Full text: Vico, Enea: DISCORSI DI M. ENEA VICO PARMIGIANO, SOPRA LE MEDAGLIE DE GLI ANTICHI DIVISI IN DVE LIBRI.

36.

37.
DELLE MEDAGLIE QVAL PIV NECESSARIA SIA, O LA PERMV
tione, o uero il danaio. C ap. II.


    MA CON tutto cio è da considerare, se è piu necessaria a gli huomini la permutatione, o la moneta prezzo di tutte le cose; percioche ad altri quella, ad altri questa maniera di uendere, e di comprare, piu aggrada. Q uegli, che piu tosto uogliono cosa per cosa permutare, che usare il danaio, dimostrano non rettamente giudicare, per odio, che hanno contro all'oro, disputando, che lo effetto, che si fa della moneta, si possa fare medesimamente dell'una cosa con l'altra, chiamando età dell'oro, e beata quella, quando tale permutatione si faceua, e dicendo l'oro essere stato trouato a danno della uita, si come P linio giudicò, quando egli scrisse, sceleratezza hauer fatta colui, che primo battè moneta. E C rate T hebano con essempio hauer dimostrato, douersi alienare l'oro dall'uso humano, quando egli gittò in mare grandiβima somma d'oro, dicendo, andate peβime ricchezze, io uoglio sommerger uoi, affine, che uoi non sommergiate me, fra quali il M edesimo P linio nel XXXIII. al cap. I. in questa forma dice. E t uolesse I ddio, che in tutto si potesse leuar dalla uita l'oro, sacra fame, come hanno detto celebratiβimi scrittori, lacerato con uillanie da tutti i piu ottimi, e ritrouato a pernicie della uita. E quanto era piu felice quell'età, quando esse cose si permutauano tra se, come ancora ne' tempi T roiani si fece: perche conuiene credere a H omero . T uttauia ragioneuolmente non si puo attribuire a uicio dell'oro, ne a sceleratezza di chi primo battè moneta, perche anco gli huomini prima, che il danaio fosse in uso, furono sommersi dalla scelerata fame della roba, perche l'oro non è bramato per possederlo solo, ma per mezo di quello, poter hauere tutto cio, che all'huomo fa di bisogno, e possa desiderare, come di C aim figliuolo del primo huomo si legge, ilquale, quantunche ( come è uerisimile ) il danaio non fosse, fu nondimeno dato alle rapine, & alle uccisioni, & assassinamenti. E secondo la sentenza d' A ristotele , esso danaio non fu trouato a danno, ma a beneficio, e commodità uniuersale, leuando uia quella confusione di permutare cosa per cosa, con lequali mai poβibile. S aria stato pareggiare talmente il cambio, che una delle parti non si fosse aggrauata, dicendo, la mia piu uale della tua; ma col danaio, quasi come un malleuadore ad amendue le parti, fu trouata tale aggualianza. O nde il medesimo A ristot. nel quinto dell' E thica, al cap. v. dice, E percio fu di mestieri, che ogni cosa col da-

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