Full text: Angeloni, Francesco: LA HISTORIA AVGVSTA DA Giulio Cesare infino à Costantino il Magno

313.

lata con la Giustitia, essendo fra di esse quasi comune l'habito, e la natura; peroche la Giustitia giudica vniuersal nente de' casi soliti ad incontrare, non si potendo sotto leggi comuni comprendere le attioni particolari, che sono incerte, e possono essere infinite: di queste però essendo correttrice l'Equità, essa con giusta bilancia le modera, e le corregge: inclinando ella però sempre più alla clemenza, che alla seuerità, o al castigo.
   Per le sopradette qualità singolari di Pertinace, e per lo retto, & vtile gouerno di lui; e del quale non Roma solamente; ma l'Imperio tutto ne conseguiua fruttuosi effetti, ogni cuore era contento, e con giubilo infinito inalzaua le lodi di così buon Principe: la onde per segno di cotal comune allegrezza, gli dedicò il Senato la medaglia con testa, esolite
   7. lettere: & vna Donna in piedi, che tenendo l'hasta nella sinistra mano, ci dimostra con la destra vn serto, o corona di fiori, leggendouisi: LAETITIA TEMPORVM COS. 11. S. C. Li fiori per l'odore, e per la varietà de' colori generano allegrezza in coloro, che li vedono; e gli Antichi, nelle publiche feste, ne coronauano se stessi, e le porte delle Case loro. E l'allegrezza vna passione d'animo intenta al piacimento di alcuna cosa contemplata sopranaturalmente con l'intento, o che le sia sumministrata estrinsecamente dal senso per natura, o per accidente.
   In quel tanto, che con candidi costumi, e modesti, e con retta mente, veniua il tutto ben gouernato da Pertinace, alli soli Pretoriani, raffrenati nel viuer loro licentioso, e ne gl'insulti, e ne' furti, che in tempo di Commodo soleuano esercitare, non piaceua simil modo di viuere: quindi auuenne, che si rese instabile la tranquillità di così buon vecchio, e quella etiandio, che per cagion della virtù di lui, godeua l'Imperio; e alla guisa del Mare, che ad vn tratto turbandosi, là doue poco prima s'eran fatti de' giuochi, s'affondano le Naui; hebbe egli poc o spatio dalla grandezza alla rouina; perciòche gli auuenimenti della Fortuna, inuida dell' altrui felicità, s'opposero alla gloria di lui: mentre gli stessi Pretoriani vinti, in certo loro conuito, dalla crapula, e dal vino, disposti fra' bicchieri gli animi di togliersi dinanzi cotal Imperadore, e di eleggerne vno, che alle sfrenate voglie loro acconsentisse, spinti da cieco furore, i mpugnate le spade, e l'armi hastate, condottisi di bel mezo giorno con empito hostile al Palagio Imperiale, nè essendo valuto il persuadere di alcuni a Pertinace il fuggire; percioch e confidato nella propria bontà, temperando la paura con la speranza di non sinistro successo, senza molto perturbarsi, lui finalmente dital guisa composto, e disarmato, e vecchio, d'anni sessantasette, e ottantacinque giorni d'Imperio vccisero: non senza publico, e smisurato dolore del Senato, e del Popolo, e de' forastieri, che tutti sotto la vigilanza di così ottimo Principe sè stessi, e gli affari loro riposauano: e benche egli viuesse breue tempo nell'Imperio; fù tale nondimeno la prudenza vsata nel go uernarlo, e nel disporre le cose a quello appartenenti, che si tenne douersi giudicare da posteri, essere stato, di gran lunga, maggiore il suo Imperio.

314.
Flauia Titiana.


    M Oglie di Pertinace fù Flauia Titiana figliuola di Sulpitio Flauio, che di Roma fù Prefetto: portò nome d'impudica; ma gli generò nondimeno alcuni figliuoli. Non volle confirmarle il nome di Augusta; perche hauendola stimata Donna di piccola leuatura, & ambitiosa, non giudicò, che simil dignità fosse in lei bene allogata.

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