Full text: Vasari, Giorgio: Ragionamenti del Signor Cavaliere Giorgio Vasari, pittore - architetto aretino sopra le invenzioni da lui dipinte in Firenze nel palazzo di loro altezze serenissime con 10 illustriss. ed eccellentiss. Signore D. Francesco Medici allora principe di Firenze insieme con la invenzione della pittura da lui cominciata nella cupola

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RAGIONAMENTI 
co, pastore del monte Aventino; e quell' altro sostenuto in aria che 
coſa è? 
E' Anteo figliuolo della terra, maestro della lotta, il quale giuocò con 
Ercole in isteccato, e su da lui gittato in terra parecchie volte, e ripiglia- 
va nel toccar la madre terra più forze; in ultimo Ercole levatolo di peso 
in aria lo strinse, e tanto lo tenne, che mandò fuori lo spirito. In que- 
ſta, che segue, è quando egli amazzò Nesso Centauro, che sotto spezie di 
fargli servizio s’era ingegnato di menargli via la moglie Dejanira; e questa 
altra ultima in questo palco è, quando Ercole prese il toro, che Teseo vin. 
citore aveva menato in Creta, il quale con la furia, e insolenza sua rovi- 
nava tutto quel paese. Ora si souo finite di veder tutte queste storie del 
palco; abbassate gli occhi, e veduto che aremo le storie de’ panni d’araz- 
zo, che son qui di sotto, dirò poi i significati di tutte. 
P. Incominciate adunque; che le prove di questo Ercole mi sono sempre 
piaciute. 
G. Eccomi; in questo panno è dipinta la storia quando i Centauri nelle noz- 
ze di Piritoo volsono rapire Ippodamia sua moglie, i quasi furono feriti 
e morti dalla virtù d'Ercole; seguita in quest altro il Porco Cignale Me. 
nalio, il quale fra’ boschi ne' gioghi di Erimanto in Arcadia rovinava, e 
faceva tremare ogni cosa. 
P. E quest'altro, che segue, dove io veggo Mercurio? 
In questo Ercole ragiona con Mercurio, che ammazzi con l’arco gli uccel- 
li ſtinfalidi, cioè l'Arpie, le quali facevano oltraggio al Sole; onde gli 
Dei, fatto consiglio in cielo, mandarono a dire, che levasse que'mostri a' 
mortali. 
P. Questa, che segue, che cosa è? 
G. E' che essendo Ercole in Occidente sul mare Oceano, pose Calpe, e Abi- 
la, cioè l'una, e l'altra colonna, e oggi si chiamano le colonne d'Ercole 
mostrando, che a confini di quelle le navi non dovessono per quelli altri 
mari andare, sendo pericolo in quelli; e in questo che segue fu, che quan- 
do i giganti fecion guerra con gli Dei Celesti, i quali impauriti si tirorno 
in una parte del Cielo, e tanto su il lor peso, e paura, che il Cielo mi- 
nacciava rovina; laonde visto Ercole, che Atlante non poteva sostener quel 
carico, vi mise le spalle fino che Atlante si riposasse. 
P. Certo che su un grande ajuto; e dove lassate voi quell'altra, quando de- 
poſta la clava, si mise con altre donne a filare? 
G. Questa è una burla, che gli fanno i Poeti, e dicono, che Ercole si inna- 
morò di Jole sua moglie, figliuola di Euristeo Re di Etolia, e a i prieghi 
di lei, deposta la fortezza, e la clava, e la pelle del Leone, si pose a 
filar con quella, cantando le favole. 
P. Certamente che sta male fra tanta virtù una dappocaggine si fatta, e mas- 
sime a uno Dio si forte. 
G. Questo denota, Signor mio, che lo amor delle donne toglie il cervel- 
lo a ogni forte, e savio uomo, e a ogni gagliardo animale, avendo prov- 
viſto la natura di noi, che la nostra superbia si abbassi tal volta in cosa 
che ſa gli animi noſtri da tanta altezza scendere in cosa che non si stima 
mai
	        
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