Taurus, cuiusmodi Leo Orpheũ audiãt. Quòd si eorũ, q̃ dico, causas intelligas, tũ & in coelo horũ unumquodq; contẽplator. &c. Ma chi vuole uedere espressa la imagine di Orfeo, legga le descrittioni di Callistrato, doue parla della sua statoa. Il quale Orfeo hora è descritto con la cetera, hora con la lira. Scriuesi adunque questo Orfeo essere stato cosi eccellente cãtore, ch'egli al suo canto fermaua i fiumi, tiraua gli uccelli, le fiere, le selue, i sassi, & i uenti, & tutti i legnaggi delle cose insensate, come rẽde testimonio Horatio con questi uersi.
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