Full text: Erizzo, Sebastiano: DISCORSO DI M. SEBASTIANO ERIZZO. Sopra le Medaglie de gli Antichi.

145.

alcuna di dette città battessero la p̃sente medaglia cõ tale rouescio, con parti colare impresa di detti pesci. che piu loro sono peculiari. si come noi ancora ritrouiamo in altre medaglie, Greche e Romane, battute dalli populi Anchialij, da i Tirij. da i Sidonij, da i Triopoliti, & da altri, che fanno per imprese nelle loro medaglie, i pesci, per essere state le sudette città di diuerse colonie de' Fenici, i quali in quella sua lingua chiamano i pesci Sidoni. La quale opinione del Ligorio parmi che più si accosti alla uerità, per hauer noi l'essempio di altre medaglie, signate di cosi fatte imprese di pesci, & spetialmente di una medaglia in rame di Faustina la giouane, c'ha per rouerscio tre pesci, con iscrittione AΓXIAΛIΩN, battuta da Anchiale città maritima di Cilicia, che fu habitata da i Sidonij. Et questo tanto sia detto intorno tale medaglia.
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Type: drawing

    LA MEDAGLIA di Nerone, di bel metallo, grande, in età molto giouenile, con una palma impressa dinanzi al uolto, & con lettere tali intorno. IMP. NERO. CAESAR. AVG. P. MAX . Ha per riuerso una quadriga con quattro caualli, con una figura sopra in maestà, che nella destra porta vna sferza, & vna corona vittoriosa, & nella sinistra vna palma; & sotto la carretta vi sono due altre palme legate insieme, & vi si leggono lettere tali intorno. EVTHYMIVS . Questa medaglia, per quanto si uede fu battuta fuori di Roma à Nerone, penso da Crotonati, per onorarlo del suo essercitio nel correre con le carrette della qual professione egli fin dalla sua prima età si dilettò grandemente, prendendo piacere de i giuochi Circensi, & rappresentandosi alle volte in Roma con tali quadrighe, essendo spesse fiate guidarore di quelle. Di maniera, che Nerone non solamenre nel suo giardino si essercitò à correre con queste carrette fra huomini plebei & vili, ma ancora si rappresentò nel circo Massimo dinanzi à tutto il popolo, si come Tranquillo ne fa mentione, con tali parole. Equorum studio vel praecipuè ab ineunte aetate flagrauit, plurimusq́; illi sermo, quanquam vetaretur, de circensibus erat: & quondam tractum prasinum agitatorem inter condiscipulos querens, obiurgante paedagogo, de Hectore se loqui ementitus est. Sed cum inter initia imperij eburaeis quadrigis quotidie in abaco luderer, ad omnes etiam mimos Circenses secessu commeabat, primò clàm, deinde propalam, ut nemini dubium esset eo die utique affuturum. Neque dissimulabat, uelle se palmarum numerum ampliare. Quare spectaculum multiplicatis missibus in serum protrahebatur, ne dominis quidem iam factionum dignantibus, nisi ad totius diei cursum greges ducere. Mox & ipse aurigare, atque etiam spectari uoluit saepius: positoq́; in hortis in seruitia, & sordidam plebem rudimente, uniuersorũ se oculis in circo maximo p̃buit, aliquo liberto mittẽte mappã, unde magistratus solent. Et in vn'altro loco dice Suetonio
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