Full text: Vasari, Giorgio: Ragionamenti del Signor Cavaliere Giorgio Vasari, pittore - architetto aretino sopra le invenzioni da lui dipinte in Firenze nel palazzo di loro altezze serenissime con 10 illustriss. ed eccellentiss. Signore D. Francesco Medici allora principe di Firenze insieme con la invenzione della pittura da lui cominciata nella cupola

RAGIONAMENTI 
na salita di scale piane per a cavallo, e a piè, e lo riduca, senza rovina- 
re molto, e unito, e capace alla comodità d'un Principe capo d’una Re- 
pubblica, facendo un vecchio diventar giovane, e un morto vivo, che sono 
1 miracoli, che fanno conoscere alle genti, che cosa sia dall'impossibile al 
possibile, e dal falso al vero; perchè ogni ingegno mediocre arebbe sapu- 
to di nuovo fare qualcosa, e saria stato bene; ma il racconciar le cose 
guaste senza rovina, in questo consiste maggiore ingegno. E in oltre pa- 
reva sconvenevole dipignere le oncrate azioni di questa Repubblica sopra 
mura nuove, e pietre, che non fossero state testimonie del valore de' Fio- 
rentini, come furono queste vecchie, le quali, poichè sono state ferme per 
il passato alle fatiche, e a’ travagli, debbono per la costanza loro essere 
ornate, e indorate, poichè da che furon murate l'anno 1298. per fino a 
questo di con molti travagli, e aver mutato governi varj, abitator nuovi, 
moneta, leggi, e costumi, come disse il nostro Poeta, anno pur fatto ono- 
ratamente sempre guerra a i lor nimici, e fecer sue suddite le Castella, e 
le Città circonvicine; e se bene la fazione popolare, e i nobili anno spes- 
se volte combattuto fra loro, non si son però mai lasciate vincer da altri; 
e conoscendo queste pietre fatali nel gran Cosimo vecchio il giudizio, la 
bontà, e l'amore, che egli portò a loro, e alla sua patria, sempre li fu- 
rono devote, sperando un giorno, che chi doveva nel nome agguagliar- 
lo, e nella virtù sopravanzarlo, ancor dovesse rinnovarle, e rimbellirle 
e con lo splendore de gli ornamenti tanto innalzarle, che questo palagio 
dovesse poi aver fama del più raro, e del più comodo, e singolare, che 
alcun altro fusse stato fabbricato dalla grandezza di qual si voglia Repubbli¬ 
ca, O Principe, che sia stato giammai. Nel quale molte statue, e cose ra- 
re, che furon levate di casa de' Medici quando patirono esili, e altre disav- 
venture, furono portate, felicissimo augurio del possesso, che doveva pren- 
derne S. E. I., acciò potesse nel colmo della sua grandezza essere albergo, 
e ricetto di molti Principi Illustri, e del più singolare Duca, che ci abi. 
taſse, o ci venisse mai; e contra la natura sua, che soleva esser volubile 
per li governi passati, ora è diventato saldo, nè è più variabile, parendo- 
li per chi ci abita al presente aver trovato il riposo, e la quiete; ed è 
statoli si propizio il Cielo in XX. anni che S. E. ci abita, che ha volu- 
to, che ci nascano i Principi, e che si onorino di titoli, e che in questo 
tempo le vittorie di Siena, e di altri luoghi si acquistino, e le tante gran- 
dezze dello Illuſtrissimo D. Giovanni nel suo Cardinalato, e i Parentadi, 
e le nozze si facciano del Duca di Ferrara, e Duca di Bracciano, e si con- 
sumino in esso i matrimoni, e poi essere albergo già due volte di due Car- 
dinali alloggiatici, che poi per suo fatal auspicio son diventati Pontefici 
sommi, e molte altre, e infinite cose successe per lui, che le passo con 
brevità. Dove mosso S. E. da si potenti cagioni non ha mai voluto, che 
nessuno Architetto dia disegni, che abbiano a torgli la forma vecchia, ma 
si è bene contentato (come dissi prima) che sopra questi sassi onorati da 
tante vittorie vecchie, e nuove vi si faccia ogni sorte d’ornamento di pie- 
tre, di marmi, di stucchi, d'intagli, di legnami dorati, e di Pitture, e 
Sculture, e pavimenti nobili, e si conducano acque, e facciansi fontane 
con
	        
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