Full text: Angeloni, Francesco: LA HISTORIA AVGVSTA DA Giulio Cesare infino à Costantino il Magno

437.

ancora pregare, che gl'Iddij dessero loro vita lunga, e felice. Tal me daglione, che da per sè mostrala sua rarità, quãtunque fosse da me fatto disegnare nello Studio dell'eminentissimo Signor Cardinale Gio. Francesco di Bagno; si stà hora nondimeno riposto fra' miei; percioche accanto l'altre egregie virtù di sua Eminenza tratte da'nobilissimi Natali, & accresciute dallo Studio, e dall'esperienza acquistata ne' carichi grandi da lui sostenuti, hà voluto, che anche quella della liberalità risplenda co'l mezo di vna tal dimostratione, in prò mio; e nel vero, che lo stimarla infinitamente, che io fò, non trae sua origine dal solo pregio della cosa istessa, e dalla singolar munificenza di vn tanto Principe: ma specialmente dal priuare, che l'eminenza sua hà fatto, se medesima, e'l suo bellissimo Studio, divn simil rincontro nobile dell'attione suddetta de gl'Imperadori Filippi. Mase quelli con splẽdidezza celebrarono per diletto, e per giouamento de'Popoli, la solennità narrata, maggiormente hà questo generoso Signore proceduto nel volere, che restino arricchite le presenti mie fatiche co'l segnale di vn tale honore, e co'l suo pregiatissimo nome.
   Solleuaronsi in quel tanto gli Sciti; quali, viuendo Gordiano, si mantennero in fede. Fù spedito loro contra, vn certo Marino Sarmato, chiamato poco appresso Imperadore dall'esercito Illirico. Querelossi di ciò Filippo in Senato, e gli fù risposto da Decio, persona nobile, e famosa, che tal farto, ben tosto incontreria, che gli disgombrerebbe il preso timore, e fù indi a non molto, per congiura de' Soldati, vcciso Marino. Perloche Filippo commesse l'Impresa de'Sciti a Decio; il quale appena giunto all'esercito, fù da' medesimi Illirici acclamato Imperadore: nè per ben, che ciò ricusasse, potè contendere alla forza, che gli fù vsata; accioche egli acconsentisse alla determinatione loro. Passò Decio sue scuse sopra tal fatto con Filippo, e promise di volere l'Imperio preso per l'altrui forza, spontaneamente rinuntiare: ma quegli pieno di mal talento, dimostratosi fautore de' Christiani, per hauergli fauoreuoli nella speditione contra Decio inimico del nome loro, partì di persona con grosso esercito per opprimerlo: ma giunto in Verona, fù v cciso da' Soldati: secondo auuenne in Roma del figliuolo ammazzato da quelli delle Guardie, hauendo amendue viuuto cinque anni nell'Imperio.

438.
Martia Ottacilla Seuera.


    M Artia Ottacilla fù moglie dell'vn Filippo, e madre dell'altro, amendue Imperadori. Si tiene, che fosse Christiana co'l marito, e co'l figliuolo. Del fine di lei non truouo esser fatta mentione. La sua effigie, oltre la già recata nel medaglione descritto, si vede in altre medaglie; e specialmente in quell'vna con testa, e lettere; MARTIA OTTACILLA SEVERA AVG. hà nel rouescio la Dea Concordia sedente, con due Cornucopij nella mano sinistra, e la Patera nella destra, leggendouisi: CONCORDIA AVGG. S. C. secondo fù veduta in Giulia Paola; benche quì sia vn Cornucopia di vantaggio.
   Anche ad Ottacilla furono stampate le medaglie con quelle sorti d'animali, e d'altro, che comparuero ne' giuochi Secolari, secondo si vedono ne' due Filippi. La Colonna descritta nel marito, e che stà in vna medaglia di lei, & il seguente rouescio cõl'Ippopotamo, ne recano chiara te stimonianza: hauendo dall'vn lato la testa di essa con lettere notate, e nell'altro l'anìmale suddetto, con tali parole: SAECVLARES AVGG. S. C. Simil bestia vien descritta da Plinio in cotal guisa: Truouasi nel Nilo di grande altezza, & hà l'vnghie fes-
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