Full text: Vasari, Giorgio: Ragionamenti del Signor Cavaliere Giorgio Vasari, pittore - architetto aretino sopra le invenzioni da lui dipinte in Firenze nel palazzo di loro altezze serenissime con 10 illustriss. ed eccellentiss. Signore D. Francesco Medici allora principe di Firenze insieme con la invenzione della pittura da lui cominciata nella cupola

DEL 
VASARI. 
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mai da nessun mortale; cosicchè Ercole vinto dallo amore di Jole non si 
ricordasse della moglie Dejanira, che ferventemente l'amava, onde ella s’in- 
dusse a credere alle parole di Nesso Centauro, che gli disse, morendo, quan- 
do fu ferito da Ercole, cioè che il sangue suo sarebbe atto a restituirle l 
amore del marito; e però avendo sparto questo sangue serbato a cotale ef- 
fetto sopra una camicia, glie ne mandò, ed egli senza sospetto d’inganno 
se la vesti, e andando a caccia, sudando per la fatica, quel sangue vele- 
noso, che aveva toccato quella spoglia, gli entrò nella carne per le vene 
e cadde in tanto dolore, che da se stesso volendosi cavare tal veste, si la- 
cerava, e cosi nel monte Eta sopra un alto rogo, spezzato l’arco, e do- 
nate le saette a Filottete, ardendo si mori. 
P. Tutto ſta bene; ma ricominciate da capo, e diffinitemi l'interpetrazioni 
di queste storie dalla nascita d' Ercole sino alla morte, secondo il senso 
nostro. 
G. lo ho dipinto, Signor Principe mio, la vita d' Ercole in queste camere, 
come cosa illustre, e celebrata dalli scrittori antichi, e moderni, e ancora 
come fatiche virtuose; e per non mi partire dall'ordine già preso della cro. 
nologia, che dopo Giove nasce Ercole suo figliuolo, e’ mi sono sempre ito 
immaginando, che questi onorati pensieri, e fatiche nascano, e tutto il gior- 
no accaggiano a i Principi grandi, i quali si affaticano a ogni ora, men- 
tre vivono, governando, per combattere co’vizj della invidia, e della ava- 
rizia, e lussuria, e molti altri, e ancora con le contrarietà de giuochi del- 
la fortuna, che non son pochi; dove infinitamente sono lodati coloro, che 
con la virtù, e valore dell'animo loro gli vincono; che ciò causa a questo 
mio pensiero un'altro intendimento, il quale in questa mia opera è utilissi¬ 
mo, e necessario, atteso che la vita di questo Dio terrestre, e i suoi gran 
fatti, e le battaglie, e le avversità, che egli ebbe, sono in queste mie pit- 
ture come uno specchio, che serviranno a chi le guarda a imparare a vi- 
vere; e massime a i Principi, che tali storie non anno a essere specchio da 
privati; talchè V. E. vede qui Ercole, che appena nato soffoca i duoi 
serpenti, che venivano per divorarlo; preso per l’invidia potente degli uo- 
mini, i quali s' interpongono alle imprese gloriose, come disse bene il Posta 
nostro in que bellissimi versi: 
O invidia nemica di virtute. 
Ch' a bei principi volentier contrasti. 
Questo si vide ne' principj della grandezza di Cesare, e di molti altri in 
Roma, e in Grecia, e ha tanta forza questa invidia, che tal volta ancora 
vi sa rimaner dentro quelli, che ottimamente son buoni, come si vide nel 
caso di Catone, che quanto potè, cercò impedire i gloriosi principj di Sci- 
pione. Ma che più vivo esempio possiamo noi pigliare di quello del Duca 
vostro Padre, partorito appena dalla bontà di Dio per esser Capo di questo 
governo, e involto ancora nelle fasce, quando il veleno e invidia altrui ven- 
ne per divorargli lo Stato, che egli con le mani ancor tenere strangolò 
G 
loro
	        
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