Full text: Angeloni, Francesco: LA HISTORIA AVGVSTA DA Giulio Cesare infino à Costantino il Magno

249.

quattro colonne, che formando vn quadro perfetto, sostentano vna ornata testudine; sotto la quale stà, sù la base, il simulacro, non sò se di Adriano in piedi togato, o di vn Dio, che stringe con la sinistra, vn scettro, o mazza, e con la destra vn ramoscello; e vi si legge: COS. III, S. C. Il quale Tempio non mi fò lontano dal credere, che rappresenti quello edificato al Padre Adriano.
   Ma nel vero io più fermo l'animo, che fosse l'vno, che io son per descriuere; percioche mi sembra il più nobile per artificio, e'l più adorno de gli altri. Stà questo nel rouescio di
   44. vna testa coronata d'alloro, e titoli: IMP. CAES. D. AEL. HADR. ANTONINVS AVG. PIVS P. P. cioè Imperatori Cesari Diuo Aelio Adriano Antoninus Aug. Pius P. P. sostenuto da otto colonne le prime nel difuori dimostrano, verso le basi, due statue sù i lor piedestalli; di doue s'inalzano due gran faci co'fuochi accesi: nel mezo sono due simulacri sedenti, che possono rappresentare Adriano, e Sabina: l'architraue sostenuto dalle suddette colonne è grande, e magnifico; e così nel disopra, come nel vano di dentro, vi si veggono ornamenti di varie figure, leggendouisi: TR. POT. XIIII. COS. IIII. e nel disotto: PIETAS. S. C.
   Sopragiunse, in tempo di Antonino, gran penuria di vino, d'olio, e di formento, ond'egli dolendosi con giusto animo dell'altrui calamità, prouedutone co'danari delle proprie entrate, ne dispensò largamente al Popolo, senza ritrarne frutto, oltre la beneuolenza di quello. Seguirono altre auuersità, per le rouine di fabriche notabili, e per molti terremoti, che gittarono a terra le Città dell'Asia, e Rodi: Ma egli con la grandezza dell'animo, e col ristaurare magnificamente il tutto, s'oppose a i moti della Natura, che bene spesso vsa il suo potere, non meno contrale Città abbattendole, che contra gli huomini. Accaddero anche in Roma, in Narbona, in Antiochia, & in Cartagine, di grandi incendij. Innondò il Teuere, e furono riferiti di molti prodigij. Farasmate Rè si trasferì a Roma, solo pervedere Antonino, e maggiori doni gli portò di quello, che già si facesse ad Adriano. Diede Pacoro per Rè a'Lidij; & in virtù di vna sola lettera riuocò il Rè de'Parti dall'espugnatione de gli Armeni; e poscia gli negò la restitutione della facoltà elettiua tolta a quel Regno da Traiano, volendo, che riconoscesse la Corona Regia da'Romani Imperadori. Strinse, con l'autorità, il Rè Abagaro di andare a lui dall'Oriente, e terminò la causa; per la quale lo chiamò. Alli Taurosciti, che con gli Olbiopoliti, popoli dell'Asia, haueuano guerra, mandò de gli aiuti; col calore de' quali restarono gli auuersari superati. Maritò Faustina sua figliuola a Marco Aurelio, e fin col dare il donatiuo a'soldati, rese cotali nozze fuor di modo solenni: hauendo etiandio promesso a Vero, dopo la Questura, il Consolato. E con tutto, che egli procurasse di mantenere in pace l'Imperio; non lasciò nondimeno declinar punto ne'soldati la solita discliplina, e l'essere bene affet ti, e fedeli,
   45. raccogliendosi dalla medaglia, con Donna in piedi, che distendendo le braccia, stringe con ciascuna mano vn Insegna militare; cioè il Labaro, e l'Aquila, e v'è scritto: TR. POT. XIX. COS. IIII. S. C.
   Per cagione di certa festa, donò Antonino al Popolo varie sorti d'animali stranieri; trà quali de gli Elefanti, e fin cento Leoni. Per segnale della qual munificenza, si vede entro
   46. il rouescio di medaglia di lui, vn bellissimo Elefante in atto di caminare, con lettere: MVNIFICENTIA AVG. COS. IIII.
   Non sacrificò giamai per le mani altrui Antonino, se non quando era infermo. Si vede il segnale d'vno de'voti per la salute publica, o per quella di se stesso, nel rouescio di
medaglia

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