Full text: Vasari, Giorgio: Ragionamenti del Signor Cavaliere Giorgio Vasari, pittore - architetto aretino sopra le invenzioni da lui dipinte in Firenze nel palazzo di loro altezze serenissime con 10 illustriss. ed eccellentiss. Signore D. Francesco Medici allora principe di Firenze insieme con la invenzione della pittura da lui cominciata nella cupola

DEL VASAR 
P. Tutto mi piace; ma io lasciava indietro queste finestre di vetro, le quali 
mi piacciono tanto, ed è un lavoro molto diligente, e ben fatto, e credo 
pure, che queste invenzioni di figure debbano denotare qualcosa. 
G. Queste sono imprese; nella prima è posta la Invidia, la quale nutricandosi 
del veleno di quella vipera, e per sua maligna natura odiando le palle, per- 
chè non si alzino, con rabbia le percuote in terra, e quelle percosse di sua 
natura balzano in alto; sono nell'arme di V. E. sei palle, che una ne ha sot- 
to i piedi, e una ne ha in mano, e la getta in terra per conculcarla, quat. 
tro ne ha balzate in aria significanti li quattro Duchi di casa vostra, e pe¬ 
rò sopra una è la corona Ducale, sopra l’altra il cappello per li tre Car- 
dinali, sopra l’altra la corona Reale per la Regina di Francia, e l’altra 
ha il Regno Pontificale per li duoi Regni Papali con questo motto PER 
CUSSA RESILIUNT. 
P. Bella invenzione; intesi già dire, essere stata invenzione di Papa Leone de- 
cimo una simil cosa. 
G. lo lo credo, che nel suo tempo furono tanti rari ingegni, che può esser 
facilmente; che oramai non credo si faccia più cosa, che da altri non sia 
stata o immaginata, o fatta. In quest'altra è Astrea, che con le bil ance 
pari in mano aggiuſta col peso d'una palla rossa dell'arme di V. E. tutti 
i peccati de'malfattori, in suppliche, lacci, reti, ed altre insidie de' tristi uo. 
mini, la quale pesando la palla lieva in alto quelle cose come vane, e leg 
giere, e non ha peso, e con la spada vendica, e pareggia il male con que- 
sto motto AEQUO LEVIORES. 
P. Ora contatemi quest'altra. 
G. Questa è l’Unione, e Concordia dopo tanti travagli, e guerre nella To- 
scana, le quali tolsono il ramo dell'oliva di mano alla pace, e con una 
catena d’oro hà legato duoi animali contrarj di natura, e di forze; questi 
sono la Lupa, e il Lione, i quali mangiando insieme un quarto di carne 
in compagnia, mostrano esser uniti. L'uno è figurato per Fiorenza, e l'al- 
tra per Siena, che sotto il valore di questo sapientissimo Principe insieme 
vivono con tutta quiete. Miracolo grandissimo di Dio è il vedere in si bre- 
ve spazio di tempo, che egli solo abbia vinto quello, che in centinaja d' 
anni non fù mai possibile alla Repubblica Fiorentina; che ancora che ve- 
diamo essere il vero, appena lo crediamo, e il suo motto è questo PA- 
SCENTUR SIMUL. 
P. Io, Giorgio mio amantissimo, mi chiamo da voi soddisfatto, e talmente, 
che poichè avete cominciato a dichiararmi i significati di queste storie con 
tanto mio piacere, arò caro, se non siate stracco, di ragionare con voi, e 
che passiamo a quest'altre stanze, che questo è oggi per me un passatempo 
bello, utile, e dilettevole. 
G. Poichè cosi vi piace, passiamo; che avendo preso fatica a studiarle, e di- 
pignerle, che è stata la maggiore, posso ora con molta soddisfazione sua, 
e mia contarvi ogni cosa. Entri V. E. in questa stanza. 
P. Ecco ch’io entro, 
GIOR.
	        
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