Full text: Vasari, Giorgio: Ragionamenti del Signor Cavaliere Giorgio Vasari, pittore - architetto aretino sopra le invenzioni da lui dipinte in Firenze nel palazzo di loro altezze serenissime con 10 illustriss. ed eccellentiss. Signore D. Francesco Medici allora principe di Firenze insieme con la invenzione della pittura da lui cominciata nella cupola

DE L 
VAS ARI. 
G. Quello, come sa V.E., è un corpo cosmo, che cosi è nominato dalli Astro- 
logi il Mondo, che è dritto il nome del Duca nostro Signore, che è fat- 
to padrone di questo Stato; e Saturno suo pianeta tocca il Capricorno 
ascendente suo, e mediante i loro aspetti fanno luce benigna alla palla 
della terra, e particolarmente alla Toscana, e come capo della Toscana 
a Firenze, oggi per S. E. con tanta giustizia, e governo retta. 
P. Voi mi fate oggi, Giorgio, udir cose, che non pensai mai, che sotto 
questi colori, e con queste figure fussero questi significati; e mi è acceso 
il desiderio di saperne di tutto il fine; or seguitate adunque. 
G. Dico, che in quello Scultore, che fà le statue, che dissi essere la provvi- 
denza, e l'altro in aria, che spira loro il fiato, per la sapienza, fabbricando 
generalmente per tutti gli uomini, io ho voluto significare, che elle fanno 
particolarmente per li Principi grandi, i quali, come sostituiti da Dio, so- 
no al governo di tutte queste parti del mondo, e a ciò concorrono tutte 
le grazie celesti, e terrestri, a cagione che con quelle possono esaltare, e 
premiare le virtù, e a i vizj de gli uomini tristi dar le punizioni : e per- 
chè veggendo il Duca nostro si mirabili effetti, possa (interpetrandoli co¬ 
me cristiano) da Dio riconoscere ogni cosa, quando guarda queste figure, 
P. Sta bene. 
G. Seguitano poi gli occhi del Cielo, che sono questi due quadri grandi, 
l'’uno è il carro del Sole, l'altro quel della Luna. 
P. Sta bene, ma io non intendo in questo del Sole, oltre a i quattro caval- 
li alati, quello che si significano quelle tre femmine, che gli vanno in- 
nanzi, alate d’ale di farfalle. 
G. Queste sono le ore, le quali son quelse, che la mattina mettono le bri- 
glie a i cavalli, e li fanno la strada innanzi, e si sanno loro quell'ali per 
la leggerezza, non avendo noi coſa quà, che fugga più dinanzi a noi, 
che l'ore. 
P. Piacemi, ma dite, l'ore non son dodici il giorno, e altrettante la not- 
te? molto ne avete fatte cosi tre? 
G. Perchè una parte sono innanzi, e l'altre gli vengon dietro, che questa 
licenza l’usano i Pittori, quando non anno piu luogo. 
P. Voi m’avete chiarito. 
G. Signor mio, non vi paja strano, che innanzi che partiamo di queste stan- 
ze, ve le mostrerò tutte in un'altro luogo. Il carro d’oro pien di gioje 
mostra lo spendore solare, e Febo, che sferza i quattro cavalli. 
P. Ditemi ora, in questo quadro della Luna molto ci avete fatto il carro 
d'argento? 
G. L'ho fatto perchè il corpo della Luna è bianchissimo, e li Poeti lo figu- 
rano cosi, e questo è tirato da due cavalli, l’uno di color bianco per il 
giorno, e l'altro per la notte, camminando la Luna e di giorno, e di 
notte; e quell' aria carica di freddo mostra, che dove la passa, fà la rugia- 
da, è però ho dipinto quella semmina, che le và innanzi, che è la rugia- 
da partorita dalla Luna, e se li sa tener il corpo della Luna in mano 
mostrando quella parte di grandezza, in che era quando nacque S. E., 
con l'altra tiene il freno de' suoi cavalli, guidandoli per il corso pari 
leggie¬
	        
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