Full text: Angeloni, Francesco: LA HISTORIA AVGVSTA DA Giulio Cesare infino à Costantino il Magno

265.

poi con gloriosa vittoria se ne raccolse.
   Vedendosi in altra medaglia, con testa, e lettere: M. ANTONINVS AVG. P.M. il simulacro della Vittoria, la quale in atto di caminare, porge con la destra vna corona, e tiene con la sinistra la palma, con inscrittione: TR. P. XVIII. IMP. II. COS. III. stimo, che non essendoui il titolo di Armeniaco, ciò auuenga, perche il medesimo segnale della vittoria ottenuta nell'Armenia, fosse decretato, mentre egli ricusò, per modestia, detto titolo, e che poi indi a non molto accettò. Ma simigliante rouescio si èveduto altroue.
   Con testa laureata, e lettere: M. ANTONINVS AVG. ARMENIACVS P. M. altra Vittoria
   15. alata và agitando ad ambe mani vn Trofeo, e tiene vn prigione sedente a'piedi, che rappresenta la Prouincia di Armenia, leggendouisi: VICT. AVG. TR. P. XVIII. IMP. II. COS. III. S. C.
   In vario rouescio si raccoglie il Marte Gradiuo ignudo, che porta sù la sinistra spalla il Trofeo, e con la destra mano stringe vn dardo, conlettere: TR. P. XVIII. IMP. II. COS: III. S. C. Questi si descrisse basteuolmente in Vitellio.
   Simil Marte stà in diuersa medaglia armato, che velocemente camina, portando, sù la sinistra spalla, il Trofeo, e nella destra mano, vna piccola Vittoria alata, leggendouisi le lettere nell'altra descritte. E perche, intorno a simili figure di Marte, si è parlato altroue non se ne dice quì di vantaggio.
   Furono decretati a Marco Aurelio i titoli di Padre della Patria, e di Partico, dopo terminata vittoriosamente cotal guerra: ma esso, che più, che le cose erano da lui meritate, più procedeua con moderatione nel riceuerle, ricusò il primo, dichiarandosi di non volerlo accettare, fin che, con la presenza di Vero, non ne fosse egli potuto essere a parte. In queltanto statuì in Roma di molte leggi, & innalzò vari amici a'gradi della Republica, non lasciando di frequentare il Senato, e d'essere per ogni capo vtile a quello, & a'sudditi; e come Principe, a cui appartiene, sopra l'altre virtù, l'vsare munificenza, per ren dersi, secondo lo stato eminente di lui, più perfetto, egli con quella si faceua incontro a tutte le opportunità di porla in atto a pro de'Popoli: procurando specialmente, che delle cose al vitto necessarie, fossero abbondanti; perloche donò a tal fine gran quantità di formento alle Città d'Italia, che n'erano in bisogno, inuentando etiandio de'modi, onde non douesse seguirne altre volte così fatta strettezza. Il rincontro di cotal donatiuo stimo, che restasse acceso nella medaglia, con testa laureata, e lettere: M. ANTONINVS AVG. ARM. PARTH. P. M. col palco nel rouescio sopraui due Imperadori sedenti, cioè Marco, e Vero, & al pari di essi in piedi è il simulacro della Liberalità, col Cornucopia, e la tessera altroue descritta; & vno del Popolo salendo la scala, và a prendere il formento, leggendouisi: CONG. AVG. IIII. TR. P. XXII. IMP. IIII. COS. III.
   Come Principe vigilante nel tutto, che potesse a'suoi Popoli recare giouamento, tolse di molti abusi circa i giuochi, & hebbe patticolar cura delle strade di Roma, e di fuori, souuenendo etiandio alli bisogni della Spagna, conle cose d'Italia. Ritornato in quel tanto Vero dalla Siria, fù decretato ad amendue il titolo di Padre della Patria, e conceduto loro la Corona Ciuica: Impetrò Lucio, che'l Fratello trionfasse con esso, e che li suoi figliuoli fossero chiamati Cesari, e che nella pompa interuenissero con habito trionfale; benche la modestia di Marco non tollerasse, morto che fù Vero, d'essere honorato se non col titolo di Germanico già da sè solo acquistato. Facendosila guerra Partica, suscitò in
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